La morte di Matilde Lorenzi, l'ex azzurro e commentatore Rai De Chiesa a Il Dolomiti: ''Dubbi sulla sicurezza del tracciato: impossibile non notare alcune cose"
"Avendo visto diverse immagini e video relativi al luogo dove è avvenuto l'incidente e considerato che di ghiacciai e piste un po' me ne intendo, mi è sorto più di qualche dubbio. E' impossibile non notare come il bordo pista sia appiccicato al tracciato e non vedo reti di protezione. Qualcuno ha parlato di una "retina" ma, anche fosse, quando si scende in gigante, anche "solamente" a 40 o 50 all'ora, non sarebbe comunque sufficiente una protezione "mini"

TRENTO. "Lo sci non sarà mai uno sport sicuro al cento per cento. E' stato fatto tantissimo per migliorare le condizioni di atleti e delle piste, sono stati compiuti certamente dei passi da gigante, penso alle reti A, le reti B, gli airbag che, grazie a complicatissimi algoritmi, si attivano "capendo" quando è il momento giusto e tutte le altre protezioni, ma la velocità è una componente fondamentale. E questo lo rende ancora uno sport pericoloso. E' inutile girarci troppo attorno o fare discorsi utopistici, pensando che sia possibile renderlo completamente sicuro. E non è l'unico: pensate al ciclismo, alla MotoGp, tanto per fare altri esempi. Riguardo la tragedia di Matilde Lorenzi la domanda è un'altra: c'erano tutte le condizioni di sicurezza per svolgere un allenamento di gigante su quella pista così come era tracciata e posizionata?".
Paolo De Chiesa è stato il più giovane componente della "Valanga Azzurra". Slalomista eccezionale, durante la sua carriera ha conquistato 12 podi e oltre 50 piazzamenti nei primi dieci in Coppa del Mondo, gareggiando contro i "fenomeni" Stenmark, Girardelli, Zurbriggen, che in quegli anni dettavano legge. Ha partecipato a due edizioni delle Olimpiadi, a Lake Placid nel 1980 e a Sarajevo nel 1984 e ai Mondiali di Schladming del 1982 (dove chiuse quarto) e Bormio del 1985.
Da oltre trent'anni, dopo aver chiuso la propria carriera nel 1986, è uno dei commentatori tecnici di RaiSport per le gare di Coppa del Mondo di sci, sia sul "campo" che in studio dove si occupa degli approfondimenti. Anche De Chiesa, un'autorità quando si parla di sci in Italia, piange la morte di Matilde Lorenzi, ma la "voce" della tv nazionale avanza qualche dubbio. Legato proprio alla sicurezza del tracciato d'allenamento.
"La morte di Matilde - commenta De Chiesa - è una tragedia immane e rappresenta un enorme lutto non solamente per il mondo dello sci. Prima di aver perso un'atleta, è scomparsa una ragazza di 20 anni. Detto questo, avendo visto diverse immagini e video relativi al luogo dove è avvenuto l'incidente e considerato che di ghiacciai e piste un po' me ne intendo, mi è sorto più di qualche dubbio. E' impossibile non notare come il bordo pista sia appiccicato al tracciato e non vedo reti di protezione. Qualcuno ha parlato di una "retina", che però io sinceramente non noto nelle foto e poi, anche fosse, quando si scende in gigante, anche "solamente" a 40 o 50 all'ora, non sarebbe comunque sufficiente una protezione "mini". Se si parla di una pista aperta a tutti, dove le persone sciano liberamente, moderando la velocità, tenendosi lontane dai bordi e rispettando le norme previste, allora va bene, ma queste non sono condizioni accettabili per un allenamento, dove gli atleti spingono ovviamente sull'acceleratore e la "spigolata" è sempre dietro l'angolo, soprattutto con i materiali moderni, performanti al massimo. Sotto il ghiaccio e la neve ci sono le rocce, se si cade si sbatte violentemente e l'impatto può essere devastante, forse qualcuno lo ha dimenticato".
La Procura di Bolzano ha già rilasciato il nulla osta alla sepoltura (i funerali di Matilde Lorenzi si svolgeranno giovedì 31 ottobre) "atteso che non si ravvisano responsabilità penali".
"L'ho visto anche io e mi sono stupito anche di questo. Non sono un magistrato e quindi mi "fermo" qui per quanto riguarda gli aspetti giuridici della vicenda, ma mi pongo una domanda che, credo, tutti si facciano in questo momento. E' morta una persona, una giovane ragazza, mentre si stava allenando: dunque si è trattata solamente di una tragica fatalità, di sfortuna e, dunque, non si poteva fare nulla per prevenire quanto accaduto? Anche in futuro, dunque, si potrà riproporre lo stesso allenamento su di un tracciato uguale in qualsiasi luogo del mondo? Se non vi sono responsabilità la risposta è, automaticamente, sì. Ma io continuo ad essere perplesso a riguardo: lì non c'era la cosiddetta via di fuga e mancavano le reti. E poi, qualche decina di metri più a monte, si vedono delle "macchie" di rocce ed erba a pochi metri dal bordo della pista. Queste non sono certamente condizioni di sicurezza".
In tanti hanno parlato anche dei caschi che utilizzano gli sciatori: sono abbastanza sicuri? Qualcuno dice che dovrebbero essere "chiusi".
"Quello sarebbe impossibile, perché chi scia deve muovere il collo e poter essere libera o libero di farlo. I caschi proteggono la testa e sono sicuri, senza dubbio. Anche in questo senso sono stati fatti enormi passi in avanti nel corso degli anni. Impensabile scendere con un supporto con mentoniera. Poi c'è certamente, come in tutte le cose della vita, l'aspetto legato alla fortuna. Matilde è stata purtroppo anche sfortunata, perché abbiamo assistito in passato a cadute terribili che hanno portato alla rottura di un ginocchio o di una spalla, senza conseguenze estreme".
Quando sciava lei le condizioni erano peggiori?
"Lasciamo perdere. Ai miei tempi si sciava nel pericolo totale. Si andava a cento all'ora in discesa e si passava a pochi metri dagli alberi. Non si possono nemmeno fare paragoni. Con gli standard odierni, all'epoca non si sarebbero disputate nemmeno delle piccole gare zonali. Noi non ci pensavamo e scendevamo".
Nonostante tutti gli accorgimenti il margine di rischio c'è eccome.
"Certo perché, come ribadisco, si viaggia a velocità molto elevate e basta poco per cadere. Come accade in altri sport. I ciclisti scendono a 70 - 80 all'ora ma non è che tutto il tracciato è protetto e, dunque, anche in quella disciplina vi sono dei rischi. Però ci sono situazioni che possono essere attenuate e si può abbassare di molto il rischio. Riguardo all'incidente che ha portato alla morte di Matilde io continuo ad avere dei dubbi. Ritengo che qualche accertamento in più, per verificare se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza, sarebbe stato d'obbligo vista la gravità dell'accaduto".












