"Si parte con le altalene, si arriva al pogrom" alla presa di posizione di Ianeselli "risponde" l'ex consigliera Rossato: "Mie parole strumentalizzate, parli dei problemi veri"
Dopo la nota del sindaco di Trento Franco Ianeselli contro i commenti di stampo razzista sull'uomo (in realtà italiano), che in centro ha sparato un colpo di fucile e la citazione sulle "altalene", arriva nota dell'ex consigliera della Lega Katia Rossato: "Cercare di collegare una frase pronunciata sette anni fa ad un evento tanto grave è un tentativo evidente di trovare un capro espiatorio e alimentare divisioni"

TRENTO. "Sette anni dopo, le mie parole strumentalizzate ancora una volta: il sindaco parli dei problemi veri". Queste le parole dell'ex consigliera provinciale della Lega Katia Rossato che decide di intervenire, con una nota, dopo le parole del sindaco di Trento Franco Ianeselli che nel pomeriggio di oggi, attraverso i suoi canali ufficiali, ha scelto di rispondere con fermezza ad alcuni commenti di quelli che lui stesso ha definito "leoni da tastiera".
Ripercorriamo brevemente la vicenda: dopo quanto accaduto nella mattinata di lunedì 14 luglio in città con un uomo, un 70enne italiano, che in via Romagnosi è stato bloccato dagli agenti della Guardia di Finanza mentre si aggirava pericolosamente con un fucile da caccia carico, e nella colluttazione per fermarlo è stato esploso anche un colpo (QUI ARTICOLO), diversi utenti hanno inondato la rete con una serie di commenti beceri, molti dei quali di stampo razzista, con gli autori che hanno dato per scontato il fatto che l'autore del folle gesto fosse uno straniero, per la precisione un africano.
E da qui la scelta del primo cittadino di prendere posizione con una nota in cui si legge: "Il razzismo nasce dal pregiudizio che poi diventa discriminazione generalizzata. Si comincia col chiedere che i bambini immigrati non vadano sulle altalene dei nostri parchi, anche se sono i compagni di scuola dei nostri figli. E, di gradino in gradino, si arriva al pogrom. Fermiamoci prima, per carità"
Ed è proprio il riferimento alle "altalene" che ha spinto Rossato a prendere posizione: in un'intervista del 2018 la stessa aveva fatto parlato di alcune famiglie di profughi che "si piazzano al parco, utilizzano tutte le panchine e i bambini rimangono seduti sui giochi", scatenando non poche polemiche (QUI ARTICOLO).
"In merito alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Sindaco Franco Ianeselli sento il dovere di intervenire pubblicamente, come cittadina trentina, per respingere con fermezza l’ennesima strumentalizzazione politica della realtà. Il sindaco - scrive Rossato - ha affermato che chi sostiene che 'i bambini immigrati non devono andare sulle altalene dei nostri parchi' diffonde odio e razzismo, arrivando perfino a evocare il rischio di 'pogrom'. Si tratta di accuse gravi, costruite ad arte per screditare il dissenso e confondere le opinioni con il pregiudizio".
E poi il ritorno al 2018, con Katia Rossato che specifica come, da consigliera provinciale, "riportai le segnalazioni di residenti del quartiere La Vela di Trento, preoccupati per una gestione problematica degli spazi pubblici. Mai ho detto che i bambini stranieri non debbano giocare. Parlai, e torno a farlo, della necessità di equilibrio, rispetto reciproco e regole condivise".
L’affermazione sulle altalene ripescata oggi dal sindaco, prosegue l'ex consigliera, è una frase "decontestualizzata e strumentalizzata che non ha alcun legame con il fatto di cronaca accaduto nelle scorse ore". E poi l'affondo: "Cercare di collegare una frase pronunciata sette anni fa ad un evento tanto grave è un tentativo evidente di trovare un capro espiatorio e alimentare divisioni. Dopo sette anni, il sindaco torna su quella vicenda non per chiarire, ma per riaccendere polemiche ideologiche, evitando così di affrontare i problemi concreti della città: sicurezza, degrado urbano, integrazione reale. È più facile attaccare chi pone domande scomode che dare risposte ai cittadini".
Infine, l'ex consigliera provinciale della Lega rimarca come le sue parole "furono travisate allora e lo sono ancora oggi", specificando come "chi vive davvero i quartieri conosce la realtà e sa che certe difficoltà esistono, e non si combattono con slogan o accuse preconfezionate, ma con ascolto, presenza e soluzioni concrete".
"Come cittadina - conclude Katia Rossato - rivendico il diritto di esprimermi liberamente, senza essere etichettata o strumentalizzata. E chi amministra dovrebbe preoccuparsi meno delle narrazioni e di più delle condizioni in cui vivono i cittadini".












