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Polo natatorio, il comitato rilancia: "Serve un centro per gli sport acquatici. A Gardolo ci vadano le famiglie e alle Fogazzaro la ginnastica artistica"

Oggi l'incontro tra i sostenitori del progetto che hanno presentato la proposta per realizzare l'opera in zona Ghiaie. Mosca: "Realizziamolo con gli 8 milioni di euro stanziati dalla Pat al Comune. Se non ora quando?"

Di Luca Andreazza - 22 novembre 2016 - 21:08

TRENTO. "Una scelta coraggiosa e strategica per il Comune e la Provincia. Un'analisi elaborata con grande attenzione in questo anno e mezzo, un progetto che farebbe fare un grande salto di qualità per tutto il Trentino", esordisce così Cristiano Mosca, deus ex machina del comitato promotore per il nuovo polo natatorio di Trento.

 

La scelta di ora e giorno, in concomitanza con la riunione di giunta comunale è del tutto casuale, ma aggiunge un po' di sale alla questione polo natatorio sì, polo natatorio no. Una questione in cima all'agenda dai tempi d'oro del nuoto trentino griffati Renè Gusperti che con la macchina del tempo ci riporta alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e Atlanta '96. Un tema tenuto attuale dalle evoluzioni di Francesca Dallapè, fresca dell'argento di Rio 2016. Entrambi fra gli autori e i fautori attivi delle analisi proposte dal Comitato promotore: "Il Comune e la Provincia - riconosce Mosca - hanno sempre prestato grande attenzione allo sport, dotando nel tempo il territorio di adeguati impianti sportivi e sostenendo l'attività delle società sportive. Trento e il Trentino sono infatti ai vertici nazionali per diffusione e qualità impiantistica, indotto, pratica e risultati sportivi".

 

In questo contesto si collocano quasi 3.000 spazi sportivi aperti al pubblico, fra i quali 512 palestre, 376 campi da tennis, 329 rettangoli per il calcio, 113 vasche per il nuoto, 70 parquet per la pallavolo e 48 da basket per un impatto sul Pil, Mellarini docet (Comunicato stampa della Provincia di Trento numero 652/2015, ndr), che si colloca oltre il 5% e un indotto oltre il miliardo di euro.

 

Negli anni sul territorio comunale sono sorti 3 impianti dedicati agli sport d'acqua, ma che ora sono figlie del proprio tempo. Nel frattempo la Provincia ha stanziato i famigerati 8 milioni di euro al Comune di Trento con la dicitura "piscina" nello spazio del destinatario: l'idea è quella di procedere con la ristrutturazione integrale dell'impianto Manazzon-Fogazzaro. Contestualmente, sempre nel 2015, sorge un Comitato spontaneo composto da esperti del settore natatorio per capire come ottimizzare e gestire al meglio queste risorse: "L'impianto di via Fogazzaro risale agli anni '70 - continua - e renderlo adeguato richiederebbe uno sforzo notevole. La valutazione inoltre mette in luce che la superficie circostante non è espandibile e siamo davanti alla totale assenza di parcheggi".

 

Una struttura vecchia che attualmente presenta una perdita di gestione annua oltre gli 800 mila euro: "I costi energetici sono inoltre notevoli e la collocazione in centro città potrebbe diventare un problema".

 

A ristrutturazione Manazzon bocciata, il comitato quindi sposta l'attenzione sull'analisi complessiva della situazione strutturale e gestionale dei 3 impianti natatori cittadini: "Si tratta di tre impianti sostanzialmente fotocopia - dice - e adatti per allenamenti più che per il divertimento. L'indotto è legato all'utenza tradizionale, alla quale inoltre il Comune applica tariffe di accesso agevolate. Queste strutture hanno infatti diversi punti critici. Si comincia dalle perdite gestionali di circa 1 milione e 300 mila euro all'anno, si passa alla difficoltà di gestione degli spazi d'acqua, alla totale assenza di attrattività dal punto di vista turistico e da quello dei privati per la partecipazione alla gestione e quindi l'impossibilità di organizzare meeting nazionale e internazionali".

