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Bolzano
24 settembre | 12:45

Violenza sessuale sulla figlia da quando ha 8 anni, il padre condannato esce di prigione e chiede la revisione del processo

L'uomo sostiene che le accuse della figlia fossero indotte dalla madre. Una versione che i giudici avevano già escuso considerando il racconto della giovane vittima solido, attendibile e sorretto da riscontri oggettivi

Violenza sessuale sulla figlia da quando ha 8 anni, il padre condannato esce di prigione e chiede la revisione del processo

BOLZANO. Aveva otto anni quando tutto è cominciato. Un padre che si trasforma in aguzzino nell'esatto istante in cui viene lasciato con la piccola. Una bambina che per anni ha portato da sola il peso di un segreto imposto con la forza e con le minacce. È la storia di una ragazza che oggi, adulta, si trova a fare i conti con una beffa ulteriore, dopo aver trovato il coraggio di raccontare quello che le era accaduto e aver visto il padre condannato. Perché quell'uomo prova ora a rimettere tutto in discussione, sostenendo che quelle accuse non fossero vere.

 

Gli abusi iniziarono a Bolzano, dove la famiglia viveva quando la bambina frequentava ancora le scuole elementari. Le aggressioni sono ripetute, sempre consumate nei momenti in cui la madre si allontanava per qualche ora. A ogni episodio si accompagnava lo stesso avvertimento: "non dirlo a nessuno, resti un segreto tra noi due".

 

Quando la famiglia si trasferì in un'altra regine per motivi di lavoro del padre, le violenze non si fermarono, proseguendo anche negli alloggi di servizio dell'uomo.

 

Fu solo anni più tardi, quando la conflittualità tra i genitori portò la ragazza e i fratelli a essere accolti in una casa famiglia, che qualcosa iniziò a cambiare.

 

La giovane cominciò a opporsi con sempre maggiore determinazione agli incontri domenicali con il padre, fino a quando la responsabile della struttura non la spinse a mettere nero su bianco quello che le era successo. Arrivò così una prima memoria scritta. Il percorso proseguì con l'aiuto dello psicologo del centro, che accompagnò la ragazza in un lungo lavoro. 

 

Alla fine lei riuscì a raccontare, a parlarne. L'uomo, un dipendente statale che aveva prestato servizio per anni nel capoluogo altoatesino, venne arrestato nel 2018. Il processo si celebrò interamente a Roma e si concluse con una condanna a nove anni per violenza sessuale aggravata. I giudici ritennero la deposizione della ragazza pienamente credibile, coerente e priva di contraddizioni, trovando conferma anche nelle perizie medico legali disposte durante il procedimento.

 

Di quei nove anni l'uomo ne ha scontati sette, tornando libero grazie a uno sconto di pena per buona condotta.

 

Ma la vicenda non si è chiusa qui.

 

L'uomo ha ora incaricato il suo avvocato di presentare un'istanza per rimettere in discussione le dichiarazioni rese all'epoca dalla figlia, quelle che portarono alla sua condanna.

 

Nella richiesta si insinua il sospetto che sia stata la madre, nel mezzo di una causa di separazione particolarmente tesa, a indurre o suggestionare la ragazza. Un'ipotesi che però non è nuova, i giudici che processarono l'uomo l'avevano già presa in esame e respinta, giudicando il racconto della giovane solido e attendibile proprio perché sorretto da riscontri oggettivi, e non da semplici parole.

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