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Trento
06 giugno | 20:41

Stop ai cellulari a scuola? Gerosa: "Devono essere spenti in classe, ma no a divieti di legge". L'esperta: “Solo poche ore senza telefono, quale sarebbe il problema?

L'assessora Gerosa: "No a cellulari accesi in classe, ma no a divieti in legge". Il dibattito è nato all'interno della V Commissione del Consiglio provinciale dove si sta affrontando il disegno di legge numero 36, presentato dalla consigliera Vanessa Masè (La Civica) che introduce il divieto per gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. Intanto a livello nazionale, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara  ha annunciato per il prossimo anno scolastico la volontà di vietare l'uso del cellulare, anche per scopo didattico, nelle scuole superiori. Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta cognitivo – comportamentale: "Credo che il 'divieto relativo' sia la forma migliore. Certo non si può improvvisare"

TRENTO . Vietare l’uso dei telefonini a scuola: sì o no? A livello nazionale l'annuncio fatto dal Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara sta facendo discutere. Nel corso di una trasmissione televisiva, infatti, il ministro ha spiegato di voler vietare  l'uso dei cellulari nelle scuole superiori a partire dal prossimo anno. 

 

In Trentino negli ultimi anni diversi istituti scolastici si sono dotati di propri regolamenti interni con l'obiettivo di governare, in qualche modo, la presenza sempre maggiore di telefonini tra i giovani e il loro utilizzo in classe e il tema ha creato una forte discussione nell'ultima seduta della Quinta commissione del Consiglio provinciale dove si sta trattando il disegno di legge numero 36, presentato dalla consigliera Vanessa Masè (La Civica).

 
All'articolo 5 del testo presentato, infatti, viene chiesto il “divieto di utilizzo di dispositivi digitali e di altri dispositivi di comunicazione elettronica da parte degli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”.


Viene poi precisato che i regolamenti delle istituzioni scolastiche possono prevedere eccezioni all'utilizzo dei dispositivi digitali e altri dispositivi di comunicazione per  finalità didattiche e pedagogiche o per esigenze indifferibili degli alunni.

Masè, riassumendo quanto è emerso dalle audizioni che ha parlato di una “situazione di emergenza”, in primo luogo per lo sviluppo psicofisico e cognitivo dei ragazzi. La consigliera della Civica ha anche aggiunto di “essere consapevole che applicare un divieto di questo tipo è complesso, ma in questa direzione è andato il ministro Valditara e gran parte dei ministri all’istruzione dell’Unione Europea”.

 

Ma dal fronte dell’assessorato arriva una linea diversa. L’assessora all’Istruzione Francesca Gerosa in Commissione si è detta  contraria a introdurre il divieto per legge: si deve giocare, ha spiegato,  la carta dei regolamenti scolastici che vanno valorizzati, resi autorevoli e fatti rispettare anche attraverso sanzioni.   “Stiamo già lavorando sulla formazione dei genitori di bambini nella fascia 0-6. Sia chiaro – ha affermato – sono pienamente contraria al fatto che i ragazzi giochino o stiano sui social durante le lezioni, i telefonini in classe devono essere tenuti spenti e i ragazzi devono imparare a rispettare le regole. Non si può pensare però di mandarli a scuola senza telefono perché si spostano sul territorio e da un lato le famiglie si sentono sicure a poter raggiungere telefonicamente i propri figli, e dall’altro oggi senza telefono non riescono a volte nemmeno ad andare in mensa, quando si devono prenotare, oltre a non poter accedere alle piattaforme elettroniche legate alla scuola. L’uso dei telefonini va regolamentato, vanno poste delle regole. I telefoni vanno tenuti spenti durante le lezioni, altra cosa però è inserire il divieto generalizzato in una legge. Lo stesso Ministro, parlando del divieto dell’utilizzo dei telefonini in classe, non ha inserito il divieto in una legge, ma ha fatto una circolare”.

 

Diverso il pensiero del consigliere del Partito Democratico Andrea de Bertolini (Pd) che ha affermato che il problema del rapporto tra minori e web è reale e grave e nasce da quella che ha definito l’asimmetria tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi che richiede un’alfabetizzazione in primo luogo dei genitori. “Il ddl – ha aggiunto – è un’occasione per smuovere le coscienze e provocare un dibattito, mettendo in conto che si possano fare scelte forti come quella di mettere in legge il divieto dei telefonini a scuola”. Anche Lucia Maestri (Pd) ha detto di essere tendenzialmente favorevole al divieto perché le regole servono a tracciare limiti, ma ha anche chiesto come il ddl Masè possa sposarsi con i regolamenti che le scuole stanno già applicando.

