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Belluno
15 marzo | 17:19

''Se i territori non riescono a presidiare il turismo, sarà il turismo a presidiare i territori'', verso una domanda sempre più forte di qualità e sostenibilità: cosa fare?

Una ricerca sul turismo sostenibile delle Dolomiti e delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene recentemente presentata a Castelbrando, ha tentato di rispondere alla domanda se riesca oggi l’offerta turistica nelle Dolomiti a incontrare questa specifica ricerca di sostenibilità da parte dei visitatori. Ecco cosa è emerso

BELLUNO. “Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il diverso modo di intendere il turismo sostenibile. Se per gli operatori del settore la sostenibilità è spesso legata a certificazioni, riduzione dell’impatto ambientale e aspetti tecnici, i viaggiatori la percepiscono come un’esperienza che permette di rallentare, immergersi nella bellezza dei luoghi e riscoprire sapori autentici”. È quanto emerge da una ricerca sul turismo sostenibile delle Dolomiti e delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene recentemente presentata a Castelbrando: riesce oggi l’offerta turistica nelle Dolomiti a incontrare questa specifica ricerca di sostenibilità da parte dei visitatori?

 

Lo studio è stato affidato a Roberta Garibaldi, docente dell’Università di Bergamo, e recentemente presentato dalla Camera di commercio di Treviso-Belluno in collaborazione con Venicepromex a Castelbrando. L’analisi ha esplorato il modo in cui i viaggiatori di Italia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti scelgono le loro mete, con particolare attenzione agli aspetti emozionali e alle motivazioni che li spingono verso un’esperienza in sintonia con la natura e la cultura locale.

 

Passi avanti a Belluno con Dmo, ma serve una visione completa del turismo

 

Si tratta di dati che mostrano come i viaggiatori cerchino esperienze capaci di coinvolgerli e lasciare un ricordo indelebile, un modo di vivere il viaggio con autenticità. Tra le Dolomiti, queste aspettative si scontrano però, anno dopo anno, con problemi come l’overtourism, lo spopolamento e un’industria dello sci fortemente dipendente dall’innevamento artificiale: tutti aspetti lontani dalla sostenibilità ambientale, economica e sociale.

 

Perché l’offerta turistica sulle Dolomiti non sembra riuscire a incontrare la crescente richiesta di esperienze autentiche e sostenibili? “La prima risposta - spiega a Il Dolomiti Diego Gallo, direttore del programma Turismo di Etifor, spin-off dell’Università di Padova - è di carattere organizzativo. I singoli operatori, soprattutto nell'ambito ricettivo, possono incidere sulla gestione sostenibile della propria struttura in termini di energia, acqua, rifiuti, di rapporti con i dipendenti e sicuramente di accessibilità. Il turista invece vuole che l’esperienza in quanto tale sia sostenibile, quindi un prodotto turistico con forte dimensione territoriale ed esperienziale. Di fronte a questi scenari, la risposta deve essere organizzativa: è fondamentale un’organizzazione turistica territoriale orientata alla sostenibilità ed è questo il gap che un po’ ci manca come sistema Veneto e, in particolare, bellunese”.

 

Tra le attività svolte, Etifor lavora con gli attori del sistema turistico e offre consulenza per il turismo rigenerativo e lo slow tourism. Affianca i territori per sviluppare modelli sostenibili e promuovere un turismo rigenerativo ed è presente anche in Provincia di Belluno, dove collabora con alcune Unioni montane, la Fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi e il Consorzio Dolomiti Prealpi.

 

“Tuttavia negli ultimi anni - prosegue Gallo - il bellunese ha fatto dei passi avanti, a partire dal presidio del marchio Dolomiti Bellunesi lanciato da Dmo. Questo marchio però funziona se c’è il presidio turistico di valle, fino a poco tempo fa presieduto dai consorzi turistici il cui modello era orientato verso il marketing e la promozione. Oggi invece dobbiamo costruire dei modelli territoriali di valle orientati a una visione più completa del turismo, che tenga conto della buona governance e di quelli che sono definiti come “destination management”, cioè la gestione coordinata di tutti i punti di forza di una destinazione turistica, e “destination marketing”, incentrato sull’attrarre i visitatori verso una destinazione specifica, perché senza il marketing si fatica ad arrivare a una clientela disposta a pagare per i servizi che offriamo. Tutto ciò è importante perché se i territori non riescono a presidiare il turismo, sarà il turismo a presidiare i territori. Quando, grazie alle sue risorse, il turismo è in grado di intercettare una domanda importante e certi tipi di flussi, i territori devono infatti posizionarsi adeguatamente sul mercato altrimenti si rischia di finire in balia di pochi grandi players internazionali, ai quali nulla interessa del territorio e della sostenibilità”.

 

Rafforzare la cultura turistica e far crescere i presidi di valle

 

I risultati della ricerca evidenziano quindi la necessità di raccontare il turismo sostenibile attraverso storie che parlano di esperienze reali, di benessere e armonia con l’ambiente. Lontano quindi dal turismo di massa, i territori devono offrire un’accoglienza nella quale il viaggiatore si senta parte del luogo, soprattutto le nuove generazioni, che più di tutte cercano esperienze più immersive e consapevoli. Interpretare questi cambiamenti significa rendere il territorio più attrattivo e competitivo a livello internazionale.

 

“La ricerca - ha evidenziato Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio - ci stimola a mettere al centro le persone più che le regole. Il turismo sostenibile non è solo un insieme di buone pratiche, ma un modo di vivere e far vivere il territorio. Il turismo sostenibile è un viaggio che evolve con il tempo, con le nuove generazioni e i nuovi strumenti di comunicazione: è nostra responsabilità interpretare questi cambiamenti e trasformarli in valore per le nostre comunità”.

 

Dai dati emerge comunque una crescita del turismo nelle zone interessate. Dal 2019 al 2023, nell'area Unesco del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene gli arrivi sono aumentati del +15,5% e crescono anche gli arrivi nei primi 11 mesi del 2024 rispetto al 2023. Così in provincia di Belluno, dove gli arrivi turistici salgono dell’11%, mentre nei primi 11 mesi del 2024 si posizionano su livelli analoghi all’anno precedente (ma bisogna attendere i dati di dicembre e della stagione invernale).

 

“Il problema principale è che manca una solida cultura turistica - conclude Gallo -. Le decisioni tecniche sono perlopiù affidate alla politica, che non ha gli strumenti per decifrare e capire queste dinamiche e, di fronte all'incomunicabilità, si va a uno scontro che riduce il capitale sociale e la fiducia tra le parti.

 

C’è quindi bisogno di continuare con convinzione la strada intrapresa: da un lato supportare l’attività della Dmo, dall’altro presidiare turisticamente le valli. Abbiamo gli strumenti e le risorse, sia umane che economiche, necessari e la strada è già avviata: bisogna puntare sulla tecnica turistica e far crescere i presidi di valle (detti “marchi d’area”). A questa traiettoria si aggiungono poi altre progettualità, ma dobbiamo partire dalla Dmo, senza la quale lo spazio organizzativo sarà occupato da altri soggetti che non hanno né le competenze né l’autorevolezza per farlo”.

 

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