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Bolzano
08 ottobre | 06:45

"Da qui non ci muoviamo". Aluminium Bozen chiude ogni porta al trasloco e chiede tempi certi alla Provincia

L'azienda conferma la volontà di restare nell'attuale sito produttivo durante l'incontro con la Provincia: niente spostamenti

"Da qui non ci muoviamo". Aluminium Bozen chiude ogni porta al trasloco e chiede tempi certi alla Provincia

BOLZANO. Aluminium Bozen resta dove sta. Lo ha ribadito oggi, mercoledì 7 ottobre, la proprietà dell'azienda durante l'incontro con la Provincia sul futuro dello stabilimento e sulla concessione dell'area della fonderia, che scade nel 2030. La posizione è netta: nessuna intenzione di lasciare il capoluogo altoatesino, nessuna valutazione di trasferimenti e nessuna ipotesi alternativa allo studio.

 

La scelta di restare riguarda l'intero perimetro produttivo. Da una parte la fonderia, che sorge su un terreno in concessione, dall'altra il sito di proprietà dove opera Aluminium Bozen Srl, estensione compresa. Un blocco unico, insomma, che secondo l'azienda non ha alcun motivo di essere smontato e rimontato altrove. Per spiegare il perché, la società parte da lontano, dal 1936, anno in cui l'industria dell'alluminio ha messo radici a Bolzano.

 

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ma lo stabilimento è ancora lì e, a sentire la proprietà, sta anche meglio di prima. Con l'attuale gestione i lavoratori sono infatti passati da 103 a 160, con un aumento corrispondente dell'indotto.

 

Il ragionamento dell'azienda è semplice e un po' pungente. Spendere denaro pubblico per spostare un'attività radicata, funzionante e in crescita, sostiene la proprietà, non avrebbe senso. A pesare nel discorso c'è anche il valore strategico delle lavorazioni.

 

Tra i clienti di Aluminium Bozen figurano industrie italiane della difesa, dell'aerospazio e del medicale, settori dove la filiera corta non è un vezzo. Per la tipologia di prodotti realizzati a Bolzano, dice la società, le uniche alternative produttive si trovano in Russia e in Cina. Non esattamente i fornitori che un'industria della difesa italiana sogna di avere a portata di telefonata.

 

La giornata di oggi arriva dopo giorni di tensione. Il nodo è sempre lo stesso: la concessione del terreno della fonderia, che appartiene alla Provincia e scadrà tra quattro anni, senza che finora fosse chiaro che cosa intendessero fare le parti. I sindacati avevano denunciato l'assenza di un piano e il rischio paralisi per i circa 160 lavoratori, definendo irrispettoso il silenzio sul futuro dello stabilimento. L'azienda aveva risposto di essere a sua volta in attesa da mesi di informazioni sui programmi dell'ente per l'area.

 

A rendere il quadro ancora più ingarbugliato c'era la trattativa del Gruppo Cortese, proprietario di Aluminium Bozen, per rilevare la fonderia Hydro Extrusion di Feltre, mossa che aveva fatto temere ai dipendenti un possibile trasloco dell'attività dal capoluogo altoatesino al Bellunese. Il Gruppo aveva già chiarito che le due vicende non hanno alcun legame, che Aluminium Bozen e Aluminium Dolomites sono società distinte e autonome e che il tavolo resta a Bolzano. Sullo sfondo c'è anche il progetto della Provincia di destinare l'area della fonderia all'ampliamento del NOI Techpark.

 

Ora la proprietà dichiara la propria disponibilità a proseguire il confronto con la Provincia e con le parti sociali. L'obiettivo dichiarato è arrivare in tempi certi a una soluzione che garantisca continuità produttiva e occupazionale, tutelando i lavoratori, l'indotto e il territorio. Il richiamo ai tempi certi non è casuale: il calendario della concessione corre e, nel frattempo, 160 famiglie aspettano di sapere se il loro posto di lavoro resterà effettivamente dov'è.
 

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