Azienda sanitaria in crisi, Tonina non si dimette: “Attendiamo risposte concrete da Asuit e Gpi”. Le opposizioni: “Un teatrino e la situazione è sempre più grave”
L'assessore Tonina ha deciso di non dimettersi: "Tra un mese vedrò se la situazione è cambiata" e a Ferro dice: "Si può fare meglio, si può lavorare anche di più perché questo ce lo richiede la nostra speciale autonomia". Casa Autonomia: "Se il problema riguarda l'azienda che gestisce servizi essenziali come il Cup, si pretenda che mettano a disposizione personale formato e presente in Azienda sanitaria". Il Partito Democratico: "C’eravamo illusi che le dichiarazioni dell'assessore potessero dare una sterzata, dopo due anni e mezzo, a una situazione che per chi lavora nella sanità sta diventando sempre più difficile"

TRENTO. “A 68 anni non ho bisogno di restare a tutti i costi al mio posto di assessore. Resto solo se posso davvero incidere su quella che considero una missione. Di fronte a un disagio grave, emerso attraverso numerosi problemi, è necessario che arrivino risposte concrete: in questo caso da Gpi e Asuit. Tra un mese valuteremo la situazione: se sarà rimasta invariata o addirittura peggiorata, allora che senso avrebbe la mia permanenza? Vorrebbe dire che non sono riuscito a incidere”. L’assessore alla Salute Mario Tonina, al termine dei due giorni di riflessione che si era preso dopo i pesanti disservizi che hanno colpito l’Azienda sanitaria, ha quindi deciso di non rassegnare le dimissioni.
Venerdì scorso era arrivato un duro comunicato dei consiglieri provinciali del Pd del Trentino Paolo Zanella e Alessio Manica, che, rivolgendosi ai vertici della "piramide" sanitaria, avevano detto: "Siamo di fronte a responsabilità pesanti di assessorato e azienda. Qualcuno pensa di dimettersi?".
Non era la prima volta che accadeva, con impatti pesantissimi sui cittadini. Basta pensare alle problematiche legate al nuovo Sio introdotto nei pronto soccorso e al crash per due giorni del software di gestione del laboratorio. A questo si aggiungono continui guasti alle apparecchiature radiologiche e quindi un malcontento organizzativo che monta giorno dopo giorno.
All'atto del Partito Democratico l'assessore Tonina aveva spiegato di riservarsi un paio di giorni per decidere se rimettere il mandato. “Potevo far finta di nulla e proseguire", ha spiegato nelle scorse ore al termine del weekend. "Il presidente mi aveva confermato la fiducia. Ma lo rifarei anche in questo momento perché è un mio modo di interpretare anche l'impegno attraverso le competenze importanti che mi sono state date. Sono sempre stato abituato a prendermi a cuore i veri problemi dei cittadini e soprattutto a dare delle risposte”.
In questi giorni sono emerse con chiarezza le numerose frizioni che, negli ultimi tempi, hanno caratterizzato il rapporto tra Tonina e il direttore generale Antonio Ferro, figura voluta e strenuamente difesa dal governatore Fugatti nonostante le reiterate richieste di dimissioni provenienti da più parti.
“Al dottore Ferro – spiega Tonina in conferenza stampa – dico che si può fare anche meglio, che si può lavorare anche di più perché questo ce lo richiede la nostra speciale autonomia. Noi non possiamo pensare di garantire il servizio uguale o simile a quello che hanno le altre Regioni d'Italia. Il Trentino e l'Alto Adige devono assolutamente fare di più”.
Dall'assessore un richiamo di responsabilità, quindi, al direttore generale dell'Asuit e ai tecnici, in particolare alla società Gpi. “Non ho mai chiesto le dimissioni di altre persone – spiega ancora l'assessore alla Salute – ma sia io che il presidente Fugatti abbiamo dato l'input chiaro a entrambi (Asuit e Gpi ndr) perché in tempi brevi ci presentino le soluzioni ai problemi”.
