Una trentina di gatti spariti e il ritrovamento di resti macellati, l'Aidaa:"C'è un killer seriale o sono dei rituali?''. Esposto alla procura per chiedere accertamenti
Nella giornata di oggi, lunedì 14 settembre, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente ha inviato un esposto alla Procura di Belluno per chiedere accertamenti approfonditi sulla sparizione di quasi una trentina di gatti domestici nel comune di Sedico. L'appello: “Teneteli in casa. La storia di queste sparizioni è ancora tutta da scrivere"

SEDICO. “Teneteli in casa, almeno finché non si scopre chi c’è dietro a tutto questo”. È l’appello rivolto ai proprietari di gatti mentre resta ancora da chiarire quanto sta accadendo nel Sedicense, in Provincia di Belluno, dove nelle scorse settimane sono state segnalate numerose sparizioni di felini domestici. Secondo quanto riferito dall’associazione Aidaa, sarebbero stati ritrovati diversi resti di gatti e i casi di sparizione accertati sarebbero al momento ventidue (anche se il numero complessivo potrebbe essere più alto e raggiungere a una trentina).
Proprio nella giornata di oggi, lunedì 14 settembre, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente ha annunciato l’invio di un esposto alla Procura di Belluno, chiedendo che vengano svolti accertamenti approfonditi e che non ci si limiti all’ipotesi secondo cui dietro alle sparizioni ci sarebbe la sola presenza del lupo.
“Qui si è voluta prendere la scorciatoia e dare la colpa al lupo, ma noi, d’accordo con la nostra responsabile provinciale Anna Carla Sanvido, siamo convinti che occorra indagare anche in altre direzioni”, sostiene l’associazione.
Aidaa riferisce di aver corredato l’esposto con la documentazione raccolta nel corso delle ultime settimane e chiede che vengano prese in considerazione diverse strade: “Abbiamo deciso di inviare un esposto alla Procura per chiedere indagini verso ipotesi che vanno dal killer seriale fino alla macellazione rituale, senza escludere quella a scopi alimentari e l’avvelenamento”, afferma ancora l’associazione.
Sulla vicenda poi, interviene anche Lorenzo Croce, presidente di Aidaa, che, parlando con Il Dolomiti, richiama l’attenzione sulle fotografie dei resti recuperati nella zona. “Le indagini non ci sono state. C’è chi ha puntato il dito contro i lupi, ma sono state ritrovate nella zona carcasse di gatti macellati. Ci sono le foto, sono terribili, e tutto ciò non può di certo essere opera del lupo”, afferma.
Croce precisa in seguito che l’associazione non intende attribuire responsabilità senza elementi certi, ma chiede che nessuna pista venga esclusa a priori. “Non puntiamo il dito contro nessuno, ma chiediamo anche di non puntarlo contro il lupo e basta. Chiediamo di verificare la situazione. Non è escluso che ci sia di mezzo la mano umana quindi chiediamo delle indagini ufficiali”.
Tra le possibilità prese in considerazione dall’associazione c’è poi anche quella dell’avvelenamento. “Per noi le possibilità sono diverse: potrebbero essere stati uccisi da qualcuno a cui davano fastidio, non si esclude il lupo, ma nemmeno che siano stati volontariamente gettati dei bocconi avvelenati proprio per tenere lontana la fauna selvatica e che quindi questi gatti possano essere rimasti intossicati”, continua il presidente.
Tra i ritrovamenti segnalati in zona ci sarebbe anche una cucciolata di lupi, ma ciò, secondo l’associazione, rende semplicemente ancora più importante chiarire con precisione la dinamica dei fatti poiché al momento non sarebbe infatti stata accertata una correlazione tra la scomparsa dei gatti e la presenza del lupo nell’area.
I casi di cui Aidaa riferisce di avere notizia certa sarebbero effettivamente ventidue, ma il bilancio potrebbe essere più elevato. Nelle ultime settimane le segnalazioni sembrano essersi ridotte e della vicenda si è parlato meno, ma per l’associazione questo non significa necessariamente che il fenomeno sia terminato e che non sia più necessario trovare risposte a tutte le domande, anzi.
Il caso era infatti diventato pubblico negli ultimi giorni di agosto, ma per Aidaa, tuttavia, gli elementi raccolti richiederebbero verifiche più ampie, soprattutto alla luce del ritrovamento dei resti macellati (e assolutamente non riconducibili alla fauna selvatica).
In attesa che venga fatta chiarezza, l’invito rivolto ai proprietari è quello di adottare la massima prudenza. “Almeno finché non si capisce cosa sia accaduto o stia accadendo, tenete i gatti in casa”, sottolinea Croce.
Poi, l’associazione conclude: “Pensiamo che la storia di queste sparizioni sia ancora tutta da scrivere e che le indagini debbano essere più accurate".














