"Troppe aggressioni e nessuna protezione per chi guida il bus". Gli autisti chiedono sicurezza e incrociano le braccia
La manifestazione di martedì sera davanti alla sede dalla Sasa di Bolzano ha raccolto un'adesione dell'80%. Per i sindacati la misura è colma: "Non possiamo più aspettare"

BOLZANO. Aggressioni continue, nessuna protezione e una situazione ormai al limite. Gli autisti della Sasa a Bolzano hanno incrociato le braccia nel pomeriggio di ieri e fino alle ore 20, perchè, come spiegano, la misura è colma. Dopo quanto accaduto nella serata del 6 dicembre (qui l'articolo) è dunque andata in scena la protesta, organizzata, dalle sigle sindacali della Filt Cgil, Orsa Trasporti, Usb Lavoro Privato, Ugl Autoferro, davanti alla sede dell'azienda in via Bruno Buozzi. Il parcheggio Sasa si è riempito di mezzi a partire dalle ore 16 di martedì 9 dicembre, con una partecipazione allo sciopero che ha superato l'80%.
Primo della fila, l'autobus 666 sul quale è avvenuta l'aggressione. E' stato Girolamo Frenna, di Usb Lavoro privato, a mostrare la postazione di guida e il mezzo, evidenziando come sull'autobus manchino le telecamere, come sia assente la lastra di protezione dell'autista. Come ribadito, inoltre, gli autisti chiedono la chiamata diretta alle forze dell'ordine e la geolocalizzazione del mezzo. Attualmente, in caso di aggressione gli autisti sono costretti a chiamare in vivavoce il 112, con tutti i rischi del caso e facendo ascoltare ad aggressori o malintenzionati la conversazione con le forze dell'ordine. Il dito è puntato verso Sasa, colpevole di “immobilismo sull'argomento sicurezza”: se i mezzi fossero stati dotati “semplicemente” di protezioni, no sarebbe accaduto nulla.
La Provincia, dal canto suo, lo ha promesso: la flotta di bus verrà dotata di sistemi di sicurezza e paratie. “Sarà sempre troppo tardi”, commentano i sindacati che aggiungono – cosa stiamo aspettando? Che accada l'irreparabile?”.














