“Mediterraneo troppo caldo, l'Italia in costante allerta rossa: passata una tempesta se ne prepara un'altra”
L'allerta arriva da Anbi dopo i disastrosi allagamenti causati dalla tempesta Agneta in Grescia: “Dobbiamo essere consapevoli – dice il presidente Francesco Vincenzi – che poteva andare molto peggio al nostro Mezzogiorno”. Giù invece le portate dei fiumi al Nord

ROMA. Piogge fortissime, strade allagate, danni alle case e auto trascinate dalla corrente. Sono queste le immagini arrivate negli scorsi giorni dalla Grecia, in particolare dall'isola di Rodi, dopo il passaggio della tempesta Agneta nell'area dell'Egeo orientale. La violenta perturbazione ha interessato, se pur in misura minore, anche diverse Regioni del centro e del sud Italia, spingendo i responsabili di Anbi (l'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue) a lanciare un nuovo appello per “accelerare sulle politiche di adattamento alla crisi climatica”.
L'Italia, dicono infatti gli esperti, è “in costante allerta rossa per il Mediterraneo troppo caldo” e “passata una tempesta se ne prepara un'altra”. Proprio il nostro Paese, tra l'altro, è stato colpito numerose volte negli ultimi anni da eventi meteo eccezionali, a partire da Vaia fino ai due eventi di pioggia estrema registrati nel maggio 2023 in Emilia Romagna. Le immagini arrivate dalla Grecia, in altre parole, non possono che richiamare alla memoria scene analoghe che, purtroppo, sempre più spesso si osservano anche in Italia.
“A vedere i disastrosi allagamenti causati dalla tempesta Agneda a Rodi, nonché su Grecia centro-occidentale, Peloponneso e su altre isole del mar Egeo – spiega Francesco Vincenzi, presidente di Anbi – dobbiamo essere consapevoli che poteva andare molto peggio al nostro Mezzogiorno, nonostante tali regioni, fino al sud delle Marche, siano state ancora una volta colpite dall'estremizzazione degli eventi meteo, a conferma della necessità di accelerare sulle politiche di adattamento alla crisi climatica”.
A livello numerico, i dati del settimanale report dell'Osservatorio Anbi sulle risorse idriche pongono l'attenzione su un'altra evidenza: “Cumulate di almeno 100 millimetri di pioggia in un arco di tempo ravvicinato sono ormai ricorrenti; è accaduto sulle Marche (100 millimetri su Umito nell'Ascolano), sull'Abruzzo (oltre 130 millimetri a Vasto Marina nel Tearino), sul Molise (quasi 160 millimetri a Campitello Matese, in provincia di Campobasso), sulla Campania (100 millimetri in Irpinia), sulla Puglia (quasi 180 millimetri a Faeto nel Foggiano e 126 millimetri a Squinzano, nel Leccese), sulla Sicilia (145 millimetri nel Palermitano e 122 millimetri a Caronia Pomiere, nel Messinese); non è andata meglio in Calabria, dove quasi 50 millimetri di pioggia si sono rovesciati in pochi minuti su Catanzaro”.
“E' evidente che, di fronte a questi improvvisi rovesci d'acqua – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – qualsiasi rete idraulica va in sofferenza, ma è altrettanto palese che continua ad abbandonare il territorio agricolo, perlopiù cementificando come testimoniato dai dati Ispra, è una fatale aggravante per l'assetto idrogeologico del nostro Paese”. Le elevate temperature tuttora presenti nel Mar Mediterraneo poi – nel Tirreno settentrionale, dice Anbi, sono state registrate anomalie termiche tra i +1,5 e i +3 gradi centigradi ad ottobre - costituiscono una “riserva d'energia pronta a sprigionarsi, quando i flussi umidi ascendenti nelle acque marine incontrano l'aria polare”.
Pertanto, ribadisce l'Osservatorio: “Le recenti emergenze idrogeologiche sono destinate a ripetersi nelle prossime settimane”.
Nel frattempo però, al nord la situazione idrica rimane complicata: “Ad eccezione del Sebino (55,7% di riempimento) i livelli dei grandi laghi sono sotto media: Il Verbano è pieno al 52%, il Lario al 42,9% e il Garda al 45%. Il fiume Po è tornato a registrare flussi troppo esigui per la stagione autunnale: ad Isola S.Antonio, nell'Alessandrino, il gap con la media storica è -72%, a Piacenza -63% mentre a Pontelagoscuro, in prossimità del delta, si registra -61%”.
Su tutto il bacino padano si segnalano poi flussi fluviali scarsi. Male anche l'Adige in Veneto, dove per Anbi la portata del secondo fiume italiano sarebbe del 54% più esigua della norma.














