La morte sugli sci di Matilde Lorenzi approderà al Csm. "Apriremo una pratica" spiega in esclusiva il consigliere Carbone. Claudia Eccher: "Doveroso fare accertamenti"
Il consigliere laico del Csm sull'evento che ha portato alla morte della sciatrice piemontese in Val Senales: "Nutro perplessità sulla chiusura così rapida di un'indagine così delicata. Aprirò una pratica all'Ufficio di Presidenza". La consigliera trentina Claudia Eccher: "Siamo rimasti profondamente colpiti da questa vicenda. Servono approfondimenti"

TRENTO. "Leggendo gli articoli in rassegna stampa e approfondendo personalmente la questione nutro delle perplessità riguardo alla gran velocità con cui è stata aperta e chiusa un'indagine così delicata. Per questo lunedì, al massimo martedì, aprirò una pratica presso l'Ufficio di Presidenza, affinché si faccia ulteriore chiarezza".
L'Ufficio di Presidenza è quello del Consiglio Superiore della Magistratura e a parlare, in esclusiva nazionale a Il Dolomiti, è il consigliere laico del Csm, Ernesto Carbone.
Che sarà il firmatario della pratica e coinvolgerà altri colleghi, tra cui la consigliera del Csm trentina Claudia Eccher.
"Siamo tutti rimasti profondamente colpiti da questa vicenda e dalla morte di Matilde Lorenzi - queste le parole della consigliera Eccher - che ha toccato il mondo dello sport nazionale ma, visto il luogo dove è accaduto, particolarmente anche quello trentino e altoatesino. La nostra richiesta è che vengano fatti ulteriori approfondimenti su quanto accaduto per evitare, in futuro, che tragici eventi simili non si ripetano e verificare se tutto è stato svolto correttamente".
La vicenda in questione è quella che vi stiamo raccontando da giorni, ovvero la morte della giovane sciatrice Matilde Lorenzi, deceduta all'ospedale di Bolzano il 29 ottobre in seguito alla gravissima caduta avvenuta il giorno precedente sulla pista "Grawand 1", in val Senales, durante un allenamento con la nazionale italiana juniores.
L'indagine - come afferma il consigliere di Cosenza - è stata infatti chiuse poche ore dopo la morte della ragazza.
"In relazione al decesso della sciatrice Matilde Lorenzi si comunica che la Procura, su segnalazione dei Carabinieri di Senales, ha aperto un procedimento per atti non costituenti reato. Il Pubblico Ministero competente ha già rilasciato il nulla osta alla sepoltura, atteso che non si ravvisano responsabilità penali" recitava la nota ufficiale emessa dalla Procura di Bolzano attorno alle 17 del 29 ottobre, ovvero poche ore dopo il decesso della sciatrice piemontese.
I dubbi sollevati nelle scorse settimane da un "grandissimo" dello sci azzurro Paolo De Chiesa, riguardo la dinamica ma soprattutto riguardo le condizioni di sicurezza della pista hanno avuto enorme risalto mediatico.
E dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa all'inviato de La Stampa Niccolò Zancan e riportate dal giornale piemontese, da parte del procuratore facente funzioni di Bolzano Axel Bisignano ("Se non ci sono profili di reato, il pm dispone il nulla osta per l'archiviazione. Ora ci troviamo di fronte a una ragazza giovane, a una campionessa conosciuta, la sua morte ha colpito tutti e crea un'aspettativa diversa. Ma è solo quello che cambia. Non sono stati ravvisati profili di reato. C'è un registro apposito: modello F45. Purtroppo si è trattato di una disgrazia. Infatti anche la famiglia non ha sollevato dubbi") e dal tenente colonnello Nicola Darida ("Certo che c'erano (le barriere, ndr). Quella pista è usata da tutte le squadre di sci del mondo. Da lontano ognuno può dire quello che vuole, ma noi siamo andati lì. Abbiamo scattato le fotografie, abbiamo fatto i rilievi e abbiamo la testimonianza più importante, quella dell'allenatore che seguiva Matilde Lorenzi. Aveva la visuale libera: ha spiegato con precisione quello che è successo"), comandante del reparto operativo di Bolzano e portavoce dell'Arma, Paolo De Chiesa - assieme ad un altro "campionissimo" come Piero Gros - hanno rilanciato, esprimendo in maniera ancora più "forte" tutte le proprie perplessità a riguardo (QUI ARTICOLO).
Le stesse che nutre Ernesto Carbone che si chiede "perché, ad esempio, la questione delle reti di protezione non sia stata appurata nominando un CTU ? E poi ci sono altri aspetti sui quali ritengo si debba fare chiarezza. Con questo non voglio affermare che il lavoro non sia stato svolto bene, ma ritengo sia doveroso procedere con ulteriori verifiche".
Ecco, allora, che nei prossimi giorni il consigliere del Csm aprirà quella che tecnicamente viene definita una "pratica" presso l'Ufficio di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura che, a quel punto, potrà decidere di archiviarla, oppure inviarla alla Prima Commissione o alla Procura Generale della Cassazione o, anche, ad entrambe per le rispettive attività.
La Prima Commissione, definita altresì "Commissione per le incompatibilità" si occupa - per l'appunto - di accertare eventuali casi d'incompatibilità, mentre la Procura Generale della Cassazione ha poteri investigativi ed è titolare delle azioni disciplinari nei confronti dei magistrati ordinari professionali.
In poche parole, anche se la questione è tutt'altro che semplice, la Procura Generale della Cassazione ha la facoltà di verificare l'operato dei magistrati, acquisendo materiale, chiedendo spiegazioni e chiarimenti.
L'indagine, come detto, era stata chiusa poche ore dopo il decesso di Matilde Lorenzi all'ospedale San Maurizio di Bolzano. Senza che la pista venisse sequestrata, senza perizie o incidenti probatori e con la sola testimonianza dell'allenatore Angelo Weiss, definita dal tenente colonnello Darida come "la più importante. Aveva la visuale libera: ha spiegato con precisione quello che è successo". E poi la giovane sciatrice piemontese non è stata sottoposta ad autopsia, che avrebbe potuto indicare le esatte cause che hanno portato al decesso.
Con questa clamorosa novità. la vicenda, dunque, è tutt'altro chiusa e e adesso entrerà in scena anche il Consiglio Superiore della Magistratura. E, se la pratica dovesse essere archiviata, la questione potrebbe comunque non essere conclusa, perché Paolo De Chiesa e Piero Gros sono pronti a presentare un esposto.
"Ci stiamo confrontando a riguardo con i nostri legali - spiegano due degli ex componenti della "Valanga Azzurra" - e stiamo ragionando su come muoverci correttamente".












