Termovalorizzatore di Bolzano, Repetto (La Civica): "La scienza smentisce i Verdi, l'impianto aiuta a pulire l'aria soprattutto nei mesi invernali"
Alla luce dei dati tecnici presentati in consiglio comunale, il capogruppo dichiara: "I Verdi hanno costruito la propria opposizione al termovalorizzatore su scenari fortemente allarmistici. Oggi, invece, i dati ci dicono esattamente il contrario"

BOLZANO. Il capogruppo de "La Civica per Bolzano" Gabriele Repetto interviene sul tema del termovalorizzatore di Bolzano alla luce dei più recenti dati tecnici presentati in consiglio comunale, sottolineando come l’evidenza scientifica stia progressivamente ribaltando una narrazione drammatica agitata anni fa. (QUI trovato un articolo di approfondimento realizzato dalla nostra redazione all'interno dell'impianto)
“Per oltre un decennio – afferma Repetto – i Verdi hanno costruito la propria opposizione al termovalorizzatore su scenari fortemente allarmistici, parlando di impatti negativi significativi sulla qualità dell’aria. Oggi, invece, i dati ci dicono esattamente il contrario: la presenza dell’impianto ha contribuito a migliorare il quadro complessivo delle emissioni sulla città”.
Il consigliere fa riferimento a un approfondimento tecnico richiesto direttamente al direttore generale di EcoCenter, Marco Palmitano, a seguito di una relazione ritenuta particolarmente significativa durante una recente seduta del consiglio comunale.
I dati forniti si basano su un approccio rigorosamente scientifico, costruito su misurazioni reali e modelli di dispersione nelle condizioni atmosferiche più critiche per la conca di Bolzano.
Dall’analisi emerge innanzitutto un elemento chiave: le emissioni del termovalorizzatore vengono monitorate in continuo e riguardano parametri fondamentali per la qualità dell’aria come polveri, ossidi di azoto (NOx) e monossido di carbonio (CO).
Altri inquinanti storicamente più temuti, come diossine, IPA e PCB, risultano ormai stabilmente su valori estremamente bassi, tali da non rappresentare più una criticità negli impianti moderni correttamente gestiti.
"Il dato più rilevante riguarda però la reale ricaduta al suolo di queste emissioni - spiega Repetto.
"Attraverso un progetto di “land monitoring” condotto nelle condizioni meteo peggiori possibili (con aria ferma e stagnante sulla piana di Bolzano) è stato misurato un fattore di diluizione estremamente elevato: a fronte di una tonnellata emessa al camino, al suolo si registrano appena 0,145 grammi - spiega il capogruppo - Questo significa che il contributo diretto del termovalorizzatore sulla qualità dell’aria cittadina è praticamente trascurabile".
"Al contrario, il sistema di teleriscaldamento alimentato dall’impianto ha consentito di spegnere una quantità significativa di caldaie domestiche a metano, storicamente molto più impattanti a livello locale - aggiunge ancora il consigliere - Nel solo 2024-2025, infatti, sono stati prodotti circa 130.000 MWh di calore, evitando il consumo di circa 14 milioni di metri cubi di metano".
“Questo significa che finché esisteranno impianti più inquinanti che possiamo spegnere grazie al termovalorizzatore allora quest’opera porterà un bilancio ambientale positivo. Quando un giorno arriveremo all’allontanamento quasi totale dall’energia fossile allora forse ne riparleremo. Questo, ancora una volta, non lo dico io ma gli stessi esperti che valutano questi parametri”
“Il punto politico è molto semplice – prosegue Repetto – e dice che tredici anni dopo, la tecnica e la scienza dimostrano che il no integralista al termovalorizzatore era basato su proiezioni errate e su un approccio ideologico. Non solo l’impianto non ha peggiorato la qualità dell’aria, ma ha contribuito a migliorarla, soprattutto nei mesi invernali, quando il peso del riscaldamento domestico può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nella conca”.
Il consigliere evidenzia inoltre come l’efficienza dei sistemi di filtraggio e la quota di dispersione in atmosfera rendano il contributo locale dell’impianto quasi nullo, mentre il beneficio derivante dalla sostituzione delle fonti diffuse di riscaldamento sia concreto e misurabile.
“Questi dati – conclude Repetto – non devono essere letti in chiave ideologica, ma come base per una riflessione seria sulle politiche ambientali della città. Se l’obiettivo è migliorare davvero la qualità dell’aria, bisogna avere il coraggio di riconoscere ciò che funziona. E oggi è evidente che il teleriscaldamento alimentato dal termovalorizzatore rappresenta uno degli strumenti più efficaci a disposizione di Bolzano”.












