“I ragazzi si sentono testimoni e lo vogliono riportare a modo loro”. Ecco com’è nata l’idea di raccontare il Vajont tramite il calcio
Alla notizia dell’arrivo a Longarone delle maglie ufficiali di Real Madrid e Juventus in risposta all’appello di un gruppo di studenti della scuola media, abbiamo contattato il docente Paolo Vendramini per farci raccontare com’è nata l’idea di raccontare la storia del Vajont attraverso lo sport. L’appello alle società bellunesi: “Se tramite Il Dolomiti riusciamo a raggiungerle, ci farebbe piacere ricevere anche le loro maglie”

LONGARONE. “Passa il tempo e i sopravvissuti della tragedia del Vajont sono sempre meno. C’è quindi bisogno di passare il testimone della memoria alle nuove generazioni e raccontare quanto successo anche attraverso il calcio è oggi, forse, il modo giusto”.
Alla notizia dell’arrivo a Longarone delle prime maglie ufficiali del Real Madrid e della Juventus in risposta all’appello di un gruppo di studenti della scuola media “P. Gonzaga” (qui l’articolo), Il Dolomiti ha contattato Paolo Vendramini, docente di lettere, per farsi raccontare com’è nata l’idea di raccontare la storia del Vajont attraverso lo sport. “Il nostro istituto comprensivo - spiega - ha una commissione Vajont composta da insegnanti dei vari plessi che ogni anno promuovono iniziative e attività didattiche per la memoria, come fiabe o la creazione di libricini. In tutto ciò, arrivano sempre anche testimoni e sopravvissuti, uno dei quali lo scorso anno ha citato la partita di Coppa dei campioni Real Madrid - Rangers Glasgow del 9 ottobre 1963. Il fatto che molti ragazzi dei borghi di Longarone, in assenza di televisioni, siano andati a vederla al bar Centrale o al bar Minerva, rimettendoci la vita, ha colpito molto i ragazzi”.
Non solo. Gli studenti sono rimasti colpiti anche dal fatto che, su 11 giocatori dell’Acli calcio Longarone, appena passata in seconda categoria, solo in 5 sopravvissero: perché allora non ricostruire la loro memoria, oltre a quella delle 1910 vittime, tra cui 476 bambini? “È questa la domanda che si sono fatti. Da qui - prosegue Vendramini - hanno deciso di scrivere ai presidenti delle squadre di serie A e B, ma anche di Real Madrid e Glasgow e delle città gemellate con Longarone, per chiedere l’invio di una maglia e creare uno spazio didattico in cui raccontare queste testimonianze”.
Dal sogno, alla realtà. La segreteria della scuola ha inviato 63 pec alle società e dopo due giorni la Juventus ha risposto appoggiando pienamente l’iniziativa. Hanno fatto seguito Udinese, Real Madrid e Dolomiti Bellunesi. “Ringraziamo tutti - afferma Vendramini - soprattutto la Dolomiti Bellunesi, perché pian piano anche le altre squadre locali si stanno informando. I ragazzi avrebbero infatti voluto contattare anche le società della provincia, ma non abbiamo reperito tutti gli indirizzi, quindi se tramite Il Dolomiti riusciamo a raggiungerle, ci farebbe piacere ricevere le loro maglie”.
Il progetto non finisce qui. Tramite le maglie, i ragazzi ricostruiranno le storie delle città e delle squadre, in un lavoro interdisciplinare che punta a coinvolgere anche altre scuole. “Come insegnanti e con gli alunni - spiega - siamo disponibili a raccontare ad altre scuole, sul territorio o in Italia, la storia del Vajont. C’è bisogno di didattica e di come testimoniare quanto accaduto con metodi diversi, dalle fiabe al calcio: nel museo che allestiremo i ragazzi racconteranno infatti anche il monte Toc, le testimonianze raccolte a Casso, la battaglia di Tina Merlin”.
Come hanno reagito all’arrivo delle prime maglie? “Erano entusiasti e fuori di sé - risponde - perché non credevano nemmeno che avrebbero ricevuto risposta. Li ho sempre sollecitati a perseguire i loro sogni e ci abbiamo provato, e il mondo del calcio ha subito rilanciato. Ora hanno voglia di studiare le città, le squadre e hanno tratto anche un altro insegnamento da tutto ciò. Il 1963-64 fu l’anno della grande Inter e del grande Real e, sulla scia di questo, il professore Dal Piaz definì quella del Vajont ‘la grande diga’: ecco, i ragazzi hanno capito che non sempre dire grande è positivo, che bisogna indagare e non essere mai superficiali. Emergono quindi tante sfaccettature, che magari altri alunni e altre scuole potranno ulteriormente approfondire”.
Il progetto, partito dalla 1B e la 2B del corso prolungato, sta ora coinvolgendo tutto l’istituto. Oltre al museo didattico, i ragazzi presenteranno a teatro un racconto inedito sulla partita il prossimo 9 ottobre: uno spettacolo che sarà inoltre portato a Casso e a Igne, da cui quella fatidica sera partirono molti loro (quasi) coetanei per vedere la partita. Ma dove anche molti, troppo stanchi dopo una giornata di lavoro nei boschi, rimasero a casa, salvandosi la vita. “Di tutto ciò i nostri ragazzi si sentono oggi testimoni e lo vogliono far sapere, a modo loro” conclude Vendramini.












