Artigiani in crisi? La storia di Andrea Navarini, a 33 anni tra i più giovani 'maestri' del rame: “Molti ragazzi non sanno che esistono lavori del genere. Serve impegno"
Andrea Navarini sta portando avanti una tradizione artigiana davvero unica nonostante le tante difficoltà che quotidianamente ci si trova ad affrontare: "Bisogna decidere se tutelare in qualche modo questi 'esseri mitologici' che sono gli artigiani o altrimenti in un mondo che si globalizza, che si standardizza dove tutto è margine e denaro, per noi ci sarà sempre meno spazio”

TRENTO. Un suono che resiste nel tempo, quello del rame battuto a mano e lavorato a caldo. Un suono che arriva dal passato e che Andrea Navarini conosce molto bene. Un giovane di 33 anni, artigiano per nascita e poi per scelta.
Oggi è alla guida, assieme ai suoi genitori, di una delle ultime botteghe artigiane del Trentino capaci di competere sui mercati internazionali. Un laboratorio che lavora il rame, arrivato ormai alla quarta generazione.
La Navarini Rame, il nome di una bottega artigiana conosciuta anche all'estero. Otto dipendenti in tutto e una tradizione davvero unica che Andrea ha deciso di portare avanti nonostante le tante difficoltà che quotidianamente ci si trova ad affrontare.
“Non è un lavoro semplice, non bisogna mai mollare. Tutti i giorni si deve lottare anche se spesso sembra di essere una voce in uno stadio urlante” ci dice Andrea. Il suo impegno nell'azienda di famiglia è iniziato attorno ai 20 anni, dopo l'Iti ha frequentato un anno di Economia e poi Sociologia.
“Ho iniziato a lavorare nell'azienda di famiglia anche solo per prendere qualche soldo ma poi ci si trova come nelle sabbie mobili e non si lascia più”.
Le pentole Navarini forgiate a mano nascono in Trentino ma finiscono nelle cucine di chef e appassionati di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Svizzera fino a Taiwan e Australia. Ogni oggetto racconta una storia di famiglia, di gesti tramandati, di qualcosa di autentico che resiste, lotta e si reinventa ogni giorno.
In un’epoca in cui i giovani sembrano scomparsi dall’artigianato, Navarini è l’eccezione che conferma la regola: ci si nasce dentro, si impara presto, e si resta solo se si ha la forza di trasformare la tradizione in visione.
“I soldi ci sono e anche gli ordini ma non si trovano giovani disposti a lavorare'' avevano spiegato nei giorni scorsi dall'Unione artigianato artistico e tradizionale puntando il dito contro la mancanza di ricambio generazionale (QUI L'ARTICOLO).
In questo senso, purtroppo, Andrea rappresenta una sorta di 'anomalia', un giovane che ha scelto il passato per costruire il futuro. “Il problema principale oggi – ci spiega – è prima di tutto che non ci sono giovani e quei pochi vengono contesi dal miglior offerente”.
Una situazione che rende difficile portare avanti realtà artigianali storiche. “I giovani di oggi difficilmente pensano a lavori del genere. Il motivo? In tanti nemmeno sanno che esistono. Se ne parla poco. Basta pensare ai cuochi, ai tanti programmi di cucina in tv, un fronte così ampio può dare la speranza che in quel settore arrivi il ricambio. Ma in altri è ben diverso”.
Anche nella lavorazione del bronzo sono sempre di meno le aziende e soprattutto i giovani che decidono di avvicinarsi a questo lavoro. “È una nicchia. I giovani di oggi non pensano a lavori del genere. Se nessuno ne parla è difficile che qualcuno si avvicini. Bisogna decidere se tutelare in qualche modo questi 'esseri mitologici' che sono gli artigiani o altrimenti in un mondo che si globalizza, che si standardizza dove tutto è margine e denaro, per loro ci sarà sempre meno spazio”.













