Tragedia di Crans Montana, due psicologi trentini in Svizzera. Vassallini: "In questo momento ascoltiamo e gestiamo 'l'attesa sospesa'. Situazione simile alla Marmolada"
Manuel Vassallini e Maurizio Casagranda, entrambi psicologi volontari dell'associazione Psicologi per i Popoli - Trentino Odv, sono in Svizzera dove stanno aiutando i familiari e gli amici delle vittime e dei feriti del terribile incendio che, durante la notte di Capodanno, si è propagato all'interno del locale "Le Constellation", provocando 40 morti, alcuni dei quali non ancora identificati

CRANS MONTANA. Ci sarà un "prima" e un "dopo" l'incendio di Crans Montana, perché l'impatto emotivo della tragedia che si è verificata durante la notte di Capodanno all'interno del locale "Le Constellation", è stato ed è tutt'ora immeso.
Sono 25, al momento, le vittime identificate dalla polizia svizzera, tra loro quattro giovani italiani, anche se il ministro degli esteri Tajani ha parlato di "sei vittime accertate". Nel terribile elenco vi sono poi quatte ragazze svizzere, una 18enne, due 15enni e una 14eenne, sei cittadini svizzeri di 31, 20, 18, 17 anni e due 16enni, un 18enne rumeno, un 39enne francese e un cittadino turco.
Le operazioni d'identificazione stanno procedendo a tempo di record perché, solitamente, la comparazione dei Dna richiede settimane. E, intanto, in questa tremenda attesa, vi sono ancora famiglie e amici che sperano in un miracolo anche se, con il passare delle ore, dei giorni, le speranze si affievoliscono.
A Crans Montana si susseguono le fiaccolate e i momenti di cordoglio, mentre le autorità hanno annunciato di aver indagato ufficialmente la coppia di proprietari del locale. E poi c'è chi aspetta, supportato dall'imponente macchina dei soccorsi che si è attivata.
L'Italia ha sin qui fornito un enorme contributo: i feriti - quelli giudicati trasportabili - sono già stati trasferiti all'Ospedale Niguarda di Milano, specializzato nella cura degli ustionati, mentre sul posto stanno operando numerosi tecnici della Protezione civile che hanno varcato il confine per supportare nelle operazioni i soccorritori elvetici.
Tra loro anche una quindicina di psicologi dell'associazione "Psicologi per i Popoli Odv", che hanno risposto immediatamente "presenti" di fronte ad una tragedia immagine.
Due appartengono alla sezione trentina: Manuel Vassallini, originario della zona del lago d'Idro e Maurizio Casagranda, docente anche di scuola superiore, sono a Crans Montana da due giorni.
"Siamo arrivati venerdì - racconta Vassallini al telefono - e ci siamo sistemati al Centro Congressi. In tutto siamo una quindicina: dopo un briefing iniziale, un gruppo di noi si è spostato a Zurigo, visto che lì - all'ospedale - sono ricoverati numerosi feriti gravi. Il nostro presidio è attivo 24 ore al giorno: facciamo turni anche notturni proprio per garantire un'assistenza "totale" in tutto l'arco della giornata".
La situazione è ovviamente estremamente complicata.
"Siamo in una fase in cui le emozioni sono contrastanti e fluttuanti. Si alternano momento di speranza a momento di sconforto e tristezza. Siamo in quella che possiamo definire un' "attesa sospesa". La nostra è una funzione di ascolto e protezione: siamo a loro disposizione, siamo arrivati dall'Italia e siamo qui per loro. Questo è il messaggio che cerchiamo di far passare. Parenti e amici non sono soli ed è importante lo sappiano. I tempi dell'attesa, lo sappiamo, sono devastanti e sfiancanti.
E' ancora presto per parlare di "stablizzazione emotiva"?
"Il primo intervento è quello sullo shock iniziale post trauma e poi bisogna mettere le basi per l'eventuale processo di elaborazione del lutto. In questo momento stiamo cercando di mitigare il forte stress a cui familiari e amici delle persone che sono decedute, che risultano scomparse o sono ferite sono sottoposti. Il percorso verso la stabilizzazione è solamente all'inizio e sarà molto lungo. Da parte nostra non vi deve essere alcuna "forzatura": talvolta bastano presenza, silenzio e piccoli gesti. Il dolore è individuale e ognuno segue i propri tempi".
C'è un "modus operandi" da adottare in situazioni come queste?
"Ogni situazione è diversa e, dunque, fondamentalmente si parte sempre da zero. Chi è arrivato qui per aiutare ha ovviamente una certa esperienza, ma ogni contesto è "unico" e, dunque, bisogna individuare il giusto modo per approcciare. Per certi versi è una situazione che ricorda quella che, qualche anno fa, abbiamo vissuto in Trentino con la tragedia della Marmolada. Anche in quel caso vi era un' "attesa sospesa", fatta d'incertezza e sentimenti contrastanti".















