''Pace a Gaza, vittoria di Trump ma anche di Meloni. Se l'Europa è al tavolo è grazie a Italia e Germania. Ora si guarda a pacificare tutto il M.O. e al corridoio con l'India''
L'analisi di Pejman Abdolmohammadi, professore di origini iraniane che insegna Relazioni Internazionali del Medio Oriente all'Università di Trento ed è Visiting Professor all'Università di Berkeley: ''E' l'accordo del secolo. L'Europa si è caratterizzata per una grandissima inerzia ma è stata gradualmente riabilitata non dall'Ue ma dalla Germania e, soprattutto, dall'Italia, due attori importantissimi che si sono distinti dalla visione arcaica della Francia di Macron e del Regno Unito di Starmer''

TRENTO. ''Questa pace è indubbiamente una vittoria politica di Trump ma anche di Giorgia Meloni perché a livello europeo è stata Roma a muoversi più da protagonista con gli Stati Uniti, Berlino è arrivata dopo. Oggi, bisogna ammetterlo, la politica estera italiana ha avuto la meglio su quella di Parigi e sue quella di Bruxelles''. A parlare è Pejman Abdolmohammadi, professore di origini iraniane che insegna Relazioni Internazionali del Medio Oriente all'Università di Trento ed è Visiting Professor all'Università di Berkeley. E' lui a commentare quanto sta accadendo in queste ore in Israele, a Gaza, e nelle grandi capitali occidentali. Tutti in fermento per una pace storica che sembra ora davvero a portata di mano.
''E' l'accordo del secolo - spiega il professore - la fine del globalismo mondiale. C'è Washington e con Washington l'impero è tornato. E questo cambiamento vuol dire luna rapida pacificazione di tutto il Medio Oriente: si parte oggi dai più radicali di Hamas e poi si passerà agli Houthi in Yemen concludendo la partita a Teheran per rafforzare gli Accordi di Abramo e costruire un nuovo Mediterraneo e a un nuovo Medio Oriente che rafforzerà la nuova alleanza euro-atlantica contro Mosca e Pechino. La partita è appena iniziata è l'inizio di un nuovo percorso per un Mediterraneo allargato''.
L'impero è tornato, quello americano, e un ruolo importante l'avrebbe giocato (e potrà giocarlo) l'Italia perché mentre parte del Paese scendeva in piazza accusando Meloni addirittura di essere complice del genocidio del popolo palestinese (a depositarla alla Corte Penale Internazionale politici e attivisti tra i quali Di Battista e Montanari), la Cgil e l'Usb proclamavano scioperi generali e Pd, M5S e Avs si relegavano all'inconsistenza politica addirittura non votando in Parlamento la pace (ratificata anche dai paesi arabi e in queste ore da Hamas) Giorgia Meloni è riuscita a mantenere una posizione centrale di vicinanza agli Stati Uniti e non di rottura con Israele.
Mentre Pargi e Londra (con Madrid, che però giocava facile visto lo scarsissimo peso internazionale) si facevano promotri della cordata che spingeva per il riconoscimento della Palestina de facto allontanando qualsiasi possibilità di trattare con Israele e dunque di potersi sedere al tavolo dei negoziati (e dunque di poter parlare di pace). E non è un caso che mentre in Egitto nelle scorse ore si stava trattando il piano Trump, Macron tentava di riunire i ministri degli Esteri dei Paesi europei, arabi e degli Stati Uniti in un incontro parallelo che su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha definito "inutile e dannoso come i precedenti", soprattutto "nel momento delicato dei negoziati di Sharm el-Sheikh", bollandolo come "un tentativo del presidente Macron di distogliere l'attenzione dai suoi problemi interni a spese di Israele" e sperando che "la mossa del governo francese non danneggi i negoziati critici per la liberazione degli ostaggi, come accaduto in passato". Saar ha accusato, inoltre, la Francia di "ipocrisia straordinaria", per i doppi standard usati su Ucraina e Israele.
Insomma che riconoscere la Palestina a guerra in corso non fosse una mossa strategica per avvicinare la pace (e nemmeno per facilitare quel giusto riconoscimento della Palestina che può sostanziarsi solo nella logica dei due popoli in due stati) ma piuttosto fosse un azzardo capace di racimolare qualche consenso in patria e ad esacerbare ulteriormente gli animi in Medio Oriente lo si sta vedendo in queste ore con gli attori che riescono ad essere in campo per chiudere questa terribile guerra. Nelle scorse settimane la Casa Bianca aveva pubblicato la strategia in 20 punti del presidente degli Stati Uniti e questa è la linea che le parti in campo hanno deciso di seguire. In primis Gaza "sarà una zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini", che "sarà riqualificata a beneficio della popolazione di Gaza, che ha sofferto più che abbastanza". E ancora: "Con lo sviluppo di Gaza e quando il programma di riforma dell'Autorità Nazionale Palestinese sarà portato avanti fedelmente, potrebbero finalmente crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l'autodeterminazione e lo Stato palestinese, che riconosciamo come l'aspirazione del popolo palestinese".
''I 20 punti sono importanti - chiarisce Pejman Abdolmohammadi - non sono molto rilevanti per noi i dettagli ma la cosa importante è che dietro a questi punti sono state riunite con una serie di operazioni fatte da Washington sia i due attori più importanti regionali dell'Islam radicale e globale, Turchia e Qatar, con un backbone importante che viene rappresentato da Blair. Il piano di Trump è quello di creare non un resort, ma un sistema sotto la direzione palestinese. Ma i nuovi palestinesi, quelli sotto i 50 anni, che non vogliono il fanatismo di Hamas o la corruzione di Abu Mazen e compagni. Il piano è promuovere la nuova Palestina con un supporto politico, economico e geopolitico e logistico da una parte dei promotori di questa pace. Sicuramente ci saranno delle figure che guideranno questo percorso, che è presto per nominare''.
E l'Europa? ''L'Europa si è caratterizzata per una grandissima inerzia ma è stata gradualmente riabilitata non dall'Ue ma dalla Germania e, soprattutto, dall'Italia, due attori importantissimi che si sono distinti dalla visione arcaica della Francia di Macron e del Regno Unito di Starmer. La posizione che hanno portato avanti Meloni e Merz ha fatto sì che l'Europa tutta possa giocarsi adesso carte importanti verso l'Imec, il corridoio tra India, Medio Oriente ed Europa che attraverserà il Mediterraneo passando per Dubai, Haifa fino a Trieste. Questa è la grande partita in corso, e noi come Italia in questa partita siamo leader europei grazie alla nostra politica estera che negli ultimi 3 anni si è contraddistinta rispetto all'epoca di Draghi e Conte. Quest'ultimo in particolare stava per regalare Genova e Trieste ai cinesi con la via della seta. Un errore strategico che avremmo pagato per chissà quanto''.
Infine vi è Netanyahu. Che accadrà al premier israeliano? ''Dovrà fare i conti prima di tutto con l'estrema destra. Ma non credo avrà gravi ripercussioni. Chi pagherà lo scotto sarà proprio l'ala più estremista. E' un prezzo che deve pagare e lo pagherà dal punto di vista politico ma il governo credo riuscirà a superare questa crisi spostandosi verso il centro. Potrà esserci una crisi anche importante al governo, ma è un prezzo che deve pagare''. Un prezzo che, si spera, riporti la pace nella striscia di Gaza, assicuri i palestinesi in Cisgiordania, riporti a casa gli ostaggi israeliani e garantisca la sicurezza degli israeliani, plachi gli appetiti dell'ultradestra sionista e riporti Israele il prima possibile al voto così da voltare pagina dopo questi due anni di orrore.












