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| 25 nov 2024 | 16:12

Morte di Matilde Lorenzi, i consiglieri del Csm chiedono di aprire una pratica per ''fare chiarezza sulla correttezza e completezza delle indagini svolte''

La giovane sciatrice azzurra è morta il 28 ottobre dopo un incidente sulla pista Grawand G1 sul ghiacciaio della Val Senales. La vicenda è subito chiusa, non è stata fatta l'autopsia alla ragazza e addirittura si è parlato di ''presenza delle barriere protettive'' che a guardare le foto pubblicate anche dal nostro quotidiano non sembravano presenti. Il Dolomiti ha dato voce a due ex campioni, De Chiesa e Gros, che hanno chiesto risposte spiegando che quanto ricostruito ufficialmente a loro non tornava. Oggi i due membri del Csm Claudia Eccher ed Ernesto Carbone hanno depositato una richiesta per fare chiarezza ed accertare eventuali profili di responsabilità dei magistrati titolari delle indagini

BOLZANO. ''Richiesta di apertura pratica al fine di fare chiarezza sulla correttezza e sulla completezza delle indagini svolte dalla Procura di Bolzano a seguito di incidente mortale occorso a Matilde Lorenzi''. E' stata depositata in queste ore la richiesta per l'apertura pratica da parte dei consiglieri del Csm Claudia Eccher ed Ernesto Carbone al fine di ''accertare eventuali profili di responsabilità in capo ai magistrati titolari delle indagini''. Il Dolomiti lo aveva annunciato ieri, domenica 24 novembre, e da settimane segue in prima linea la vicenda del dramma avvenuto sulla pista Grawand G1 del ghiacciaio della Val Senales costato la vita alla giovane sciatrice azzurra Matilde Lorenzi. Tramite le pagine del nostro quotidiano, infatti, sin da subito Paolo De Chiesa, ex membro della "Valanga Azzurra" e da oltre trent'anni una delle "voci" tecniche di RaiSport, quando si parla di sci alpino, aveva sollevato fortissime perplessità riguardo alla sicurezza della pista (QUI ARTICOLOsulla quale la giovane era caduta il 28 ottobre per poi, successivamente, spirare. 

 

A lui si è aggiunto, pochi giorni fa, un altro "campionissimo" dello sci azzurro, il campione olimpico a Innsbruck '72 Piero Gros il quale dopo aver letto l'intervista - pubblicata su La Stampa - del magistrato altoatesino Axel Bisignano, che ha spiegato all'inviato del quotidiano torinese i motivi che hanno portato ad una rapidissima chiusura del caso legato alla morte di Matilde Lorenzi, assieme a De Chiesa ha chiesto di poter dire la sua. 

 

''Viene affermato che le barriere erano presenti - hanno spiegato a il Dolomiti i due ex campioni -. Ma dove? Dove sono? Nei video e nelle foto scattate immediatamente dopo l'incidente, non vi è traccia di barriere. Poi notiamo una clamorosa incongruenza. Il tenente colonnello Darida afferma che in quel punto c'erano le barriere, mentre il direttore marketing dell'Alpin Arena Senales, Stefan Hutter, aveva dichiarato all'Agi che 'Matilde si è infortunata sulla pista e poi è scivolata fuori dove c'era solo neve e non c'erano sassi, la parte ripida l'aveva già superata. La rete? In quel tratto della pista non serve, perché è su un tratto pianeggiante" (QUI ARTICOLO). Quindi la rete c'era o non c'era perché non serviva? Si tratta di una contraddizione in termini, se non andiamo errati. Le foto in nostro possesso, le stesse che voi stessi avete pubblicato, dimostrano inequivocabilmente che a bordo pista, a distanza di pochi metri dal tracciato, c'era solamente il muretto di neve che (chi conosce minimamente lo sci, lo sa perfettamente), a quelle velocità e senza controllo, funge da trampolino e diventa un cordolo pericolosissimo, nel caso in cui il fuori pista adiacente sia un dirupo con due metri di dislivello. E poi come si fa ad affermare che Matilde sia morta in seguito alla caduta sulla pista e non per il volo conseguente fuori pista? E' stata fatta un'autopsia. No".

 

Dopo gli approfondimenti giornalistici i due membri del Csm Carbone ed Eccher hanno deciso di prendere in mano la questione per ''fare chiarezza''. "La Procura di Bolzano - scrivono Carbone ed Eccher nella sua richiesta - ha provveduto a chiudere le indagini in modo sbrigativo, nel giro di poche ore, non ravvisando alcuna responsabilità penale nella vicenda, che, invece, come si apprende da fonti di stampa, presenta numerosi aspetti poco chiari. Innanzi tutto, le indagini sono state chiuse sulla base di un rapporto dei carabinieri nel quale si dichiara che la pista era dotata di protezioni: tuttavia, da fotografie scattate dall'alto immediatamente dopo l'incidente, è facilmente riscontrabile che, nel luogo in cui la sciatrice si trovava adagiata nel dirupo a seguito della caduta, mancavano reti di protezione a dividere la pista di allenamento dal fuori pista non battuto".

 

I consiglieri del Csm segnalano che "tra le porte pit esterne e il bordo pista la distanza era minima e che le condizioni di sicurezza erano del tutto inadeguate per l'allenamento degli atleti. Perché la Procura non ha condotto alcun accertamento in merito a responsabilità legate alla posizione e alle caratteristiche del tracciato sul quale gli atleti si stavano allenando?", chiedono sottolineando che "sul corpo della ragazza non è stata eseguita l'autopsia, per indagare su quali siano state, veramente, le cause del decesso" e "non è stato accertato se l'atleta sia morta a causa della caduta sulla pista, oppure per la caduta dopo il conseguente volo fuori pista". Infine Carbone segnala che "la pista non è stata chiusa e posta sotto sequestro, al fine di espletare le indagini del caso e per la messa in sicurezza, ma è stata lasciata aperta e fruibile agli sciatori, col pericolo che potessero verificarsi altri incidenti". 

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