 

Dopo l'entusiasmo della prima ora, il comitato smorza anche la possibilità di ricercare una soluzione di stampo termale oppure ludico-sportivo: "Trento non ha una movimentazione turistica tale da poter giustificare la costruzione di un impianto simile - continua - e neppure la forza finanziaria per costruire ex-novo e ammortizzare i costi di gestione. Le Terme di Merano sono in forte perdita a fronte dell'introito di circa 2 milioni di euro derivati solo dal parcheggio. Discorso analogo per Aquarena di Bressanone".

 

Il ragionamento e l'analisi porta quindi il Comitato a imboccare la via che dovrebbe portare alla soluzione migliore nell'interesse di tutti: "Ci ispiriamo all'esempio dei college americani che presentano strutture funzionali, semplici e moderne - illustra Mosca -. Il Trentino può vantare numerosi atleti di punta nelle discipline acquatiche. Per questo motivo, il progetto delineato prevede un impianto riservato a tutti gli sport d'acqua tramite la costruzione in zona Palazzetto dello Sport di 1 vasca 51,5 x 25 metri con 'pontone' per ottenere due piscine e 1 vasca 12,5 x 25 metri e profondità di 5 metri per tuffi fino a piattaforma di 10 metri. Una soluzione che andrebbe incontro anche a sub, pallanuoto e il mondo acquatico in generale. Il tutto dovrebbe essere poi condito dalle migliori tecniche di costruzione in grado di ridurre i costi di gestione".

 

(Un polo natatorio esistente negli Stati Uniti e che potrebbe essere da spunto in Trentino)

 

Una location ideale per la vicinanza alla città e la facilità di arrivare a destinazione utilizzando mezzi pubblici, pista ciclabile e già servita da importanti parcheggi nelle immediate vicinanze: "Senza dimenticare che è già presente lo scavo per la Casa dello Sport - sottolinea -. Inoltre il polo natatorio è un grande generatore di calore: il recupero di questo calore potrebbe essere riutilizzato per il Palazzetto dello Sport garantendo un risparmio minimo di 70 mila euro all'anno".

 

La tavola sembra già imbandita, il menù ricco e il Comitato non lesina valutazioni accessorie, ma non secondarie: "Si dovrebbe puntare sull'efficienza energetica e i pannelli solari per beneficiare delle tariffe agevolate per l'energia (come già accade per il Muse, ndr), sulla completezza dell'opera grazie a ristoranti (ora assenti in zona PalaTrento, ndr) e palestra. Si tratterebbe di continuare il progetto lungimirante del polo sportivo di Trento Sud e aggiungere alla città una struttura, se costruita secondo certi criteri e standard, in grado di essere attrattiva anche per una gestione privata".

 

Punto centrale la capacità di ospitare meeting nazionale e internazionali: "Riccione - spiega - non aveva certo bisogno di un polo natatorio, eppure ci hanno creduto e adesso i risultati danno ragione alla località romagnola: lo stadio del nuoto e le manifestazioni collegate registrano solo grazie alle manifestazioni sportive oltre 160 mila presenze negli alberghi. Un business che potrebbe dar respiro anche al turismo oltre i confini del Comune di Trento".

 

Un ultimo pensiero il Comitato lo rivolge alle strutture che potrebbero subire un contraccolpo e una perdita dalla nascita del polo natatorio: "Madonna Bianca non si tocca. Gardolo - conclude Moscapotrebbe vedere una conversione all'attività ludica con l'introduzione di scivoli e altri interventi minimi, mentre le Manazzon potrebbe diventare una palestra per la ginnastica artistica, che a Trento manca".

 

Se non è un invito a cena all'assessore Uez e alla giunta comunale, poco ci manca.

 

 

 

    

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