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| 04 dic 2025 | 10:21

Ossa umane ritrovate in fondo a un pozzo, l'incredibile scoperta che segna una svolta sulla scomparsa di Vito Mezzalira

L'allora 66enne postino era scomparso nel 2019. Da allora si erano perse le tracce. Il confronto tra l'osso mandibolare e una scansione ai raggi X eseguita da Vito Mezzalira prima di scomparire ha dato esito positivo

Ossa umane ritrovate in fondo a un pozzo, l'incredibile scoperta che segna una svolta sulla scomparsa di Vito Mezzalira
di Marco Calabrese

SAGRADO. I reperti ossei individuati nel pozzo della villetta di Sdraussina, frazione di Sagrado in provincia di Gorizia tra il 6 e il 7 novembre scorsi, sarebbero i resti del 66enne già dipendente di Poste Italiane, Vito Mezzalira, scomparso nel 2019.

 

Hanno dell'incredibile le rivelazioni emerse dopo una comparazione dell'arcata dentale trovata nel pozzo che appare corrispondente ad una scansione ai raggi X della zona mandibolare eseguita da Vito Mezzalira nel 2019.. Una prova a suo modo schiacciante visto che la conformazione dentaria è unica in ciascun individuo. Si procederà quindi all'autopsia di questa ed altri resti ossei per ricevere la conferma ufficiale. Fondamentale a questo punto diventa determinare le modalità del decesso e le relative responsabilità, per cui si avvierà il confronto tra le parti coinvolte.

 

Come emerso nei giorni scorsi infatti, oltre alla compagna di Mezzalira, Mariuccia Orlando, al fratellastro di quest'ultima Moreno Redivo, è stato inserito nel registro degli indagati anche il figlio di lei Andrea Piscanec, per cui Procura e difesa disporranno l'intervento di esperti.

 

Sugli indagati pende l'accusa di concorso in omicidio volontario, occultamento di cadavere e truffa aggravata collegata ai sospetti movimenti bancari provenienti dai conti dell'ex postino.

 

Secondo una precedente nota della Procura l'occultamento del cadavere sarebbe avvenuto attraverso la copertura della fossa con del materiale di scarto e terra, cementando poi la superficie creando così un cortiletto al fine di sigillarne l'accesso. Il ritrovamento è stato invece consentito grazie all'impiego del Geordadar da parte del nucleo investigativo di Gorizia che ha scandagliato la zona.

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