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A processo il presidente della società impianti: un giovane era caduto in pista e mancavano le barriere

L'incidente è accaduto a Capodanno a San Martino di Castrozza, vittima un 26enne di Favaro Veneto: per la Procura di Trento non c'erano idonee protezioni lungo la pista. Il veneziano aveva riportato diverse fratture e una prognosi di oltre 40 giorni, oltre all'invalidità in venti punti

Di Luca Andreazza - 09 luglio 2017 - 06:42

SAN MARTINO DI CASTROZZA. Il presidente della società che gestisce gli impianti sciistici Ces di Colverde a San Martino di Castrozza è stato citato a giudizio nell'ambito di un procedimento penale per l'incidente capitato a un giovane sciatore di Favaro Veneto in provincia di Venezia e la prima udienza è fissata per il 7 novembre 2017 presso il Giudice di pace di Borgo Valsugana.

 

“Nella sua qualità di presidente della società che gestisce gli impianti sciistici Ces di Colverde di San Martino di Castrozza - scrive la dottoressa Licia Scagliarini, pubblico ministero della Procura di Trento -  per colpa consistita in negligenza, per non aver assicurato un'idonea protezione lungo la pista Colverde per evitare l'uscita di pista degli utenti, tanto più pericolosa in condizioni di non innevamento a lato pista, cagionava lesioni personali gravi allo sciatore (…), impegnato in una discesa notturna con altri utenti, dunque in condizioni tanto più pericolose per assenza di visibilità, il quale, a seguito di caduta accidentale, scivolava fuori pista in un canale pietroso di drenaggio, profondo un metro circa, riportando importanti politraumi agli arti inferiori e superiori”.

 

L'episodio è avvenuto intono alle 20 del 1 gennaio scorso durante la discesa della pista 'Colverde'  (una rossa di 2.600 metri di lunghezza e 500 metri di dislivello, servita da una veloce cabinovia, che è illuminata per lo sci notturno), quando il 26enne è caduto accidentalmente e non essendoci alcuna barriera di protezione a trattenerlo, ha terminato la sua corsa in un canalone di pietre e massi.


Il giovane è stato quindi recuperato dai volontari della locale stazione del soccorso alpino che, con gli operatori della Croce Rossa, hanno proceduta a immobilizzarlo, 'imbarellarlo' e riportarlo a valle per il trasporto all'ospedale di Santa Chiara di Trento, dove gli è stata riscontrata, tra le diverse contusioni, la frattura esposta diafisi femorale, quella basicervicale del femore destro e quella del polso destro, per una prognosi di almeno 40 giorni.


Il ragazzo è stato sottoposto anche a un intervento chirurgico per ridurre le fratture e che lo hanno costretto a restare più di dieci giorni all'ospedale, da dove è stato dimesso il 13 gennaio.

 

Per fortuna, il giovane si è salvato, ma a causa dei politraumatismi subiti la funzionalità dei suoi arti non è più quella di prima, ha un'invalidità permanente di almeno venti punti e deve sottoporsi a continui cicli di fisioterapia per la rieducazione della gamba infortunata.

 

Appena ripresosi, il ventiseienne ha quindi presentato querela presso la stazione dei carabinieri del suo paese, Favaro Veneto, adducendo anche le testimonianze degli amici che sciavano con lui, e ha chiesto all'autorità giudiziaria di procedere penalmente nei confronti dei responsabili dei gravi traumi riportati. Inoltre, per ottenere giustizia, attraverso la consulente personale si è rivolto a Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela del diritti dei cittadini.

 

Studio 3A ha subito presentato una richiesta di risarcimento alla Società consortile 'Imprese e Territorio' che gestisce l'impianto 'incriminato', ma il suo legale ha denegato l'esistenza di qualsiasi responsabilità

 

A conclusione delle indagini preliminari, però, vagliata la documentazione prodotta dai Carabinieri di Primiero San Martino di Castrozza e quella dell'ospedale, nonché il rapporto d'intervento del soccorso alpino e le testimonianze, il Pubblico ministero ha disposto l'atto di citazione a giudizio per il legale rappresentante degli impianti.

 

"Un atto significativo - commenta Ermes Trovò, presidente di Studio 3A - nella direzione di una sempre maggiore sicurezza degli impianti sciistici e di una indispensabile presa di coscienza in tal senso da parte dei gestori. Le piste da sci possono essere pericolose, tanto quanto le strade. Gli incidenti, anche molto gravi, sono frequenti: dai dati disponibili, ogni anno in Italia abbiamo 30 mila infortunati e uno su due deve ricorrere alle cure del pronto soccorso, senza dimenticare che si registrano purtroppo una ventina di sinistri mortali a stagione. Negli anni il livello di sicurezza degli impianti, ma anche dei dispositivi di protezione individuale dei fruitori, è molto migliorata, e che spesso gli incidenti sono causati dall'imprudenza e dall'inesperienza degli sciatori. Ciò non toglie, però, che i numeri siano ancora molto alti e che bisogna fare tutto il possibile e, soprattutto, tutto quanto è previsto dalle normative per mettere al sicuro gli impianti con protezioni adeguate, tanto più se si tratta di piste di una certa difficoltà e dove si scia anche di sera e di notte, come nel caso specifico”.

 

Abbiamo provato a contattare la società impianti per avere una replica in merito a questo procedimento, ma i responsabili del Consorzio non erano raggiungibili. Uno di loro ci ha risposto che era impegnato alla guida. 

 

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