L'incredibile caso dei Casoni di Marano ''comprati'' tramite l'IA che ''visto il clima di marcata ostilità'' (e la causa del Comune) è pronta a rivendere. Il sindaco: ''Assurdo''
Dietro alle vicende legate all'aggiudicazione dei Casoni di Marano spunta un algoritmo di intelligenza artificiale che avrebbe orchestrato tutte le operazioni, dall'individuazione di possibili occasioni immobiliari all'affidamento dell'incarico ad uno Studio di Gorizia. ''I protocolli dell'intelligenza artificiale - comunicano dallo studio che rappresenterebbe gli acquirenti - non sono programmati per subire passivamente campagne denigratorie o contesti minatori. Visto il clima di marcata ostilità e di oggettivo pericolo nei confronti di questa operazione filantropica, informiamo che l'algoritmo di gestione sta ricalcolando le opzioni di valorizzazione dell'asset''. Il sindaco: ''Confidiamo nell'udienza dell'8 maggio''

TRIESTE. “Questo è un insulto alla tradizione dei Casoni, e verso chi li ha gestiti fino ad ora. Ci viene detto che un algoritmo di intelligenza artificiale si è offeso perché il comune ha fatto valere le sue ragioni, veramente incredibile. Ma abbiamo dato mandato al nostro legale di fare degli approfondimenti perché quanto sta accadendo non è normale”. Queste le parole del sindaco di Marano Lagunare Mauro Popesso rilasciate a Il Dolomiti nell'ambito di una vicenda che sta assumendo dei contorni sempre più grotteschi, quella legata alla storia che vede al centro i tipici Casoni della laguna di Marano, in provincia di Udine.
Un luogo straordinario posizionato tra l'entroterra e il mare Adriatico, particolarmente caratteristico alla luce tanto del suo patrimonio naturalistico, quanto di quello storico. Un patrimonio quello dei cosiddetti "casoni", così vengono chiamati nel dialetto locale le grandi strutture storiche costituite da capanni per la pesca realizzate con i tipici tetti spioventi di canna palustre, che per secoli hanno assistito alla vita dei pescatori maranesi nelle acque della laguna. Un mondo sospeso tra acqua, pesca, sale e terra, capace di affascinare anche Ernest Hemingway, vedere per credere il suo romanzo “Di là dal fiume e tra gli alberi” che si ambientava anche in quella laguna, del 1950.
Ebbene questi luoghi sono stati aggiudicati all'asta lo scorso 2 aprile ad un'azienda immobiliare estera sulla cui identità vige il massimo riserbo. Parallelamente negli scorsi giorni aveva iniziato a circolare in rete un misterioso crowfunding, partito da anonimi, che invitava a donare dei soldi apparentemente allo scopo di salvare i Casoni dalle mani dei privati per riconsegnarli al bene pubblico, ma il Comune di Marano ha avvertito tutti (compreso il Dolomiti) di restare alla larga da una colletta che il comune ha definito "priva di qualsiasi utilità concreta rispetto all'obiettivo dichiarato (essendosi già conclusa l'asta ndr) e potrebbero configurarsi i presupposti per essere qualificata come condotta fraudolenta, in particolare a danno dei cittadini maranesi che intendono tutelare i casoni lagunari".
Ma l'apice dell'assurdo si è raggiunto quando ieri, 8 aprile, anche alla redazione de Il Dolomiti è giunto un comunicato da parte di uno studio ingegneristico di Gorizia, presentatosi come referente rappresentante dell'aggiudicatario dei Casoni, che aveva l'obbiettivo di difendersi dalle accuse di truffa scagliate dal Comune nonché dal sindaco di Marano. Il problema? Che a detta dello stesso comunicato stampa tutto sarebbe stato orchestrato da un algoritmo di intelligenza artificiale. Non solo l'individuazione e l'acquisto dei Casoni, ma anche l'affidamento dell'incarico al referente intermediario. E ora che si sta alzando un polverone sulla vicenda l'algoritmo in qualche modo potrebbe averne a male e sarebbe pronto a sganciarsi rivendendo ad altri il lotto.
