"Raccontiamo persone, non eroi". Una stanza e due microfoni, il podcast sulla montagna di Matteo e Alessandro: "Dai nostri ospiti prospettive uniche sulle terre alte"
Matteo Pilon e Alessandro Zanchetta sono due giovani bellunesi e raccontano ogni mese la montagna con il loro podcast “Vertigini”. I loro ospiti sono soprattutto sportivi, ma non mancano gli approfondimenti su salute, ambiente, energia e alimentazione: ecco com’è nato e perché il loro format funziona

PONTE NELLE ALPI. “Il nostro podcast è una cosa bella perché non lo viviamo come un lavoro: le interviste ci permettono ogni due settimane di trovarci e chiacchierare con una persona che ci regala prospettive uniche sulla montagna. Il tutto con due poltrone e due microfoni in una stanza a casa mia. E funziona anche perché la gente ha voglia di raccontarsi così”.
“Vertigini” è un podcast nato circa tre anni fa in una piccola frazione di Ponte nelle Alpi. Si presenta come “il podcast per chi la montagna la ama in ogni sua forma. Con il nostro stile rilassato e cazzaro, raccontiamo persone e non eroi!”. A portarlo avanti Matteo Pilon e Alessandro Zanchetta, due giovani con la passione per l'outdoor e le lunghe chiacchierate. Il formato, infatti, propone interviste di una o due ore nelle quali si parla di alpinismo, sci, arrampicata, trail running, volo libero, bouldering, scialpinismo, oltre ad approfondimenti su alimentazione, psicologia del rischio, salute e ambiente.
Una chiacchierata, più breve, l’ha fatta anche il Dolomiti con Matteo, ingegnere e alpinista di 36 anni, nella cui casa di Soccher i due amici registrano e montano i pezzi. “Ho sempre ascoltato molti podcast - racconta - e all’epoca c’era un vuoto in Italia, che ora si sta colmando, nel dare spazio a voci dell’outdoor e dell'alpinismo. Così mi è venuta l’idea di un formato lungo, che in America funziona bene in tanti settori”.
Da lì prende i microfoni, contatta gli atleti e realizza interviste in video chat dalle quali estrae poi l’audio. In realtà non le chiama interviste: dietro c’è infatti un’idea diversa. “Tutto è nato - prosegue - dal bisogno di molti di andare oltre contenuti oggi rapidi e spesso mediati, nell’esigenza di approfondire e sviscerare le cose. E funziona anche per gli ospiti, perché hanno l'occasione di raccontarsi per davvero. Anche gli sportivi, infatti, sono abituati a dover mantenere un’immagine e trasmettere un certo messaggio, complice anche per il poco tempo a disposizione nelle solite interviste. Con noi invece si mettono più a nudo”.
Non a caso, fin dall’inizio l’obiettivo è stato far venire fuori le persone dietro gli atleti. “Per farlo - specifica - volevo fossimo prima di tutto io e Ale a metterci in gioco: se ti aspetti che il tuo ospite si ‘confessi’, devi essere tu il primo a parlare di te. Così abbiamo lavorato sul mettere molto anche di noi stessi e nella seconda parte di ogni episodio parliamo di tutto quello che ci viene in mente: funziona e gli ascolti non calano, grazie a una sorta di fidelizzazione con il pubblico che nasce da questa spontaneità”.
“Altra cosa importante - prosegue - è usare solo l’audio, senza il video. Per me è la vera forza del prodotto: avere le voci nelle orecchie aumenta partecipazione e intimità, soprattutto perché chi ascolta riempie con l’immaginazione ciò che nel racconto orale inevitabilmente manca”.
Un equilibrio quindi perfetto quello tra Matteo e Alessandro. Quest’ultimo, avvocato e appassionato di arrampicata e bouldering, “frena” infatti l’amico dal rischio di cadere nel tecnico con gli interlocutori. “Io mi occupo della preparazione, cioè studio l’ospite e capisco dove far andare la puntata - spiega - mentre lui interviene più sul momento. È un meccanismo che ci è venuto spontaneo: avevo più tempo da dedicare al progetto, lui è entrato dopo ma ci siamo resi conto dell’importanza di entrambi i ruoli. In più io sono alpinista esperto e pratico più o meno tutte le attività dei nostri ospiti, quindi da solo potrei finire per parlare in codice con loro”.
Oltre ad alpinismo e arrampicata, con il tempo il podcast ha iniziato a esplorare la montagna da tutti i lati con pastori, rifugisti, scrittori e, nell'ultimo episodio, un fotografo naturalista. “Cerco di cambiare sempre prospettiva - ammette - e il pubblico reagisce bene, anche se con un super atleta facciamo il doppio degli ascolti”. Perciò si è aggiunta anche la rubrica Vertigos Club, con approfondimenti di esperti tra cui un preparatore atletico, un medico, una nutrizionista, una psicologa e il divulgatore Michele Argenta per parlare di ambiente ed energia.
E nel futuro? “Per noi è soprattutto un hobby e per ora rimane tale: siamo contenti di come va, abbiamo numeri solidi e ad oggi usciamo con un episodio al mese più un approfondimento. Qualcuno ci aiuta tramite Patreon e fa piacere, perché vuol dire che ci tengono e questo permette al podcast di sostenersi da solo. E certamente andremo avanti finché c’è gente disposta a raccontarsi” conclude.

















