A Belluno le Olimpiadi entrano in carcere: donati due simulatori di voga per detenuti e agenti. “Lo sport diventa strumento di benessere e di cultura della legalità”
Parte dalla casa circondariale di Belluno il progetto “Olimpiadi in carcere”, per incentivare con l’attività sportiva prevenzione sanitaria e reinserimento sociale. Entrato nella sua seconda fase, dopo un primo incontro tra detenuti e atleti olimpionici a febbraio, ha visto ora la consegna di due simulatori di voga che saranno usati da detenuti e agenti per gli allenamenti. In parallelo, si terrà anche un percorso formativo con Csi e Ulss 1 Dolomiti

BELLUNO. Due simulatori di voga per portare in carcere sport e percorsi di formazione alla salute e al reinserimento sociale: entra nella sua seconda fase “Olimpiadi in carcere”, progetto partito da Belluno e già arrivato a Treviso, Padova e Vicenza. Ma si punta a replicarlo, fondi permettendo, a livello nazionale.
L’iniziativa è stata ideata dalla giornalista Giovanna Pastega ed è promossa dall'associazione Seconda Chance Aps, con il patrocinio di Coni, Federazione italiana canoa, Federazione italiana canoa kayak e Fondazione Cortina, in collaborazione con il Comune di Belluno, Confindustria Belluno Dolomiti, Ulss 1 Dolomiti e il Centro sportivo italiano (Csi) Belluno.
Dopo un primo incontro del 13 febbraio scorso con due atleti, è partita la seconda fase del progetto grazie al sostegno del Comune di Belluno e di Confindustria Belluno Dolomiti con la donazione di due simulatori di voga utilizzati dai campioni del canottaggio nelle gare Hyrox e CrossFit. Uno andrà alla popolazione detenuta, l’altro nella palestra degli agenti di polizia penitenziaria.
“Un evento come le Olimpiadi - dichiara Pastega, referente di Seconda Chance nel Triveneto - deve arrivare a tutti, compresi i detenuti. Così proprio a partire da Belluno, che ha ospitato i Giochi, abbiamo lavorato per portare all’interno delle mura carcerarie due ori olimpici, con la loro storia umana e sportiva fatta di vittorie e cadute, per aprire un dialogo su questi temi con chi vive recluso. ‘Olimpiadi in Carcere’ è infatti una sfida che vuole offrire attraverso lo sport, il dono dei simulatori e una serie di attività formative in ambito sportivo e sanitario la possibilità di aprire per loro un percorso di cambiamento”.
Presenti infatti anche Daniele Scarpa, ex canoista vincitore di un oro e un argento ad Atlanta 1996, e Sandra Truccolo, atleta paralimpica di tiro con l’arco anche lei plurimedagliata, fondatori dell’associazione sportiva Canoa Republic che nel Bellunese sta già promuovendo percorsi di prevenzione sanitaria e promozione sportiva (qui). “In occasione dell’anno olimpico - dichiarano - vogliamo portare la nostra testimonianza come atleti che lavorano con il sociale, ma anche, con la nostra associazione, qualcosa di concreto come il simulatore di voga. L’idea è che, allenandosi a distanza, detenuti e guardie penitenziarie possano partecipare ai campionati ed entrare così in un contesto extra carcerario pur restando qui".
I due simulatori sono infatti dotati di tecnologie che permettono di registrare i risultati, che possono essere paragonati a quelli di altri istituti e creare vere e proprie competizioni sportive. Si punta in particolare a istituire una gara interna tra detenuti, che potrà essere premiata anche con premi in denaro: una sorta di “borsa sportiva" come incentivo a impegnarsi nell’attività sportiva.
A ottobre partirà inoltre un percorso formativo condotto da tecnici del Csi e professionisti dell’Ulss 1 Dolomiti. “Diversi i temi che saranno portati avanti - spiega Alice Prete, del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss - sia con i detenuti sia con la polizia. Si andrà dalla prevenzione sanitaria all’educazione alimentare, soprattutto sul fronte della prevenzione alle malattie croniche, ma anche un focus sul benessere psicofisico attraverso l’attività motoria. Lo sport diventa quindi strumento di cura di sé e di reinserimento sociale”.
Apertura al progetto, chiaramente, anche dai vertici della casa circondariale di Belluno. “L’attività sportiva - spiega la direttrice Fabiana Sasso - insegna la cultura dello sport ma anche della legalità, del rispetto delle regole, del sapersi confrontare con gli altri e del mettersi in gioco. Vedere detenuti che si recano in palestra è motivo di orgoglio perché si prendono cura del loro benessere e, proprio per questo, a luglio abbiamo anche avviato un percorso di mindfulness, cioè un laboratorio gestito da volontari per insegnare tecniche respiratorie di rilassamento per sciogliere tensioni muscolari e psicologiche”.
Il tutto, però, in una situazione di sovraffollamento che non risparmia Belluno (all’8 settembre risultano 113 detenuti su 86 posti regolamentari), con proteste interne segnalate nelle scorse ore sui social dai residenti delle vicinanze. “Anche Belluno - conclude - è nella situazione di sovraffollamento che caratterizza tutto il Paese. Affrontiamo il problema affrontato con il Provveditorato e l’ufficio dipartimentale superiore, nel frattempo cerchiamo comunque di garantire attività per favorire il reinserimento sociale ed evitare la recidiva. La struttura inoltre risale agli anni Trenta, quindi ci possono sicuramente essere problemi strutturali: oltre alla manutenzione ordinaria, sono in corso interlocuzioni con le strutture superiori nella speranza si possa avviare un più ampio intervento straordinario".
Nessun commento invece sui motivi di quella che viene definita una “piccola protesta pacifica risolta con dialogo e mediazione”.













