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Malaria a Trento, il contagio in pediatria. Lega e Civica Trentina: "Colpa dei due bambini stranieri presenti in reparto?"

La malattia si trasmette solo attraverso la zanzara anopheles, esclusa causa diretta con i due pazienti del Burkina Faso. Forse la zanzara trasportata inavvertitamente in un bagaglio. Tutte le ipotesi al vaglio, esperti del Ministero inviati per approfondire

Di Donatello Baldo - 05 settembre 2017 - 19:18

TRENTO. “Per prima cosa voglio esprimere tutta la mia vicinanza alla famiglia della piccola Sofia – dice l'assessore alla Salute Luca Zeni – questa loro perdita è una tragedia, ancora più grave perché si tratta di un fulmine a ciel sereno, nessuno avrebbe potuto immaginare che succedesse una cosa simile”.

 

Sulle cause di un contagio da malaria a Trento, che ha causato la morte di una bambina di soli 4 anni, si stanno interrogando in molti. Sta indagando anche la procura di Brescia che sembra abbia aperto un fascicolo. Dal punto di vista sanitario stanno facendo approfondimenti sia il ministero della Salute, che a Trento ha mandato alcuni esperti, sia il Consiglio superiore di Sanità.

 

La certezza è una: il contagio è autoctono. Perché la bambina non è stata all'estero in zone malariche, il contagio è avvenuto per forza di cose in Italia. Sotto la lente di ingrandimento alcuni luoghi: Bibione, dove è stata in vacanza, Portogruaro, dove ha avuto accesso alla struttura sanitaria, ma soprattutto l'ospedale di Trento, nello specifico il reparto di pediatria in cui la bambina è stata ricoverato poco dopo Ferragosto per problemi legati al diabete.

 

Secondo le prime ricostruzioni, legate al calcolo sul periodo di incubazione della malaria, il reparto dell'ospedale del capoluogo trentino sembra sia il luogo più probabile del contagio. Anche per un'altra ragione, la presenza negli stessi giorni in cui era ricoverata la piccola Sofia di due bambini che avevano contratto la malattia all'estero, curati dai sanitari trentini.

 

Due bambini di origine straniera, ma qui l'etnia e la provenienza non c'entrano affatto. Sono due bambini che da anni vivono in Italia con la famiglia. In Burkina Faso sono tornati per le vacanze, lì avrebbero contratto la malattia. Una malattia che non si trasmette direttamente da uomo a uomo se non per via ematica. Il tramite è una zanzara, la anopheles, che però in Italia non dovrebbe esserci.

 

Le ipotesi del contagio sono quattro. La prima, quella maggiormente preoccupante, è una diffusione tramite un ceppo di zanzare autoctone, che vivono anche in Italia. Un'ipotesi possibile ma improbabile considerato che non è stata mai individuata una zanzara capace di veicolare questa malattia, debellata in Italia da molti decenni.

 

La seconda ipotesi è lo scambio sangue-sangue, con lo scambio ematico tra la bambina e i gli altri due bambini ricoverati a Trento durante un gioco di contatto fisico. Ma si sarebbero dovuti tagliare: altamente improbabile, i genitori se ne sarebbero accorti. Scartato anche il contagio clinico, sulla bambina non è stata eseguita nessuna trasfusione.

 

L'ultima ipotesi è la più probabile, quella che determina solitamente i contagi autoctoni in Italia: la zanzara infetta, che ha passato la malattia alla piccola Sofia, è stata trasportata dall'estero, forse rimasta nelle valigie dei bambini del Burkina Faso, trasportata inavvertitamente dentro qualche gioco, sopravvissuta per il tempo di pungere Sofia e infettarla.

 

In queste ore esperti, medici, inquirenti cercheranno di capire meglio. Nel dubbio il reparto trentino di pediatria è stato disinfestato. Alcune trappole sono state posizionate nei dintorni dell'ospedale per analizzare i ceppi di zanzare presenti nella zona.

 

I dubbi, come spiegato anche dagli esperti, sono molti, si esclude comunque ogni rapporto tra la malattia e la presenza sul territorio di persone straniere provenienti da zone malariche. Con quello che è successo non c'entra nemmeno l'origine dei due bambini del Burkina Faso, ricoverati contemporaneamente a Sofia al Santa Chiara. Potrebbero aver 'trasportato' la zanzara 

 

Anche se le insinuazioni sono molte. Anche da parte della politica che nemmeno a 24 ore di distanza dalla morte di Sofia sembrano ricondurre il contagio di malaria alla presenza di immigrati sul nostro territorio. Alessia Ambrosi della Lega Nord, segretaria di una sezione locale, scrive su Facebook: "L'Africa è venuta da noi, assieme a tutte le sue malattie”.

 

Ma anche Devid Moranduzzo, consigliere comunale dello stesso partito a Trento, si esprime con un post: “Un caso di malaria al Santa Chiara. Per l'ennesima volta, Stop Invasione”. E il consigliere provinciale di Civica Trentina Claudio Civettini deposita subito un'interrogazione.

 

Riferendosi al ricovero di Sofia al reparto di pediatria del Santa Chiara, Civettini scrive questo nella sua interrogazione alla Giunta provinciale: “Proprio in quei giorni erano ricoverati per malaria due bambini africani. Ora – sostiene il consigliere – è difficile non pensare ad un collegamento tra le due vicende, come mostra anche la decisione dell’ospedale Santa Chiara di procedere immediatamente con la disinfestazione dei reparti in questione”.

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