 

Più prudente Michele Malfer (Campobase), che ha invitato a puntare sull’educazione e sui “Patti digitali” tra famiglie, scuole e studenti.

 

Un dibattito che non è destinato a finire presto. In gioco c’è il futuro del rapporto tra scuola, giovani e tecnologia. Tra chi invoca il divieto e chi chiede regole condivise. Una partita molto delicata.  Al giorno d'oggi dire "stop" sembra quasi un atto rivoluzionario ma in alcuni casi è necessario: i telefonini non sono uno strumento neutro.

 

L'esperta: “Non si sta pensando ad un divieto assoluto ma allo spegnimento del mezzo per le poche ore di scuola, quindi quale è il problema?"

 

L’idea di vietare l’utilizzo indiscriminato dello smartphone a scuola “solleva comprensibilmente stati d’animo diversi e, vista la tendenza di questa nostra epoca alla polarizzazione, è comprensibile che ci si possa perdere negli opposti con il rischio di perdere di vista l’essenziale” sono le parole che arrivano dalla dottoressa Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta cognitivo – comportamentale che considera questo tema davvero importante e per il quale è necessaria una riflessione integrata e profonda e possibilmente scientificamente informata a tutti i livelli.

 

“Prima di tutto e onestamente: cosa fanno i nostri ragazzi quando non c’è un limite all’utilizzo di smartphone o tablet? Fanno quello che facciamo noi - spiega Valorzi - che spesso ci lasciamo sedurre da contenuti poco interessanti per la nostra crescita cognitiva e tendiamo a ridurre l’impatto emotivo che si lega all’interazione con gli altri, soprattutto quando questa si fa più impegnativa o scomoda”.

 

Le ultime ricerche, spiega l'esperta, ci dicono chiaramente che, non solo le notifiche, ma anche la sola presenza dello smartphone riduce le nostre capacità prestazionali del 20%, che i contenuti fruiti passivamente (scrolling) ci distraggono e scuotono emotivamente senza lasciarci il tempo di riflettere profondamente su di noi e sul mondo (minor sviluppo della corteccia prefrontale implicata nella gestione degli impulsi, nella pianificazione e nel prevedere le conseguenze dei nostri agiti), così come incidono sull’umore e sul senso di inadeguatezza (anche corporea) quando vediamo acriticamente foto patinate di corpi splendidi (ritoccati) e successi degli altri, irraggiungibili. Come non pensare di dover aiutare i nostri ragazzi a ridurre questi rischi?

 

“Credo – continua la dottoressa Serena Valorzi - davvero che la scuola, che propone ai ragazzi innumerevoli occasioni di imparare dal vivo a come stare con gli altri e con loro stessi, sia il luogo in cui sarebbe possibile ogni giorno promuovere una vera ed incarnata evoluzione digitale, in cui l’accesso ad internet sia reso consapevole e promotore di crescita, non un distrattore che ottunde le menti”.

 

Comunque, prosegue “non si sta pensando ad un divieto assoluto ma allo spegnimento del mezzo per le poche ore di scuola, quindi quale è il problema? Se ci fosse davvero, ci sarebbe da chiedersi se non ci sia una dipendenza o una difficoltà in noi adulti nel fidarci della sicurezza della scuola o nel tollerare che i ragazzi non siano sempre reperibili”.

 

L'esempio portato è quello del Don Milano di Rovereto. “Sulla linea di scuole coraggiose quali questa in cui è vietato l’utilizzo fuori dalle aule e nei corridoi ma è assolutamente permesso quando a guidare l’interazione con il mezzo tecnologico è un docente stimolante e attento a che non ci siano derive (distrazioni, cyberbullismo, videogiochi, foto/video sessualmente espliciti), credo che il 'divieto relativo' sia la forma migliore. Certo non si può improvvisare: le formazioni docenti e la creazione di un patto con famiglie informate che comprendano appieno le scelte è fondamentale al fine che i ragazzi possano capire il senso profondo di questa limitazione protettiva in modo che, da adulti, possano essere davvero la versione migliore di loro stessi”.

 

 

 

 

 

 

 

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