Marine Le Pen dalle indagini alla condanna, il ruolo dell'Olaf. Giovanni Kessler: “Ci attaccò sulla stampa e ci denunciò. Ma l'Ue ha mostrato di saper reagire agli abusi”
Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici. La leader del Rassemblement National è stata dichiarata ineleggibile per cinque anni e non potrà, quindi, partecipare alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2027. Le indagini sono partite nel 2015 quando a dirigere l'Olaf c'era Giovanni Kessler

TRENTO. Soldi europei usati per coprire spese per il personale e spese legate all’attività politica del partito Rassemblement National. Accuse pesantissime che ora hanno portato la leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen, assieme ad altri otto eurodeputati, a essere giudicati colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici.
Un danno stimato per il contribuente europeo di circa 2,9 milioni di euro, secondo il tribunale francese, “facendo pagare al Parlamento europeo delle persone che lavoravano in realtà per il partito” a livello nazionale e non a livello Ue.
I guai sono iniziati nel 2015 con le indagini portate avanti da Giovanni Kessler, allora presidente dell'Olaf, l'organismo europeo che ha il compito di esaminare questioni relative a frodi, corruzione e altri reati lesivi degli interessi finanziari dell’Unione Europea.
Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, era finita al centro delle indagini dell'Olaf dopo alcune segnalazioni su possibili irregolarità nell'utilizzo dei fondi da parte del Rassemblement National.
I soldi che l'Unione Europea destina agli europarlamentari non sono pochi. “Ricevono finanziamenti – ci spiega Giovanni Kessler – per gli assistenti accreditati a Bruxelles, che devono vivere vicino al Parlamento europeo, e per gli assistenti del collegio”.
La prima indagine portata avanti dall'Olaf aveva fatto emergere quella che venne poi chiamata la “truffa degli assistenti”. Marine Le Pen, infatti, aveva escogitato, secondo quanto emerso dalle indagini dell'Olaf, un modo per usare questi finanziamenti per persone che in realtà lavoravano per il partito in Francia e non stavano affatto a Bruxelles.
“Nonostante le prove e le evidenze raccolte fossero molto chiare – spiega Giovanni Kessler – quando l'indagine e i risultati furono di dominio pubblico, io per primo, ma anche i miei colleghi, fummo duramente attaccati e persino denunciati da Le Pen. Tuttavia, siamo andati comunque avanti, trasmettendo tutto alla magistratura francese”.
Questa prima indagine, però, scoperchiò un vero e proprio vaso di Pandora, perché da lì a poco venne avviato un secondo filone che riguardò l'intero gruppo di cui Marine Le Pen era responsabile nel Parlamento europeo. “Scoprimmo un sistema molto più sistematico, complesso e organizzato – spiega a Il Dolomiti l'ex direttore dell'Olaf – che coinvolgeva l'intero gruppo con il trasferimento di fondi europei ad attività che non avevano nulla a che fare con il Parlamento europeo. Scoprimmo che il gruppo frodava su tutto con dati falsi e, in questo modo, finanziava l'attività del partito”.
I risultati delle indagini e le accuse rivolte alla leader di estrema destra furono poi trasferiti alla magistratura francese, che le portò avanti fino senteza di condanna: Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici. La leader del Rassemblement National è stata anche dichiarata ineleggibile per cinque anni e non potrà, quindi, partecipare alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2027.
“Marine Le Pen non la prese bene quando seppe, nel 2017, dei risultati delle indagini dell’Olaf che allora dirigevo. Ci attaccò sulla stampa e mi denunciò assieme a due collaboratori. Oggi la giustizia francese si è pronunciata sui casi da noi riportati e ha confermato la correttezza delle le indagini fatte correttamente e scrupolosamente, senza farci influenzare. Le stesse istituzioni europee, in questo caso il Parlamento e l'Olaf, non hanno chiuso gli occhi e non hanno nascosto i panni sporchi in casa, ma hanno saputo evidenziare e portare a galla ciò che non andava bene, puntando sulla massima trasparenza. Tutto questo ha un costo per chi fa questo lavoro, ma noi lo abbiamo fatto e lo abbiamo fatto bene”.


















