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Poste Italiane, il 4 novembre sarà sciopero generale

Dal 2010 in Trentino sono stati chiusi una quindicina di uffici 

Pubblicato il - 28 ottobre 2016 - 16:00

“Uno sciopero per dire no alla privatizzazione delle Poste”. Venerdì prossimo i lavoratori di Poste Italiane incroceranno le braccia per l'intera giornata e saranno organizzati presidi in tutta Italia.

 

A proclamare lo sciopero sono le sigle sindacali Slp-Cisl, Slc-Cgil, Fail-Cisal, Confasal.com e Ugl-com. Nella provincia di Trento gli addetti al comparto sono 1100 e potranno partecipare al presidio in programma a Mestre grazie anche ai pullman che i sindacati metteranno a disposizione.

 

In Trentino negli ultimi anni non sono mancate le chiusure e i licenziamenti. A confermalo è Daniela Tessari della Cgil. “Sul nostro territorio provinciale – ha spiegato – dal 2010 ad oggi sono stati chiusi una quindicina di uffici postali. Abbiamo avuto anche un ridimensionamento del grosso centro di meccanizzazione postale di Gardolo dove veniva 'lavorata' la corrispondenza. Oggi si occupa solo dell'arrivo della posta ma la lavorazione viene affidata a Verona e Padova. Ovviamente questa rimodulazione del centro ha portato anche a diversi posti di lavoro persi”

 

Le segreterie sindacali, in una nota nazionale, hanno spiegato che “la privatizzazione, con la quotazione di un nuovo pacchetto di azioni e l'uscita dall'azionariato del Ministero dell'Economia è solo un'operazione che punta a fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio. Già ora si assiste ai reiterati interventi di chiusura degli Uffici Postali nelle zone più disagiate e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, scelta contestata recentemente dal Parlamento Europeo, compromettendo qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale”.

 

Le Segreterie Nazionali di categoria ritengono estremamente grave e, peraltro, antieconomica, l’intera operazione di dismissione da parte dello stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e ha versato consistenti dividendi al Ministero del Tesoro, azionista di riferimento.

 

La capillarità della rete postale, i servizi di prossimità, le potenzialità di innovazione e sviluppo del segmento logistico, necessitano senza dubbio di investimenti finalizzati al consolidamento di asset portanti per il Paese. “Dunque – hanno spiegato ancora i sindacati - spetterebbe proprio al Governo determinare l'utilizzo di risorse economiche per i necessari investimenti. Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale”. 

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