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Bolzano
09 febbraio | 15:22

Cuore distrutto e inutilizzabile per il trapianto salvavita, Bolzano si difende: "L'ospedale ha fornito solo le infrastrutture all'équipe di specialisti campani"

Il piccolo paziente napoletano a cui era destinato l'organo, intanto, è ancora in attesa del trapianto

BOLZANO. Sono sei le persone finite sotto la lente della Procura di Napoli per la gravissima negligenza che ha reso inservibile il cuore donato in Provincia di Bolzano lo scorso dicembre: l’inchiesta per colpa medica, coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci, punta ora a individuare le responsabilità specifiche all'interno dell’équipe di specialisti campani che effettuò il prelievo al San Maurizio.

 

Mentre il Centro Nazionale Trapianti dichiara attraverso il direttore Giuseppe Feltrin che un simile errore "non dovrà mai più accadere", l’assessore alla Sanità altoatesina Hubert Messner ha voluto blindare l’operato dell’ospedale di Bolzano, precisando che le infrastrutture locali sono state solo messe a disposizione di medici venuti da fuori, ai quali spettava l'intera gestione del protocollo di conservazione.

 

La vicenda, che vede ora un’inchiesta amministrativa parallela aperta dall’ospedale Monaldi, ruota attorno a un errore tecnico tanto banale quanto fatale: l’utilizzo di ghiaccio secco o azoto liquido nel contenitore di trasporto al posto del normale ghiaccio tritato sterile.

 

Questa scelta ha fatto crollare la temperatura del muscolo cardiaco fino a -80 o addirittura -196 gradi, "congelando" i tessuti invece di mantenerli ai 4 gradi previsti dai rigidi protocolli internazionali.

 

Il cuore del piccolo donatore di 4 anni, che avrebbe dovuto salvare un bimbo di due anni e tre mesi affetto da una grave cardiomiopatia, è stato letteralmente bruciato dal gelo durante il tragitto verso Napoli.

 

Eppure la procedura corretta prevede passaggi precisi: l’organo deve essere protetto da tre diversi sacchetti sigillati per evitare il contatto diretto con il refrigerante, che deve essere esclusivamente ghiaccio sterile.

 

L'uso di ghiaccio secco, solitamente destinato a vaccini o campioni biologici, ha provocato la morte cellulare dell'organo, scoperta dai medici del Monaldi solo al momento dell'apertura del contenitore termico tra lo sgomento generale.

 

Mentre la giustizia cerca di capire come sia stato possibile aggirare una catena di controlli così serrata, il piccolo paziente napoletano resta in cima alla lista d’attesa, vittima di una corsa contro il tempo resa ancora più difficile da un errore umano che ha trasformato un immenso atto di generosità in un fascicolo giudiziario.

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