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Trento
05 luglio | 20:59

Senza attrezzatura e impreparati, salvati in Marmolada. Il Soccorso Alpino: "Decine d'interventi per questo motivo. Non esistono uscite semplici. Siate responsabili"

"Noi rinnoviamo il nostro impegno quotidiano al servizio della collettività, intervenendo ovunque e in qualsiasi condizione, senza giudicare e senza lasciare indietro nessuno, fino al limite delle umane possibilità. Non è nostro compito emettere sentenze, ma è nostro dovere, con l’esperienza maturata sul campo, ribadire l’importanza di una frequentazione consapevole e preparata dell’ambiente montano. Ogni uscita, anche la più semplice, merita rispetto, pianificazione e prudenza"

Senza attrezzatura e impreparati, salvati in Marmolada

TRENTO. L'ultimo incredibile episodio risale alla giornata di venerdì 4 luglio: l'elisoccorso ha dovuto raggiungere la Marmolada per salvare due "alpinisti" (le virgolette non sono assolutamente casuali) che non erano più in grado né di proseguire né di tornare alla base (Qui articolo).

 

Il motivo? Nessun infortunio, nessun malore, "semplicemente" entrambi - due francesi di 25 anni - erano assolutamente impreparati per affrontare un'escursione così impegnativa ed erano anche totalmente sprovvisti di qualsiasi attrezzatura. Ad un certo punto non hanno potuto far altro che chiamare i soccorsi. E, per fortuna, che hanno avuto almeno la lucidità, in quel momento, di capire che, quella che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto essere una giornata in montagna, rischiava di diventare una tragedia.

 

L'intervento si è concluso senza conseguenze per i due 25enni transalpini, recuperati dal tecnico di elisoccorso e, illesi, trasportati a Canazei. L'elisoccorso ha poi fatto ritorno alla base e i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico della stazione Alta Fassa, che si erano preparati in piazzola, pronti ad intervenire se vi fosse stato bisogno di un ulteriore supporto, sono rientrati dall' "allerta".

 

Tutto è bene quel che finisce bene. Vero, verissimo, l'operazione è riuscita perfettamente grazie alla straordinaria professionalità di tutti i soccorritori, che hanno dovuto mobilitarsi per trarre in salvo chi, semplicemente, in quel momento non avrebbe dovuto essere lì. E il punto è proprio questo.

 

Ecco, allora, che - ancora una volta - arriva quella che è diventata quasi una "preghiera" da parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico che invita tutti alla massima prudenza, ma non solo, perché recarsi consapevolmente in montagna significa essere equipaggiati in maniera adeguata, conoscere l'ambiente che si intende "frequentare e, se necessario, saper rinunciare.

 

Tutto "normale", verrebbe da dire ma, come spiega lo stesso Soccorso Alpino, ad oggi sono già decine gli interventi estivi effettuati per trarre in salvo (e non si vuole fare allarmismo, ma è proprio così, perché un errore in montagna molto spesso costa la vita) alpinisti ed escursionisti in difficoltà a causa di un'attrezzatura inadeguata.

 

O, nel caso dei due giovani francesi recuperati nei pressi della Forcella Marmolada, addirittura inesistente, visto che non avevano con loro né il casco, l'imbrago e il kit da ferrata, né i ramponi.

 

Il Soccorso Alpino non giudica, non emette sentenze, ma consiglia, ribadisce, invita, prega gli amanti della montagna a viverla in maniera consapevole. Perché il rischio c'è ovunque, ma ridurre gli incidenti è possibile. Doveroso.

 

"L’estate rappresenta per molti un’occasione di scoperta, avventura e libertà - scrive il Cnsas in una nota inviata a Il Dolomiti -. La montagna, con la sua bellezza e le sue sfide, richiama ogni anno moltissime persone. Il rischio esiste ovunque: in montagna come al mare, ciò che aumenta o diminuisce il pericolo non è altro che il nostro comportamento. Sono già decine gli interventi di soccorso a favore di persone che a causa di un non corretto equipaggiamento hanno avuto bisogno di aiuto. Noi rinnoviamo il nostro impegno quotidiano al servizio della collettività, intervenendo ovunque e in qualsiasi condizione, senza giudicare e senza lasciare indietro nessuno, fino al limite delle umane possibilità. Non è nostro compito emettere sentenze, ma è nostro dovere, con l’esperienza maturata sul campo, ribadire l’importanza di una frequentazione consapevole e preparata dell’ambiente montano. Ogni uscita, anche la più semplice, merita rispetto, pianificazione e prudenza. Auspichiamo un crescente senso di responsabilità da parte di chi si avvicina alla montagna: una riduzione degli incidenti è possibile, ma passa dalla cultura delle cose fatte bene, dalla conoscenza dell’ambiente alla scelta dell’equipaggiamento adeguato, dalla lettura attenta delle previsioni meteo alla capacità di rinunciare quando serve".

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