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Morbillo in Valsugana, si teme un'epidemia. L'azienda sanitaria: "Vaccinatevi, è importante"

Il Servizio prevenzione dell'Apss: "Il morbillo non è mai una malattia banale". Nel 2010 il morbillo si diffuse in Vallagarina contagiando seicento persone: "Alcune ospedalizzate"

Di Donatello Baldo - 29 dicembre 2016 - 18:56

TRENTO. A lanciare l'allarme l'Azienda sanitaria: “Segnalati alcuni casi di morbillo in Valsugana. Il virus è estremamente contagioso e la vaccinazione è l’unico strumento per prevenire la malattia ed evitarne la diffusione”.

 

Nell'ultimo mese, infatti, sono stati segnalati in Valsugana alcuni casi di morbillo in giovani adulti non vaccinati per questa malattia. Sono stati allertati i medici di medicina generale e i pediatri perché si stima che nelle prossime settimane ci sarà un aumento del numero dei casi anche in bambini e adolescenti.

 

Il morbillo, spiega l'Apss, è una malattia eliminabile se l’adesione alla vaccinazione è ottimale e coinvolge il 95% dei bambini (valore previsto dal Piano Nazionale per raggiungere l’obiettivo di eliminazione) e le persone suscettibili nelle fasce d’età degli adolescenti e degli adulti. Ma con i tassi di adesione alla vaccinazione come quelli attuali, non ottimali (85%), la malattia si manifesta con epidemie di dimensioni limitate e distanziate di parecchi anni l’una dall'altra che colpiscono persone non vaccinate in età adolescenziale o giovani adulti.

 

“Tutte le persone non vaccinate o che non hanno contratto la malattia sono suscettibili al morbillo – informano i medici – non esiste una immunità naturale o una resistenza innata verso questa malattia. Il virus del morbillo è estremamente contagioso e l’unica misura di prevenzione per evitarlo è la vaccinazione: per questo motivo è altamente raccomandata a tutti i bambini, ma anche agli adolescenti e ai giovani adulti che non sono mai stati vaccinati.

 

Il vaccino è sicuro, rassicura il Servizio prevenzione – e i rischi derivanti da eventuali effetti collaterali sono di molto inferiori, per gravità e frequenza, ai rischi che si corrono contraendo la malattia. “Si tratta – spiega Maria Grazia Zuccali – di qualche linea di febbre, qualche segno di esantema ma reazioni modeste che si risolvono nel giro di qualche giorno. Il vaccino – continua la dirigente del servizio prevenzione – è inserito ormai da tanti anni, fin dagli anni '90 ed è sia sicuro che efficace”.

 

Ma rispetto agli anni scorsi c'è un aumento di genitori che scelgono di non vaccinare i propri figli. “Spesso decidono di procrastinare il momento della vaccinazione (consigliata al 13° mese), e questo è sbagliato perché si espone il bambino al pericolo di contagio e si alimenta l'eventuale diffusione del virus”.

 

Il mancato raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione del morbillo in Italia è infatti imputabile sia a una caduta di attenzione nei confronti delle vaccinazioni sia ad un atteggiamento di sottovalutazione della malattia, a torto considerata benigna ma che, invece, in una percentuale importante di casi, può dar luogo a complicanze talora gravi come ad esempio polmoniti, otiti medie, diarrea, piastrinopenia e danni neurologici. “Certo – spiega la dirigente – sono stati riscontrati anche casi di encefalite. Il morbillo – ripete la dottoressa – non è mai una malattia banale

 

La fortuna, in questi giorni, è quello della chiusura delle scuole per la pausa delle festività invernali. Perché il contagio maggiore avviene nelle aule scolastiche dove i bambini sono esposti al contatto con il virus. “Si è contagiosi anche negli ultimi giorni dell'incubazione – spiega la dottoressa – quando non si sviluppano sintomi e quindi si va a scuola o al lavoro senza sapere di essere malati”.

 

Si teme che questi pochi casi possano portare nella nostra provincia una nuova “epidemia” di morbillo come avvenne tra il 2010 e il 2011 in Vallagarina. “In qual caso furono contagiate seicento persone tra bambini e giovani adulti – afferma Zuccali – e in alcuni casi fu necessario ospedalizzare i pazienti perché il decorso era particolarmente impattante sulla salute”. Questo a dimostrazione che il morbillo non è affatto una malattia banale.
 

Ma nel caso un parente, un collega o un compagno di scuola sia contagiato, “si può ricorrere alla vaccinazione entro le 72 ore dal contatto con la persona infetta e le possibilità di difesa sono molto buone”. Anche per questo l'invito ai medici e alle strutture scolastiche è quello di segnalare tempestivamente la presenza della malattia alle strutture sanitarie.

 

“L'invito è quello della vaccinazione preventiva – ci tiene a dire la dirigente – senza aspettare che il morbillo ci tocchi da vicino. Se raggiungessimo quel 95% di popolazione vaccinata al virus sarebbe di fatto impedita la circolazione e si interromperebbe di conseguenza il contagio”.

 

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