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Itas, fumata bianca: per il dopo Grassi c'è Agrusti. Il Cda ha nominato l'ex Cfo della Rai al ruolo di direttore generale. Passa la "linea" Di Benedetto

Nessun passo indietro fatto dal presidente per le lettere e le prese di posizione di delegati e soci che spingevano per una "soluzione interna". Il cda di Itas doveva semplicemente attendere quello della Rai che s'è svolto ieri. Vicedirettore generale nominato Molinari

Di Luca Pianesi - 23 May 2017 - 19:41

TRENTO. Fumata bianca: il nuovo direttore generale di Itas è Raffaele Agrusti. Al terzo Cda post dimissioni/licenziamento dell'indagato Ermanno Grassi è arrivata l'ufficialità. Il ruolo di direttore generale, come vi avevamo anticipato ieri, dell'azienda verrà affidato all'ex amministratore delegato di Generali, direttore finanziario e presidente di RaiWay. I retroscena, dunque, come spesso accade, stanno a zero. Negli scorsi giorni i giornali locali si sono scervellati sul toto nomi. Sul fatto che il candidato del presidente Di Benedetto, che per tutti, appunto, era proprio Agrusti non fosse stato nominato nei precedenti Cda perché la linea del presidente non stava passando.

 

Si era parlato di passi indietro fatti da Di Benedetto, di "blocchi" e "freni" imposti da lettere di soci e prese di posizione contrarie di delegati aziendali. Addirittura si era scritto che il presidente Rossi stava spingendo per una soluzione interna. Interviste e articoli a commento delle precedenti fumate nere cercavano vincitori (la cordata trentina che era riuscita a non far passare la candidatura di Agrusti) e sconfitti (quella a vocazione più internazionale guidata dallo stesso presidente). Si cercavano altri nomi, altri candidati al ruolo. Ma la realtà dei fatti, a quanto pare, era molto più semplice di ogni congettura. Il Cda decisivo per la nomina del nuovo direttore generale non poteva che essere quello di oggi perché il Cda decisivo per il futuro dell'attuale direzione Rai (e quindi anche per il progetto in azienda di Agrusti) era quello di ieri.

 

La linea del direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto doveva sottoporsi a una cruciale valutazione da parte del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ed è arrivata la bocciatura. Pare, tra l'altro che Agrusti (visto che in casa Rai l'aria di cambio di rotta appariva già evidente) avesse già presentato lo scorso venerdì le sue dimissioni da chief financial officer proprio perché aveva già aver accettato la proposta di nomina come dg di Itas. E quindi via libera: a dare man forte al presidente Di Benedetto arriva quello che in ambito assicurativo e dirigenziale è senza dubbio considerato un vero top player, di caratura internazionale. E in più è friulano come Di Benedetto. Meglio, è nato a Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone, città da cui proviene anche il presidente di Itas che a questo punto esce senza dubbio rafforzato da tutta questa vicenda.

 

La decisione sulla nomina del nuovo direttore generale è stata presa con 11 voti a favore e con il pieno appoggio del consiglio di amministrazione di Itas, presente oggi nella totalità dei suoi 13 componenti. "Per Itas - comunica il Cda - è motivo di orgoglio che un manager del calibro e della competenza di Raffale Agrusti scelga di partecipare a questa nuova importante pagina. La sua nomina rispecchia la volontà della compagnia di voler puntare su tradizione e innovazione, due qualità che ci permettono da quasi duecento anni di contraddistinguerci come un’azienda solida e affidabile. Agrusti è la persona in grado di guidare la compagnia in una dimensione nazionale, valorizzando quei valori storici e fondanti che l’azienda ha ereditato dal territorio in cui è nata, vive e vivrà".

 

Vice direttore generale è stato nominato dal Cda, invece, Alessandro Molinari che circa due settimane fa era stato scelto anche per ricoprire il ruolo (lasciato scoperto da Paolo Gatti, altro indagato nella vicenda Grassi) di direttore finanza e bilancio della compagnia assicuratrice. Da 25 anni in Itas e docente di Principi contabili e bilanci delle compagnie assicurative per il dipartimento di Economia dell'Università di Trento Molinari era, invece, uno degli "alfieri" della "cordata" (se davvero ce n'era una) trentina. Della serie: tutti contenti e buon lavoro, in attesa dei processi e delle decisioni della magistratura.

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