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Trento
24 ottobre | 20:04

"Spazi ristretti, criticità e carenze logistiche: serve un Centro di Protezione Civile. Nelle emergenze 3 minuti fanno la differenza". Ma a Molveno c'è anche chi dice "no"

La richiesta, accorata ma decisa, arriva dal corpo dei vigili del fuoco volontari di Molveno e dalla Stazione del Soccorso Alpino Trentino di Molveno che, come tante volte hanno già fatto "sul campo", hanno deciso di unire le forze e lanciare un appello, visto che il tema è "caldissimo". E, per realizzare una struttura che potrebbe ospitare sia la caserma dei vigili del fuoco che la "base" della stazione del Soccorso Alpino, c'è la possibilità di accedere ad un contributo pari all'80% dell'importo, che sarà garantito dalla Cassa Antincendi

Spazi ristretti, criticità e carenze logistiche: serve un Centro di Protezione Civile

MOLVENO. "Molveno ha bisogno di un nuovo Centro di Protezione Civile. C'è la possibilità di ottenere un finanziamento pari all'80% del costo ed è un'opportunità da non lasciarsi sfuggire assolutamente. Le nostre due sedi attuali non sono adeguate: investire sul soccorso significa investire nella sicurezza della comunità. E, quando si parla di emergenze, anche tre minuti possono fare la differenza e salvare una vita".

 

La richiesta, accorata ma decisa, arriva dal corpo dei vigili del fuoco volontari di Molveno e dalla Stazione del Soccorso Alpino Trentino di Molveno che, come tante volte hanno già fatto (e faranno anche in futuro) "sul campo" per aiutare chi si trova in difficoltà, hanno deciso di unire le forze e lanciare un appello, visto che il tema è "caldissimo" in queste settimane nella località dell'Altopiano della Paganella.

 

La questione è piuttosto semplice: le sedi che ospitano entrambe le realtà di prima emergenza non sono adeguate per lo svolgimento dell'attività quotidiana con tante, troppe criticità per chi si trova spesso - per non dire sempre - a dover mettersi in moto e intervenire rapidamente. Ecco, allora, che il concetto dei "tre minuti" non è solamente una figura retorica, ma un'oggettiva constatazione.

 

E, per realizzare una struttura che potrebbe ospitare sia la caserma dei vigili del fuoco che la "base" della stazione del Soccorso Alpino, c'è la possibilità di accedere ad un contributo pari all'80% dell'importo, che sarebbe garantito (anzi sarà garantito, se l'opera verrà realizzato) dalla Cassa Antincendi.

 

Certo, bisognerebbe "trovare" il restante 20%, ma l'occasione è di quelle che non bisogna lasciarsi sfuggire: l'idea sarebbe quella di costruire una struttura del tutto simile a quella che sarà realizzata ad Ala a servizio dell'intera Bassa Vallagarina (Qui articolo).

Dunque, cosa c'è da "discutere"? La caserma dei vigili del fuoco di Molveno è stata oggetto, quattro anni fa, di importanti lavori di ristrutturazione, con un investimento totale che ha superato i 900mila euro (917.305,99, per la precisione). E, allora, in diversi si chiedono: c'è veramente la necessità di realizzarne una nuova a fronte di una spesa così ingente sostenuta pochi anni or sono?

 

"Nessuno vuole sminuire quell'intervento e i soldi spesi, ci mancherebbe altro - esordisce il comandante dei corpo molvenese dei vigili del fuoco volontari Manuel Donini -. E ci tengo subito a precisare una cosa: realizzare una nuova struttura non significa che l'attuale verrebbe demolita o perderebbe automaticamente il proprio valore. Anzi, si tratta di un edificio pubblico riqualificato, che potrebbe essere utilizzato sia come magazzino comunale che destinato ad altre associazioni. Di questo, però, se ne occuperebbe l'amministrazione comunale, che sono certo sarebbe in grado di valorizzare al meglio un luogo che potrebbe essere estremamente utile per la comunità di Molveno. I lavori effettuati sono stati importanti, nessuno lo nega, ma bisogna avere il coraggio di comprendere e ammettere che le esigenze cambiano. Rispetto l'opinione di chi, oggi, dice che non serve una nuova caserma: ebbene, vorrei invitarlo a guardare questa possibilità non solamente pensando al costo di un edificio, ma considerando il servizio che svolgerà quell'edificio. Vorrei pensasse ai volontari, che quando ricevono una chiamata corrono in caserma, lasciando tutto ciò che stanno facendo. E, soprattutto, vorrei pensasse a quei "tre minuti", nei quali possiamo raggiungere una persona in difficoltà con il defibrillatore o per altri interventi salvavita".

 

Quali sono le carenze dell'attuale struttura?

