Acciaierie Valbruna: firmata la concessione dopo un anno di piazze e proteste. "Non abbiamo mai smesso di investire e di pensare alla tutela dei lavoratori"
"Milioni di euro di investimenti portati avanti anche quando non c'era alcuna certezza" ha spiegato l'amministratrice delegata. Una frase che riassume bene il clima degli ultimi dodici mesi, fatti di cortei, presidi e famiglie che non riuscivano nemmeno ad accendere un mutuo perché non sapevano se, di lì a qualche mese, avrebbero ancora avuto un lavoro

BOLZANO. Quando le hanno chiesto se, nonostante mesi di incertezza sul futuro dello stabilimento, l'azienda avesse comunque continuato a investire, Antonella Amenduni non ha usato mezzi termini: "abbiamo lanciato il cuore oltre l'ostacolo".
Milioni di euro di investimenti, ha spiegato l'amministratrice delegata di Acciaierie Valbruna, portati avanti anche quando non c'era alcuna certezza su cosa sarebbe successo ai terreni di via Volta a Bolzano su cui sorge lo stabilimento bolzanino dell'azienda siderurgica.
Una frase che riassume bene il clima degli ultimi dodici mesi, fatti di cortei, presidi e famiglie che non riuscivano nemmeno ad accendere un mutuo perché non sapevano se, di lì a qualche mese, avrebbero ancora avuto un lavoro.
Oggi, 3 settembre, quell'incertezza è ufficialmente finita. A Palazzo Widmann il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher e Amenduni hanno firmato la convenzione che assegna ad Acciaierie Valbruna la concessione d'uso trentennale dei due compendi industriali dello stabilimento di Bolzano, la sede principale e lo Stabilimento Erre, con la possibilità di un ulteriore rinnovo di trent'anni se la produzione siderurgica proseguirà.
Un orizzonte di sessant'anni, dunque, per un canone annuo di 1.740.000 euro più IVA. La proroga concessa dopo la scadenza del precedente contratto scadeva proprio oggi, e la Provincia ha voluto sottolineare la puntualità con cui è arrivata la firma.
Amenduni lo ha ripetuto più volte, davanti alle telecamere e nella conferenza stampa: la priorità è sempre stata la tutela delle persone che lavorano in azienda, ed è stata proprio la compattezza dei lavoratori, uniti nella battaglia per il proprio posto, a rendere possibile questo risultato.
Un legame che lega Bolzano a Vicenza più di quanto si pensi: la mancata permanenza dello stabilimento altoatesino, ha ricordato l'amministratrice delegata, avrebbe significato anche la fine della presenza dell'azienda a Vicenza, e quindi in Italia. Un discorso che è anche affettivo, prima ancora che industriale: fu suo padre, nel 1995, a salvare lo stabilimento bolzanino rendendolo negli anni una realtà competitiva a livello globale, e la famiglia Amenduni ha sempre detto di voler restare radicata dove opera.
Proprio per questo, pur firmando con soddisfazione la concessione, l'azienda avrebbe preferito un'altra soluzione: la piena proprietà dei terreni. Non è un dettaglio da poco, ed è un punto su cui Amenduni è stata piuttosto esplicita.
Oggi c'è Kompatscher, con la sua giunta, disposto a garantire stabilità e a tenere fede agli impegni presi. Ma tra trent'anni, o anche solo tra cinque, chi lo sa chi sarà seduto in quella stanza, e con quali intenzioni. La proprietà, insomma, avrebbe tolto ogni margine di incertezza dal tavolo, mentre la concessione, per quanto lunga, resta pur sempre una concessione.
Il percorso che ha portato alla firma di oggi non è stato semplice, e vale la pena ricordarlo, perché a tenerlo vivo sono stati soprattutto i lavoratori. Il 7 ottobre dello scorso anno centinaia di operai, arrivati anche da Vicenza, sfilarono fino a piazza Magnago al grido di "giù le mani dalla Valbruna", protestando contro un bando che avrebbe messo a gara il diritto di superficie sui terreni per i prossimi cinquant'anni a un valore di 150 milioni di euro, una cifra che avrebbe più che raddoppiato il canone allora in vigore. Valbruna aveva fatto sapere di non voler partecipare a quella gara, che infatti andò deserta alla scadenza del 15 gennaio di quest'anno.
Fu allora che i sindacati, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, tornarono in piazza con centinaia di lavoratori, chiedendo alla Provincia una risposta definitiva e ricordando come anche il governo fosse intervenuto sulla vicenda attraverso il Golden Power.
A luglio, con la scadenza del 3 settembre ormai vicina, un nuovo presidio riportò l'attenzione sul tema, con le rappresentanze sindacali che chiedevano di chiudere l'accordo entro quella data, senza ulteriori proroghe.
Quella data è arrivata, e con essa la firma. Il presidente Kompatscher ha parlato di una "quadratura del cerchio" capace di soddisfare tutti i portatori d'interesse coinvolti, l'azienda, la Provincia, lo Stato, che ha dichiarato l'attività siderurgica di interesse strategico nazionale, e naturalmente i lavoratori. Il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Marco Galateo ha parlato di una fase complessa che si chiude, aprendo una prospettiva di maggiore certezza non solo per lo stabilimento ma per l'intero sistema economico altoatesino.
L'assessore Christian Bianchi, che ha seguito da vicino la definizione del canone attraverso il suo dipartimento, ha parlato di una soluzione equilibrata e sostenibile, frutto di un dialogo costruttivo con l'azienda. "Con la sottoscrizione di questo accordo poniamo le basi per garantire continuità, stabilità e prospettive di sviluppo a una realtà produttiva strategica per Bolzano. Il risultato raggiunto è frutto di un intenso lavoro di coordinamento tra le diverse strutture provinciali coinvolte e di un dialogo costruttivo con l'azienda. Per quanto di nostra competenza, abbiamo seguito con particolare attenzione gli aspetti relativi al canone e alla concessione, contribuendo a definire una soluzione equilibrata e sostenibile. Siamo soddisfatti del percorso che si conclude oggi con questa firma, un traguardo importante che rafforza le prospettive dell'impresa, tutela l'occupazione e conferma il valore di questo stabilimento per la città di Bolzano e per l'intera provincia", ha detto Bianchi.

