Sulle richieste di dimissioni del direttore dell'Asuit Antonio Ferro, arrivate da più parti in questi giorni, Tonina spiega che "sarebbe controproducente visto il momento delicato che sta vivendo l'azienda sanitaria”.
Tonina quindi, dopo le turbolenze di questi giorni, cerca di guardare avanti, alle sfide importanti che vanno dall'avvio dell'Asuit, all'apertura delle Case di Comunità, al disegno di legge sull'integrazione sociosanitaria e all'importante progetto legato alla prevenzione.
"Prendo atto che l’assessore Tonina non intende dimettersi. A questo punto mi aspetto che abbia ottenuto garanzie vere per dare finalmente risposte ai cittadini, perché la situazione della nostra sanità non consente più rinvii” ha commentato la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, riferendosi agli impegni richiesti a Asuit e Gpi. “Continuerò a vigilare – evidenzia – con ancora maggiore attenzione: ogni criticità, anche minima, avrà il mio intervento. Se il problema riguarda l'azienda che gestisce servizi essenziali come il Cup, si pretenda che mettano a disposizione personale formato e presente in Azienda sanitaria. I cittadini non possono pagare inefficienze altrui”.
Lo stesso assessore, spiega Demagri, aveva parlato della necessità di un commissariamento per la nuova Asuit. “Oggi è evidente che la sanità provinciale è fuori controllo: professionisti che se ne vanno, processi interni logorati, continui cambi ai vertici. Non può essere tutto un caso. Serve un gesto politico forte. È tempo di un reset vero, di una riorganizzazione profonda e trasparente che rimetta al centro la salute delle persone e la dignità di chi lavora in sanità. Non è una scelta estrema. È l’unica scelta responsabile. E questo è il primo dovere dell'assessore”.
A parlare di “teatrino” è il capogruppo del Partito Democratico, Alessio Manica. “Si mettano il cuore in pace i trentini che si erano illusi negli ultimi giorni che il disastro avvenuto per il blocco del Cup potesse essere la goccia che fa traboccare il vaso. Quella goccia che avrebbe spinto chi ha l’onere e la responsabilità del governo della sanità (certamente l’assessore e chi a questi ha dato le deleghe, cioè il presidente Fugatti) a uno scatto di reni, a una presa di coscienza delle molte difficoltà che sta vivendo il nostro servizio sanitario e che richiedono un cambio di marcia dell'Azienda sanitaria”.
Per Manica il rapporto col direttore Ferro è un rapporto più forte delle istanze che il suo assessore gli ha posto in questi giorni e in questi mesi. “Un asse, una blindatura che incuriosisce” continua il capogruppo del Pd. “Quanto ci mise il presidente a far saltare la testa del dirigente quando l’orso scappò dal Casteller? Eppure oggi, di fronte alle ben più gravi questioni che riguardano la sanità e all’impatto che hanno sui cittadini, l’unica preoccupazione è blindare il direttore. A sentire il presidente pare quasi che le cose succedano indipendentemente dalle scelte di chi le governa. Un po' troppo comodo”.
“C’eravamo illusi che le dichiarazioni dell'assessore, segnale di un vaso colmo e della piena coscienza della gravità della situazione, potessero dare una sterzata, dopo due anni e mezzo, a una situazione che per chi lavora nella sanità sta diventando sempre più difficile e rischia di logorare proprio le grandi professionalità che dentro di essa lavorano, oltre a peggiorare la qualità dei servizi che dobbiamo dare ai nostri cittadini. Attendiamo”, ha concluso Alessio Manica.
Ora non resta che attendere. C’è ora un mese di tempo, una sorta di conto alla rovescia politico e amministrativo, in cui alle parole dovranno necessariamente seguire i fatti. Le richieste di soluzioni rapide, le richieste di responsabilità a Asuit e Gpi e l’impegno personale dell’assessore porteranno a qualche risultato? Se il sistema tornerà a garantire servizi affidabili ed efficienti, Tonina potrà rivendicare di aver scelto la strada più difficile. In caso contrario, il rischio è che questa crisi torni con ancora maggiore forza.














