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Trento
11 gennaio | 06:00

“Mancano artigiani? Io lavoro 12 ore al giorno, non si diventa ricchi e servono scuole”: la storia di Alessandro Degasperi, uno dei pochi giovani calzolai del Trentino

Tra martelli, cuoio, borse e scarpe da riparare, Alessandro Degasperi tiene vivo uno dei mestieri più antichi della città. La sua è una attività artigianale e sono molte quelle che in questi anni sono state costrette a chiudere a causa della crisi ma anche e soprattutto per una mancanza di ricambio generazionale. "Le ore da dedicare a questi lavori sono tante e di certo questo purtroppo non attrae i giovani” ci spiega

TRENTO. “Qui di certo non si diventa ricchi e le ore di lavoro sono tante”. Alessandro Degasperi ha 38 anni ed è fra i più giovani calzolai in Trentino. Un giovane artigiano che ha cominciato a lavorare con il padre e la madre imparando i segreti del mestiere per poi guidare, da ormai qualche anno, la bottega in vicolo dell'Adige a Trento.

 

La Calzoleria da Alcide è un luogo conosciuto e apprezzato da tutti, con un continuo via e vai di persone dalle prime ore della mattina fino a sera. Basta passarci davanti e scrutare dalle vetrine per capire che sono ben pochi i momenti in cui il bancone è libero.

 

Tra martelli, cuoio, borse e scarpe da riparare, Alessandro Degasperi tiene vivo uno dei mestieri più antichi della città. Ma le difficoltà non mancano e assieme a lui sono tantissime le attività artigiane presenti sul territorio che si trovano a fare i conti con un futuro davvero incerto.

 

Senza un ricambio generazionale immediato, il saper fare italiano rischia di diventare un reperto da museo” è l'allarme lanciato nelle scorse ore da Francesco Michele Abballe, responsabile nazionale dell'Unione artigianato artistico e tradizionale, per il futuro del settore, nel quale, secondo i dati diffusi dall'associazione, mancherebbero oggi all'appello centinaia di migliaia di lavoratori (QUI L'ARTICOLO).

 

Il problema va ricercato in primo luogo nella crisi demografica: “Secondo le ultime stime elaborate dal centro studi dell'Uai – continuano gli artigiani – la domanda di lavoro insoddisfatta nel settore ha raggiunto la soglia critica delle 750mila unità”.

 

Diplomato come cuoco alla scuola alberghiera di Levico Terme, dopo alcune esperienze che non l'hanno soddisfatto, Degasperi si è avvicinato al lavoro nella bottega di famiglia imparando giorno dopo giorno.

 

“Posso capire che nell'ambito dell'artigianato sia difficile trovare dei lavoratori. Io non ho avuto l'occasione di cercare dei dipendenti, non avrei la possibilità di assumere. Ma le ore da dedicare a questi lavori sono tante e di certo è un aspetto che non attrae i giovani”.

 

Degasperi è infatti operativo in vicolo dell'Adige nelle primissime ore della mattina. Accende le luci, mette in moto i macchinari e inizia a lavorare. Ad aiutarlo i genitori, ma l'impegno dura tutta la giornata e si arriva alle 7 di sera, certe volte anche più di 12 ore.

 

“Molto spesso – ci spiega – per i lavori come il mio manca una formazione adeguata. Non ci sono le scuole che ti fanno imparare ad aggiustare le scarpe e questo può avvenire anche per altri lavori. Un aspetto che pesa perché costringe un lavoro a scomparire un po' alla volta”.

 

C'è poi il fattore economico che allontana le nuove generazioni. “A fronte di un lavoro che impegna tanto, di certo non si diventa ricchi”, conclude Degasperi. E il futuro? “Io non ho figli e anche questa attività andrà a chiudere, se non ci sarà nessuno dopo di me intenzionato a rilevare la bottega”.

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