 

"Una caserma ristrutturata non è necessariamente una caserma adeguata - prosegue Donini -. La nostra sede continua a presentare dei limiti evidenti, che l'intervento non ha risolto e poi il numero di effettivi e allievi - per fortuna, aggiungo - è cresciuto. Non vogliamo un caserma più bella, come potrebbe pensare qualcuno, chiediamo una struttura che ci permetta di lavorare meglio e formarci in maniera adeguata. Quali sono i problemi? Sembra incredibile, ma la struttura non ha un parcheggio per i volontari che prestano servizio, visto che a disposizione ci sono solamente due posti auto. E poi, con la crescita del personale, che oggi conta 31 vigili in servizio attivo e 14 allievi, abbiamo dovuto sacrificare lo spogliatoio destinato a quest'ultimi per far spazio ai volontari adulti. Senza contare che non abbiamo uno spogliatoio dedicato al personale femminile e questo non è accettabile. Manca fisicamente lo spazio per ospitare tutti. Ecco, a chi dice "no", vorrei chiedere di pensare anche a questo".

La situazione, se possibile, è ancora più complicata per il Soccorso Alpino, visto che la stazione di Molveno deve fare i conti con clamorose ristrettezze.

 

"La nostra sede si trova prezzo il Palazzetto dello Sport - spiega il capostazione di Molveno Nicola Franchi -, ma i locali di cui disponiamo non sono sufficienti. Basti pensare che il garage ha soli tre posti, che non riescono ad ospitare i due fuoristrada che abbiamo in dotazione e il quad con relativo carrello e non abbiamo spazi adeguati per lavorare sui mezzi, preparare le attrezzature e svolgere le esercitazioni. Siamo stretti, strettissimi e, infatti, la motoslitta è parcheggiata presso la caserma dei vigili del fuoco di Andalo, visto che non sappiamo dove metterla. All'interno, poi, abbiamo due sale che dobbiamo utilizzare contemporaneamente come magazzino, spogliatoio, ufficio e sala riunioni. Qui non stiamo parlando di essere più comodi o più scomodi: tutte queste difficoltà incidono sulla nostra attività, ogni giorno dell'anno".

 

Ma le criticità non sono finite qui, visto che la sede è ubicata in un luogo che definire "complicato" è puro eufemismo.

 

"Assolutamente sì - prosegue il capostazione molvenese -, perché lo stabile è in una zona particolarmente frequentata, soprattutto durante la stagione turistica. Il rischio che il traffico e le automobili parcheggiate possano ostacolare la partenza dei mezzi è concreto. Negli ultimi anni sono inoltre cambiate le caratteristiche degli interventi: non operiamo solamente nelle zone "tradizionali" delle Dolomiti di Brenta, ma siamo chiamati anche nelle aree del Pradel, della Paganella e del Bike Park e, dunque, dobbiamo essere pronti a rispondere anche ad esigenze diverse. Insomma i motivi per i quali chiediamo di poter disporre di una sede adeguata e progettata sono diversi. E tutti, mi sento di dire, assolutamente validi".

 

Da qui, vista anche la possibilità di ottenere un finanziamento pari all'80% dell'importo necessario, ecco la proposta congiunta di Donini e Franchi: un Centro di Protezione Civile condiviso, che possa soddisfare le esigenze di entrambe le realtà.

 

"Durante la festa per il centenario dei vigili del fuoco di Fai della Paganella - conclude Donini - è emersa la possibilità di accedere a questo importante finanziamento. Abbiamo approfondito il discorso e portato l'argomento all'assemblea generale del nostro corpo, alla presenza anche del sindaco, che si è espressa favorevolmente, con parere unanime: ho avuto mandato di procedere con la richiesta. Il 24 agosto è arrivata anche la comunicazione da parte della Federazione dei Corpi Vigili del Fuoco Volontari della Provincia di Trento, che ha confermato l'inserimento della nostra struttura nell'elenco di quelle ammesse a finanziamento. Non si tratta di una mia iniziativa personale, né tantomeno di uno "sfizio" che il corpo si vuole togliere: le esigenze sono reali, c'è un'opportunità concreta e vogliamo coglierla. Ci tengo a precisare un'ultima cosa: se non vi fosse stata la possibilità di accedere a tale contributo, non avremmo preso in considerazione l'ipotesi di costruire una nuova caserma".

 

"Avere un Centro di Protezione Civile condiviso - gli fa eco Franchi - rappresenta una soluzione intelligente e lungimirante. Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino sono due realtà diverse, hanno organizzazione diverse, con competenze diverse, ma condividono il medesimo obiettivo: aiutare le persone in difficoltà. Una struttura comune permetterebbe di migliorare la logistica, organizzare mezzi e attrezzature e favorire la collaborazione. Sarebbe un luogo per il soccorso non solamente di oggi, ma anche per quello dei prossimi decenni. Non vogliamo, assolutamente, buttare via ciò che è stato fatto, ma guardare al futuro e pensare ai bisogni del domani che, inevitabilmente, saranno diversi e più complicati".

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