Storia di Massimiliano Martinelli, il più giovane soccorritore del Trentino: ''Ho pensato, se mi succede qualcosa vengono a salvarmi. Perché non aiutare anch'io?''
Classe 2005, residente a Pian dei Pradi, frazione del comune di Altopiano della Vigolana, dal primo gennaio di quest'anno è in forza alla stazione Altipiani, che ha le proprie sedi operative a Folgaria e Lavarone. ''Faccio il muratore nell'impresa di famiglia, un lavoro che mi piace molto. A casa sono tutti felicissimi e orgogliosi della mia decisione, anche perché sanno che ho trovato un ambiente meraviglioso. I colleghi sono diventati amici''

ALTOPIANO DELLA VIGOLANA. Ha un amore sconfinato per la montagna, che frequenta assiduamente sin da bambino, si definisce "malato" di scialpinismo, una passione che gli stata tramandata dal papà e ama arrampicare con gli amici.
Massimiliano Martinelli, 20 anni compiuti da un paio di mesi, è il più giovane tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico del Trentino.
Classe 2005, residente a Pian dei Pradi, frazione del comune di Altopiano della Vigolana, dal primo gennaio di quest'anno è in forza alla stazione Altipiani, che ha le proprie sedi operative a Folgaria e Lavarone e ha competenza su di un'area vastissima, che parte da Folgaria e arriva sino al Cornetto, da Costa a passo Coe e a Fiorentini e comprende anche il territorio di passo Sommo, Lavarone, Luserna e Centa San Nicolò.
L'idea di entrare a far parte della "grande famiglia" del Soccorso gli è balenata nella testa, per la prima volta, quando era minorenne: appena compiuta la maggiore età non ci ha pensato su due volte e ha partecipato alle selezioni. E oggi è uno dei 23 tecnici in forza alla stazione Altipiani.
La sua è una storia che va raccontata: è la storia di un ragazzo di 20 anni che ha sentito il bisogno di mettersi a disposizione degli altri, che ha scelto di sottrarre tempo alla famiglia, al lavoro e ai propri hobbies (anche se lui, come ci ha spiegato, li concilia perfettamente) per servire la comunità. E, ovviamente, aiutare chi si trova in difficoltà. Di giorno di notte, con il sole, la pioggia, la neve, 365 giorni l'anno, a qualsiasi ora. Perché, come ripete ogni tecnico del Soccorso Alpino a qualsiasi latitudine, questa è una "mission".
"Sono sempre andato in montagna - esordisce -, papà mi ha portato sin da piccolo a praticare lo scialpinismo e, una volta iniziato ad arrampicare, non ho più smesso. Ad un certo punto mi sono detto: se a me o ad un mio familiare succede qualcosa mentre ci troviamo in montagna, c'è sempre qualcuno pronto ad intervenire per soccorrerci. E, allora, ho deciso di dare il mio contributo in maniera concreta, perché non basta solamente "pensarci". Ed eccomi, contentissimo di far parte di questa meravigliosa stazione e della grande famiglia del Soccorso Alpino. Lo spirito volontaristico l'ho sempre avuto: prima di entrare nel Soccorso ero allievo nel corpo dei vigili del fuoco volontari".
Ci racconti il percorso.
"Ho partecipato ad alcuni iniziative dedicate ai giovani: gli istruttori ci hanno portato, ad esempio, in Marmolada, ad arrampicare e poi ho iniziato a frequentare la stazione e a "girare" con loro in occasione di alcuni interventi, ovviamente da "spettatore". Ho trovato persone incredibili, che mi hanno aiutato sin dal primo momento, mi hanno dato un sacco di consigli, in vista delle selezioni, svelandomi anche qualche "segreto" del mestiere. A settembre 2023, pochi mesi dopo aver compiuto 18 anni, ho partecipato ai test estivi, a gennaio 2024 a quelli invernali. Ho superato le prove e, durante il 2024, ho frequentato i corsi previsti: si tratta di 10 - 12 appuntamenti di formazione e, dal primo gennaio di quest'anno, sono diventato operativo".
E, dall'inizio della sua "avventura", a quanti interventi ha partecipato?
"Siamo una stazione di confine e, dunque, ogni tanto capita intervengano anche i colleghi del Veneto. Ho preso parte a due - tre interventi, fortunatamente semplici e, in occasione del funerale di Papa Francesco, mi sono recato a Roma con alcuni colleghi per svolgere funzioni di ordine pubblico, in supporto alle forze dell'ordine come tanti altri soccorritori provenienti da ogni parte d'Italia".
E' un impegno dispendioso, in termini di giornate e ore?
"Un week end al mese di reperibilità, due nel mese di agosto, poi ci sono gli infrasettimanali e le esercitazioni. Il tutto è assolutamente gestibile ed essere a disposizione e pronti a partire non significa dover rinunciare al proprio tempo libero e alle proprie passioni. Basta organizzarsi, anticipare, posticipare, oppure adattarsi. Ad esempio, se sono di turno e voglio andare ad arrampicare posso tranquillamente farlo in un posto molto vicino a casa, con la macchina a brevissima distanza. Così se mi chiamano, in cinque minuto sono pronto".
Lei è un giovane, ha grande passione per la montagna. E la rispetta profondamente, cosa che non tutti i frequentatori fanno.
"Purtroppo adesso è diventato "di moda" andare in montagna, alla ricerca dei posti belli dove farsi le foto. E, in tanti, s'improvvisano donne o uomini "di montagna" e improvvisano le escursioni, le uscite. Lo vedo anche qui, dalle mie parti: al Bivacco Vigolana, ad esempio, dove è sempre pieno e tante persone purtroppo non rispettano l'ambiente e si comportano anche con maleducazione".
Riesce a conciliare il lavoro e l'attività di soccorritore. E in famiglia, come hanno preso questa sua scelta?
"Assolutamente sì. Faccio il muratore nell'impresa di famiglia, un lavoro che mi piace molto. A casa sono tutti felicissimi e orgogliosi della mia decisione, anche perché sanno che ho trovato un ambiente meraviglioso. I colleghi sono diventati amici: ci frequentiamo anche al di fuori dell'attività, andiamo in montagna e ad arrampicare assieme".
Sì, ma nel tempo libero cosa fa un giovane soccorritore di 20 anni?
"Ah, pratico un sacco di scialpinismo. Lo scorso inverno avrò fatto una quarantina di uscite, tra Trentino, Alto Adige e Valtellina, in Lombardia. Mi piace tantissimo, come ho detto, arrampicare e quest'estate sono andato con amici in Grecia per fare qualche bella scalata".
Cosa deve avere un tecnico di Soccorso Alpino?
"Sangue freddo, sensibilità, conoscenza del territorio, allenamento e tanta, tanta voglia di fare. Con passione e spirito altruistico. Non siamo qui per ottenere solamente insegnamenti e attrezzatura, ma il nostro scopo è un altro. Aiutare le persone ed esserci sempre".
E' solamente all'inizio del suo percorso, ma ci pare di capire che questa scelta la rifarebbe.
"Subito, altre cento volte".

















