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Dal preservativo alla prostituzione maschile, ma quanto costano le interrogazioni dei consiglieri provinciali alla comunità?

Le interrogazioni sono uno strumento ispettivo di controllo che può esercitare un consigliere provinciale, un metodo utilizzato in particolare dalle minoranze per chiedere dati, chiarimenti e stimolare la Giunta provinciale a fare meglio. Il succo della democrazia. In questa legislatura sono già 4.865 le interrogazioni, ma gli altri 'indicatori' a che livello sono? 

Di Luca Andreazza - 07 August 2017 - 07:37

TRENTO. C'è chi si chiede se il preservativo sia utile e interroga in merito al 'Progetto di Educazione Socio-Affettiva e Sessuale per le scuole medie inferiori e superiori', accusa l'Azienda provinciale servizi sanitari di fare disinformazione e non crede che "l'esposizione dei metodi contraccettivi sarebbe fondamentale per propiziare comportamenti preventivi consapevoli, in particolare per evitare gravidanze indesiderate".

 

Un altro consigliere si chiede invece se è vero che l'assicurazione dell'Apss non copre eventuali danni da grandine ai mezzi dei dipendenti. Un altro afferma che "Ragazzi stranieri poco più che ventenni vendono il loro corpo in cambio di denaro a Trento e Rovereto. La prostituzione maschile, fenomeno non certo diffuso in Trentino, è purtroppo una realtà".

 

Le interrogazioni sono uno strumento ispettivo di controllo che può esercitare un consigliere provinciale, un metodo utilizzato in particolare dalle minoranze per chiedere dati, chiarimenti e stimolare la Giunta provinciale a fare meglio.

 

In definitiva questi atti politici, che si dividono tra 'question time' a risposta immediata (l'assessorato riceve la richiesta il venerdì e il martedì successivo deve già fornire la risposta) oppure scritte (in questo caso l'amministrazione dispone di trenta giorni per rispondere, ma spesso serve qualche giorno in più), rappresentano un'essenza della democrazia.

 

Insomma interrogare è lecito, rispondere è obbligatorio. E per fortuna le interrogazioni esistono, ma talvolta capita che qualche interrogazione diventi un modo per strumentalizzare le informazioni a fini politici oppure altre volte queste arrivano sul tavolo in modo confuso e poco approfondito, quando basterebbe controllare i siti istituzionali per trovare già le risposte.

 

Nel caso del settore sanità, immigrazione e sociale, temi tanto delicati quanto complicati, le interrogazioni sono infatti poco più di una al giorno. E rispondere non è banale. Alcune richiedono infatti l'apertura di un'istruttoria, ma anche il coinvolgimento di diversi uffici chiamati in causa nell'aggregare dati e fornire un quadro 'chiavi in mano' il più esauriente possibile all'assessore competente. 

 

E nella realtà dei fatti, non tutti sanno che nel mezzo ci finisce anche la comunità. Ci spieghiamo meglio, rispondere a un'interrogazione costa. Quanto? Nel caso della sanità, immigrazione e sociale si può ipotizzare che la base d'asta parta da almeno 50 mila euro all'anno che si traduce in circa 250 mila euro nel corso della legislatura.

 

"Questo è uno strumento utile e importante, ma ormai la mole di interrogazioni è tale - conferma Silvio Fedrigotti, dirigente del servizio salute e sociale - che in linea teorica mettiamo a disposizione un funzionario tutti i giorni per otto ore lavorative al fine di rispondere nei tempi stabiliti a queste richieste".

 

I dipendenti in Apss che si 'spendono' per la causa sono diversi, che alternano i propri compiti professionali a raccogliere elementi e dati per rispondere nel merito delle interrogazioni. "Nel calcolo - aggiunge - non ho tenuto contro poi del tempo impiegato da dirigente e assessorato per controllare e completare il lavoro del funzionario".

 

Insomma si può parlare di almeno cinquanta mila euro, per essere cauti, solo in materia 'sanità', e la filiera per rispondere alle interrogazioni non è poi così corta come si può pensare. Le interrogazioni giunte in Provincia in questa legislatura sono 4.856, la grande maggioranza riguardano gli ambiti scuola e sanità, immigrazione e sociale, in quest'ultimo caso sono circa 385 quelle depositate nel 2016 alle quali aggiungere le circa 250 del 2017. Una media di 1,1 nel 2016 che quest'anno verrà abbondantemente superata, mentre siamo a quota circa 3,5 complessivamente nell'arco della legislatura tra tutti gli assessorati.

 

Nel periodo considerato, cioè 2016 e questo 2017 (sempre ambito sanità, immigrazione e sociale), il recordman è Claudio Civettini (Civica trentina) a 157, seguito da Filippo Degasperi (Movimento 5 stelle) a 143 e Maurizio Fugatti a quota 109 per completare il cerchio. Ai piedi del podio Claudio Cia a 64 interrogazioni, quindi Walter Viola (Progetto trentino) a 37, Rodolfo Borga (Civica trentina) e Marino Simoni (Progetto trentino) fermi a 33.

 

E ancora Giacomo Bezzi (Forza italia) a 26, Manuela Bottamedi (Energie per l'Italia) a 20 per finire con Nerio Giovanazzi (Amministrare il Trentino) a 12.

 

Un dato quello delle 4.865 che denota un grande fermento in sede consigliare, specie se, tra maggioranza e opposizione, si rapportano alle 67 leggi provinciali, ai 211 disegni di legge, alle 168 mozioni, ai 354 ordini del giorni per finire con le 61 deliberazioni del Consiglio.

 

I conti tornano?

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