Solo la metà degli italiani sa nuotare bene, e una persona su cinque non riesce nemmeno stare a galla. L'allarme: "Servono sicurezza e corsi nelle scuole"
Solo un italiano su due sa nuotare con sicurezza e uno su cinque non riesce nemmeno a stare a galla, lo rivela un'indagine. Federalberghi: "Serve diffondere la cultura dell'acqua fin dall'infanzia"

TRENTO. Solo metà degli italiani è capace di nuotare bene, e una persona su cinque non sa neppure stare a galla: è quanto emerge da un'indagine presentata in occasione della giornata mondiale contro gli annegamenti. Dato che a ben vedere rileva delle criticità dal punto di vista della sicurezza, parlando di un Paese che con 8 mila chilometri di costa marina, oltre a quelle di fiumi e laghi, è tra quelli con più elevata esposizione alle attività acquatiche in Europa.
A commentare questo aspetto è il direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara che spiega come "per continuare a vivere il mare, i laghi e le piscine come luoghi di benessere e di svago è necessario affiancare alla passione per l’acqua una crescente attenzione alla sicurezza. Perché il miglior tuffo è sempre quello che si conclude con un ritorno sereno a riva”.
A detta di Nucara la riduzione del numero degli incidenti passa inevitabilmente per l'affermazione di una vera e propria cultura dell'acqua. " Ciò significa – spiega – promuovere l’apprendimento del nuoto fin dall’infanzia e sensibilizzare cittadini, imprenditori e turisti sui comportamenti corretti da adottare”.
Ma guardiamo ai principali risultati dell'indagine, che forniscono un quadro complessivo del rapporto tra gli italiani e l'acqua.
Ad emergere è come solo il 53,7% degli italiani nuota con sicurezza, mentre il 27,6% ha una competenza limitata, appena sufficiente per stare a galla, e addirittura il 18,7% non sa nuotare per nulla. A prevalere sono poi i nuotatori occasionali, con solo l'1,8% che nuota almeno una volta a settimana, mentre il 4,1% lo fa almeno una volta al mese. Una persona su cinque nuota invece solo alcune volte nel corso dell'anno mentre poco meno della metà degli italiani lo fa solo durante le vacanze. Infine il 28,8 % non nuota mai o quasi mai.
Ad essere specificato è come sia "risaputo che insegnare ai bambini a nuotare è la prima forma di prevenzione". E poi la domanda: chi si fa carico di questa esigenza? Ad indicarlo sono proprio i dati.
La gran parte di coloro che sanno nuotare ha imparato grazie all’insegnamento di familiari o amici (42,8%) o da autodidatta (40,2%). Il 13,1% ha frequentato un corso privato, da bambino (9%) o da adulto (4,1%). È invece minoritaria (3,9%) la quota di coloro che hanno imparato a nuotare nell’ambito del sistema di istruzione primaria o secondaria, che non sembra dedicare particolare attenzione al problema
Un altro tema interessante analizzato dallo studio è come si comportano gli italiani quando i figli minori si immergono in mare, al lago o in piscina . "Dall’esame delle risposte – viene spiegato – sorge il dubbio che talvolta la familiarità con l’acqua possa determinare un eccesso di fiducia". A parlare sono in numeri: solo il 41,2% li sorveglia da vicino, il 34,2% li sorveglia a distanza mentre il 18,6% ritiene che siano abbastanza grandi da cavarsela da soli. C’è poi un 5,9% che affida la sorveglianza ad altri.
"Per un Paese con una vocazione balneare così marcata – conclude il direttore generale di Federalbergatori – il tema della piena alfabetizzazione acquatica deve essere un obiettivo primario, per la scuola e per la società”.
Questo, specifica, anche considerando che gli esercizi ricettivi dei comuni con vocazione marittima e lacuale accolgono ogni anno circa 192 milioni di pernottamenti, pari a circa il 42% del totale.
"Si tratta di una delle grandi ricchezze dell’Italia – chiosa Nucara – che tutti hanno il dovere di preservare, anche promuovendo e tutelando la sicurezza in acqua di residenti e turisti”.














