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"Avvocato, taccia. Qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo", la frase choc del giudice di Trento. Carlo Ancona: "Non volevo offendere la città"

Il fatto è avvenuto martedì durante un'udienza a Trento e a denunciarlo è stato Stefano Giordano, figlio del presidente del Maxiprocesso di Palermo Alfonso Giordano: "Ho già concordato con il presidente del'Ordine di Palermo, l'avvocato Francesco Greco, di redigere insieme un esposto"

Di Luca Pianesi - 20 settembre 2017 - 18:45

TRENTO. "Non siamo a Palermo, siamo in posto civile", questa la frase che ha pronunciato il presidente del tribunale del riesame di Trento Carlo Ancona a un avvocato siciliano. Il fatto è avvenuto martedì 19 durante un'udienza avvenuta a Trento e a denunciarlo è stato Stefano Giordano, figlio del presidente del Maxiprocesso di Palermo Alfonso Giordano. "Mi trovavo al Tribunale di Trento per un'udienza di rinvio al Tribunale del Riesame - ha detto l'avvocato - quando è avvenuto un fatto increscioso". 

 

"Il presidente del Tribunale del Riesame, il dottor Carlo Ancona - aggiunge Giordano - nel condurre l'udienza con un indagato palermitano e con il sottoscritto come difensore, mi ha impedito di svolgere la mia arringa, profferendo la seguente frase: 'Avvocato, lei taccia, perché qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo'. A questo punto, ho chiesto, e solo dopo numerosi sforzi, ho ottenuto la verbalizzazione di quanto accaduto"

 

"Purtroppo - completa Stefano Giordano - nonostante numerose richieste, non sono riuscito a ottenere dalla cancelleria del Tribunale del Riesame di Trento copia del suddetto verbale". "Manifesto la mia preoccupazione per quanto accaduto, in quanto avvocato, in quanto cittadino italiano e, soprattutto, in quanto palermitano - dice ancora Stefano Giordano - Ho già concordato con il presidente del'Ordine di Palermo, l'avvocato Francesco Greco, di redigere insieme un esposto che sarà prontamente comunicato al Csm e alle altre autorità istituzionali competenti". 

 

Ma cosa è successo? Ce lo spiega lo stesso Ancona: "Ho detto quella frase? Sì ho detto quella frase - spiega - ma non volevo assolutamente offendere la città di Palermo. Diciamo che il comportamento scorretto dell'avvocato mi ha fatto uscire questa frase. Toni fuori dal contesto e una sobrietà non proprio asburgica, al quale noi siamo sicuramente più abituati, mi ha portato a zittire l'avvocato in questo modo".

 

Perché? "Perché - prosegue il presidente del Tribunale del Riesame di Trento - era un provvedimento scontato che ci trovavamo ad affrontare. La corte di cassazione aveva annullato un'ordinanza di allontanamento per stalking, il Pm aveva già detto che non avrebbe resistito, e quindi non potevamo che dare seguito a quanto detto dalla Cassazione. L'avvocato Giordano invece ha mostrato un atteggiamento molto aggressivo, anche con la Pm e io l'ho richiamato all'ordine".

 

Adesso però rischia di finire su tutti i giornali? "Ci sono avvocati che hanno più dimestichezza con le grandi testate, evidentemente - conclude Ancona - ma quel che mi preme sottolineare è che non volevo assolutamente offendere la città di Palermo. Quanto, piuttosto, interrompere il modo di fare dello stesso avvocato". Tra l'altro il giudice Ancona è nato in Abruzzo e ha origini marchigiane. Insomma la questione razzismo, davvero, qui non c'entra niente

 

Sulla questione s'è espresso anche Andrea de Bertolini, avvocato, e presidente del Consiglio dell'Ordine di Trento: “Quanto accaduto, per come appreso, è un episodio infelice che, ritengo, possa essere stato l’esito di tensioni quali quelle che a volte le udienze penali possono generare; interessa un magistrato del quale, peraltro, il Foro ha sempre riconosciuto la grande preparazione e la dedizione al lavoro. "

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