“L'aggiudicatario provvisorio degli immobili non è uno "speculatore" intento a lucrare sulle tradizioni del Friuli Venezia Giulia – afferma il comunicato - L'acquisizione è stata condotta da un algoritmo di intelligenza artificiale in uso ad un'azienda immobiliare europea. Tale algoritmo ha dato mandato esclusivo al nostro Studio di mantenere il più rigoroso anonimato sulla propria identità aziendale, in quanto bersaglio in queste settimane, di pesanti minacce sia velate che esplicite, da parte di diversi soggetti”. Una IA che avrebbe quindi dato mandato ad uno Studio di intercedere per conto di un'azienda europea, nella totale contraddizione di presentarsi come salvatore dei Casoni dagli speculatori privati, pur facendo però le veci a sua volta di una realtà immobiliare estera di cui in pratica non si sa nulla che si muove tramite una sorta di scouting delle occasioni immobiliari realizzata dall'intelligenza artificiale e che si sarebbe infine “offesa” per le azioni legali e comunicative intraprese dal Comune per contrastare l'operazione.
Questo, infatti, recita il comunicato: “I protocolli dell'intelligenza artificiale non sono programmati per subire passivamente campagne denigratorie o contesti minatori. Visto il clima di marcata ostilità e di oggettivo pericolo nei confronti di questa operazione filantropica, informiamo che l'algoritmo di gestione sta ricalcolando le opzioni di valorizzazione dell'asset. Sta attualmente valutando la rivendita dei lotti ad investitori privati, dai quali sono peraltro già pervenute formali e concrete offerte di acquisto''.
Una questione fumosa e surreale, nella quale si intravede tuttavia un'ultima chance di far uscire dall'incubo tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti della laguna e dei Casoni, ed è rappresentata da un'udienza che si terrà il prossimo 8 maggio al tribunale di Trieste, come spiegato dal sindaco di Marano Popesso: “Sulla laguna di Marano c'è il diritto di Uso Civico di caccia e di pesca per i cittadini. Grazie a un regolamento risalente addirittura al 1899, i cittadini maranesi potevano chiedere l'autorizzazione al sindaco di costruire un riparo da pesca, un Casone. Pertanto siamo convinti che almeno alcune di quelle aree devono essere di natura demaniale. Se fosse così decadrebbe tutto, ogni acquisto. Abbiamo già avuto un'udienza lo scorso 12 marzo, e il prossimo 8 maggio presenteremo in ultima udienza i documenti con le rimostranze del Comune, lì si decideranno le sorti perché la controparte farà lo stesso. Vale a dire un gruppo di persone che si spaccia per chi vuole salvaguardare la laguna e non ha neanche il coraggio di metterci la faccia, speculando su strutture a noi care perché custodi della storia e della cultura della laguna”.
E sul punto la replica dello studio che rappresenta il fantomatico algoritmo è la seguente e si ricollega al fatto che l'algoritmo sarebbe sul punto di rivendere. ''Invitiamo infine a una profonda riflessione sulle conseguenze delle ultime azioni intraprese: qualora la sentenza del Commissariato per gli Usi Civici – la cui udienza è attesa a ridosso del prossimo mese – dovesse rivelarsi sfavorevole e non portare all'annullamento dell'asta pubblica, il progetto di recupero partecipato decadrà in via definitiva. In tale scenario, l'immobile rimarrà incagliato in prevedibili dinamiche speculative. Se l'asta non verrà annullata, sarà poi impossibile recuperare la perdita della cultura storica maranese. La responsabilità storica di questo fallimento non ricadrà su chi ha tentato di salvare i casoni investendo capitali, ma esclusivamente su chi ha scelto la via del sabotaggio, delle minacce e dell'ostruzionismo locale''.












