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Trento
29 dicembre | 11:27

"Valanga provocata da 4 freerider, fuggiti senza fermarsi. Troppi fuoripista. Si crede di poter fare tutto in montagna. La tragedia di Alagna? L'Arva c'era ma era spenta"

Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso Alpino Piemontese, spiega che quello dei freerider è un "problema". ''La valanga staccatasi domenica a Claviere, in Alta Valle di Susa, è stata provocata dal passaggio di quattro sciatori "fuoripista". Abbiamo visto le tracce d'entrata e d'uscita. Tutti pensano di poter fare tutto in montagna e che basti un paio di sci larghi per andare dappertutto. Non è così. Servirebbero multe e sanzioni esemplari. Domenica nessuno si è fermato a dire 'scusate, sono stato io'. Pazzesco" 

TORINO. Quattro tracce d'entrata e altrettante d'uscita. Segno tangibile che, in quel tratto di fuoripista, i freerider ci sono passati eccome. E hanno provocato la valanga che ieri, domenica 28 dicembre, si è staccata dal versante di Claviere, in Alta Valle di Susa.

 

La bonifica dell'area ha permesso di fare chiarezza in pochissimo tempo: in un primo momento si era diffusa la notizia che diverse persone erano state coinvolte. Poi, per fortuna, è stato certificato che nessuno era rimasto sotto la massa nevosa.

 

"E' evidente che il distacco è stato provocato - spiega a Il Dolomiti il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, Luca Giaj Arcota -: c'erano quattro tracce d'entrata e altrettante d'uscita. Di questi freerider, però, non vi era nemmeno l'ombra: invece di fermarsi, scusarsi e spiegare come erano andate esattamente le cose, hanno preferito scappare. A loro non possiamo che fare tanti complimenti: prima hanno causato una valanga e poi si sono dileguati. Domenica è stata una giornata "infernale": gli elicotteri toccavano terra solamente per effettuare rifornimento, il tecnico di elisoccorso non ha potuto alzarsi nemmeno per andare in bagno durante tutta la giornata, tante sono state le chiamate".

 

Nel caso della valanga provocata a Claviere, è possibile parlare quantomeno di procurato allarme?

"Ah, non vi è dubbio. Che poi nessuno si sia fatto male è un altro discorso. E' un caso. Siamo di fronte a modi di fare poco consoni e lo vediamo quotidianamente: il numero di persone che praticano il "fuoripista" è cresciuto esponenzialmente. Quest'anno sono in tantissimi: lo vediamo dal numero d'interventi, che è aumentato in maniera notevole".

 

Lo possiamo dire che il "fuori pista" è vietato e pericoloso?

"Certo che sì. Le forze dell'ordine presidiano le piste, ma non hanno la forza per esserci sempre e ovunque. Le multe dovrebbero essere esemplari. Il problema è sempre il "solito": sui social un tizio pubblica un video nel quale mostra la sua discesa fuoripista, dicendo che è stato bellissimo, che tutto sommato non è così difficile e, allora, scatta la corsa all'emulazione. Pensando che: "se ce l'ha fatta lui, allora posso farcela anche io". Lo sappiamo e lo vediamo quotidianamente in rete: ci sono una marea di recensioni e racconti che non sono corretti, che inducono all'errore. Non funziona che "tutti possono fare tutto. Non esiste". Noi continuiamo a fare opera di dissuasione, ma non basta".

 

Qualche giorno fa un freerider è stato travolto da una valanga e poi è morto in ospedale, dopo essere rimasto per ore in mezzo alla neve.

"Si, è successo ad Alagna Valsusa. L'uomo ha affrontato un "fuoripista" per spostarsi da una pista all'altra. Indossava l'Arva, ma il dispositivo era spento. Le ricerche sono iniziate solamente dopo la segnalazione di mancato rientro da parte un familiare: è rimasto per ore sotto la neve ed è stato ritrovato in ipotermia e in condizioni gravissime. E' stato portato in ospedale ma, purtroppo, non ce l'ha fatta. E' un attività rischiosissima, lo ribadiamo continuamente".

 

Voi soccorritori intervenite, non giudicate, ma non sarebbe giusto che gli interventi - in tali casi - fossero "a carico" dei freerider?

"Beh, almeno le spese dovrebbero essere messe in conto. E siamo solamente all'inizio del periodo. Ci aspettiamo altri dieci giorni complicatissimi. Come dico io: siamo di fronte alla tempesta perfetta".

 

Si spieghi.

"Beh, ci sono le vacanze di Natale, la gente è a casa, ha nevicato molto e, dunque, abbiamo tantissime persone sulle piste. I cumuli sono lì e vengono sollecitati dal passaggio di chi, lo ripeterò all'infinito, così facendo mette a repentaglio non solamente l'incolumità propria, ma anche quella di altre persone".

 

Domenica si è verificato, inizialmente, un "bug" comunicativo, che ha contribuito a creare allarmismo. Tantissimi media hanno "lanciato" la notizia, affermando che diverse persone erano rimaste coinvolte.

"Un altro problema da affrontare. Noi rilasciamo notizie ufficiale solamente quando l'intervento di bonifica è concluso. I soccorsi sono stati allertati da un maestro di sci che ha assistito al distacco della valanga, dicendo di aver visto alcune persone nella zona. Che, per quanto mi riguarda, potrebbero essere gli stessi che l'hanno provocata la valanga. Da qui a dire che vi sono persone coinvolte c'è però un'enorme differenza. Bisognerebbe essere più responsabili e aiutare chi è impegnato nei soccorsi, non complicargli la vita".

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