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Belluno
12 febbraio | 09:21

L’ipotesi dell’elisoccorso a Feltre accende le polemiche. L’intervista a ‘Rufus’ Bristot: “Scelta ingiustificabile, non ci sono i numeri. Si finirà per favorire Treviso”

Dopo l’annuncio dato dal commissario Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben circa la volontà di spostare a Feltre l’elisuperficie del secondo elicottero, Il Dolomiti ha contattato il volontario Cnsas Fabio Rufus Bristot per capire perché si tratterebbe di una scelta che lui stesso definisce "folle". Nell'intervista le motivazioni legate ai numeri, ma anche una riflessione sul destino della sanità bellunese

FELTRE. “Portando le persone dal San Martino a Feltre si depotenzia l’ospedale di Belluno e alla fine non avremo né l’uno né l’altro come ospedali con specialità apicali e chi si avvantaggerà ancora una volta sarà Treviso, già trauma centre e ospedale di riferimento anche per patologie neurochirurgiche”.

 

Lo sfogo di FabioRufusBristot, storico volontario del Soccorso alpino bellunese e già membro della direzione nazionale del Corpo, arriva dopo la notizia della volontà di portare l’elisuperficie del secondo elicottero a Feltre. “Stiamo lavorando per portare a Feltre una base Hems (Helicopter Emergency Medical Service)” aveva infatti annunciato tra le righe il commissario Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben pochi giorni fa (qui il discorso): un annuncio non preso da tutti positivamente.

 

Il Dolomiti ha contattato Bristot per capirne le motivazioni, che guardano soprattutto alla sproporzione tra Belluno e Feltre dal punto di vista del bacino cui il servizio si rivolge. Ma la riflessione parte da più lontano. “Nel 2019 - spiega Rufus - la Regione Veneto approva il fatto che la provincia di Belluno si doti di elisoccorso notturno h24. Da allora, più volte si sono fatti annunci in tal senso senza però arrivare all’obiettivo finché, giocoforza, è letteralmente decollato a Treviso. Ancora una volta, quindi, nell'insipienza e nella mancata consapevolezza di sindaci e presidente della Provincia, che pur non avendo competenze in materia sanitaria dovrebbe esporre la sua opinione, questo servizio è stato scippato”.

 

In seguito, Bristot spiega come, su iniziativa di Dolomiti Emergency, in accordo con Ulss e Suem, nel 2023 sia stato posizionato un secondo elicottero a Cortina e, da qui, l’idea sia stata ripresa portando il mezzo a Belluno. “Poi - prosegue - apprendiamo allibiti la notizia del possibile trasferimento a Feltre, per il quale non c’è giustificazione statistica né operativa. Si tratta infatti di numeri: il 72% degli interventi di soccorso sono favoriti con il posizionamento dell’elicottero a Pieve di Cadore, perciò su Belluno, il Feltrino, la Valbelluna e l’Alpago ci sono molti meno interventi rispetto all’area dolomitica, in primis per ovvi motivi turistici. Di contro, solo il 38% degli interventi sono favoriti con l’elicottero a Belluno, percentuale che scenderebbe spostandolo a Feltre: la soluzione quindi è totalmente folle”.

 

Inoltre non mancherebbero conseguenze per il San Martino di Belluno. ”Da ospedale hub qual è ora - aggiunge - sarebbe destinato a diventare spoke, perché tutta una pluralità di servizi legati all’arrivo di persone in codice rosso sarà depotenziata, dovendo Feltre giustificare i numeri per mantenere la sede dell’elicottero”.

 

Che fare dunque? “Quello che avrebbe dovuto già essere fatto - risponde - cioè portare il mezzo in una zona mediana: la base dell’antincendio boschiva della Regione a Sospirolo, che lo stesso Dal Ben ha benedetto la scorsa estate come seconda base. Infatti, è equidistante da Belluno e Feltre e coprirebbe in modo ottimale il basso e medio Agordino. Perché non è stata perorata questa causa?”.

 

Serve quindi, come sempre, un forte intervento della politica. “Resto anche basito - prosegue Bristot - che il sindaco di Belluno non alzi la testa. Il vicesindaco è intervenuto, ma dov’è la politica della città capoluogo? Mentre i feltrini hanno sempre difeso il loro ospedale, Belluno sembra dare per scontata la presenza del San Martino senza mai difenderne i servizi: abbiamo perso primari validi e specialità, ma nessuno dice nulla. Per questo mi sento, da cittadino della provincia, di ribadire che si tratta di una scelta a livello operativo, statistico, logistico e sanitario assolutamente folle, mentre, da cittadino del comune, di difendere per una volta le prerogative del San Martino, perché se divide ancora una volta il suo mantello resta nudo e così i cittadini, che di questa struttura hanno bisogno”.

 

“Quindi mi chiedo: è possibile - conclude - che il bellunese non si desti anziché finire per dipendere da soggetti terzi? Che non ribadisca che il prossimo direttore generale sia sì una persona professionalmente capace, ma di Belluno? Sembra invece mancare la capacità di alzare la testa e preordinare una strategia sulle politiche sanitarie. Con il cambio di Giunta ci sarà una riprogrammazione della sanità veneta dei prossimi dieci anni, perciò i sindaci devono analizzare la situazione, verificare cosa è stato fatto finora e intervenire. Per farlo, ci deve essere una regia, una leadership, che espliciti in modo razionale cosa si vuole per poi andare a Venezia a contrattare: diversamente sceglierà Venezia, nell'incapacità nostra di fare qualsiasi tipo di proposta, come avviene da ormai troppo tempo”.

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