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11 settembre | 18:48

Era una sorgente perenne capace di alimentarsi con l'umidità dell'aria, nelle ultime stagioni calde è senz'acqua: ''Ma è anche colpa dell'uomo''

Studiata da illustri scienziati sia nel passato che nel presente, la sorgente Bukovec è uno dei rarissimi esempi sul Carso di sorgente di condensazione: ''Nel passato siti come questo venivano mantenuti poiché preziosi per il passaggio di persone o animali. D'altronde sistemi di percolazione da condensa molto simili vengono utilizzati anche nel deserto come riserva d'acqua. Ma oggi chi si prenderebbe la briga di andare in Val Rosandra a restaurare una sorgente?''

Era una sorgente perenne capace di alimentarsi con l'umidità dell'aria

TRIESTE. Una sorgente che non nasce né da una falda né da un torrente e compare anche in assenza di pioggia. A ben guardare si tratta di uno dei più straordinari esempi presenti sul Carso di condensazione naturale, dove l'umidità dell'aria si concentra tra le rocce e defluisce fino a uno strato impermeabile creando un accumulo di acqua. Qualcosa di straordinario, studiato da anni da tecnici e scienziati, che però da qualche tempo è in secca.

 

Stiamo parlando della sorgente Bukovec che nel corso della storia ha rappresentato, nonostante le sue modeste dimensioni, un punto d'appoggio e approvvigionamento importante per coloro che, per ragioni legate al commercio o all'allevamento si trovavano a transitare all'interno della Val Rosandra. Il piccolo fiotto si trova in un punto impervio della via di risalita verso il Monte Carso nel quale non passano corsi d'acqua, tanto che la fonte era stata soggetta a interventi di sistemazione e ottimizzazione da parte dell'uomo.

 

Silvio Polli, illustre scienziato e docente universitario triestino, descriveva negli atti della Commissione Grotte “E. Boegan” del 1985, e con dovizia di particolari, quello che era considerato uno dei fenomeni più particolari del Carso triestino, utilizzando con queste parole: “Il Monte Carso ha struttura di anticlinale con orientamento assiale sudest-nordovest. È costituito, negli strati superiori, di calcari eocenici grigio-chiari a Nummuliti ed Assiline. II suo versante nordest, con una stratificazione rocciosa quasi concorde al pendio, presenta nella sua parte più alta una vasta e ben delimitata conca. Essa è nota col nome di Slèbernik (da sleb = canalone, grondaia). Nell'estremo inferiore nordest della conca, al limite di un notevole ghiaione detritico, alla quota di 298 metri, sgorga la sorgente Bukovec”.

 

Ma c'è di più, perché questa sorgente così particolare storicamente ha sempre garantito una riserva d'acqua, pur con inevitabili variazioni più o meno significative, perfino nelle condizioni estive più calde, come evidenzia la disamina di Silvio Polli. “La sorgente Bukovec è in effetti un sistema sorgivo – evidenziava il professore -, in quanto due sono le sorgenti che scaturiscono presso lo stesso sito. Le due sorgenti sono perenni. Anche in periodi molto secchi, come quelli estivo-autunnali del 1983 e del 1985, hanno sempre erogato acqua”. 

 


 

Ed è in questo contesto che emerge il dato più evidente, perché, rispetto agli anni di studio del Polli, nelle ultime stagioni calde la sorgente Bukovec è apparsa più volte in secca, come ha confermato per Il Dolomiti Fulvio Forti, già istruttore nazionale del Cai ed esponente della Commissione Grotte E. Boegan. “Confermo che questa estate la sorgente era completamente asciutta- – dichiara Forti -, è un segno del cambiamento dei tempi. E questo accade perché a fronte di temperature estreme come quelle di questa estate l'acqua che si condensa non fa in tempo ad accumularsi perché evapora troppo presto”. Il fattore climatico non appare tuttavia quale l'unico elemento alla base del deterioramento della sorgente Bukovec, un ruolo chiave in tal senso può essere stato giocato anche dall'incuria e dell'abbandono da parte dell'uomo.

 

Su questo problema si è interrogato anche Marco Restaino, speleologo di punta della Società Adriatica di Speleologia che da sempre studia le cavità del Carso e il comportamento dell'acqua ipogea. “Sorgenti a condensazione come la Bukovec sono estremamente rare sul Carso – ha specificato Restaino -, e sarebbe bello poterle preservare. Nel passato ritengo verosimile che esistesse una vera e propria cultura in questo senso da parte delle persone per cui siti come questo venivano mantenuti poiché preziosi per il passaggio di persone o animali, perché i segni di un qualche intervento sono ancora visibili. D'altronde sistemi di percolazione da condensa molto simili vengono utilizzati anche nel deserto come riserva d'acqua. Ma oggi chi si prenderebbe la briga di andare in Val Rosandra a restaurare una sorgente? Operazioni di questo genere vengono in genere realizzate dalle amministrazioni laddove sussiste un pubblico interesse”.

 

Ed è in questo senso che si inserisce una riflessione che potrebbe assumere rilevanza in prospettiva futura, volta a farci maturare una nuova consapevolezza riguardo quanto meriterebbe intervenire per valorizzare l'unicità di una sorgente come la Bukovec, e del potenziale che risiede in una piccola fonte capace di erogare acqua anche dove quest'ultima fosse assente dall'ambiente circostante, esempio di come, in certe situazioni, è la natura che può indicare all'uomo la soluzione di problemi specifici.

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