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Profughi, rissa alle ex Caserme. "Niente di grave ma la concentrazione può causare contrasti. Meglio se sparsi sul territorio"

Una rissa ha coinvolto cinque persone, una è stata medicata per un raglio all'addome. il responsabile della struttura: "Molto dispiaciuto ma questo è un fatto isolato"

Di Donatello Baldo - 06 novembre 2016 - 13:00

TRENTO. Sabato sera verso le 19, alle ex caserme di via al Desert, alla Residenza Fersina che a Trento ospita 300 richiedenti asilo, c'è stata una violenta rissa che ha coinvolto cinque persone. Una scazzottata che si è conclusa con una ferita all'addome per uno dei protagonisti procurata dal coccio di una bottiglia di vetro.

 

Il ragazzo colpito è stato medicato al pronto soccorso ma la ferita non risulta essere grave e se l'è cavata con qualche punto di sutura. “Un fatto molto spiacevole che sarà l'occasione per promuovere con tutti i nostri ospiti una profonda riflessione”, commenta Paolo Facinelli, responsabile della struttura di accoglienza.

 

Ma vediamo di capire qualcosa in più della dinamica. “Non si è trattato di uno scontro tra gruppi etnici, nemmeno un contrasto per chissà quali motivi ideologici o religiosi, si tratta di un banale diverbio per un fatto trascurabile: una cartina per rollare una sigaretta”. E nemmeno si tratterebbe dello scontro tra cinque persone, “le persone che hanno litigato sono sue, gli altri sono intervenuti per dividerli e sono rimasti coinvolti”.

 

Insomma, un brutto episodio che però non sembra essere all'ordine del giorno. “Qui ci sono trecento persone concentrate e frizioni legate alla convivenza sono scontate – afferma il responsabile – però in quattro mesi è la prima volta che si è verificato un episodio di una certa gravità come quello di ieri”. Non viene sottovalutata la cosa, anzi. “Abbiamo deciso immediatamente di spostare una delle persone coinvolte in un'altra struttura”.

 

Oltre alla concentrazione di centinaia di persone, l'altro fattore che determina il verificarsi di episodi di contrasto è quello legato alla lunga permanenza. “Alcuni richiedenti asilo sono qui da un anno”, conferma il responsabile. E questo non è in linea con la politica di accoglienza che la Provincia vorrebbe attuare: “L'obiettivo – spiega Andrea Cagol del Cinformi – sarebbe quello di limitare al minimo la permanenza in strutture come questa, favorendo invece la dislocazione di piccoli gruppi di profughi su tutto il territorio trentino”.

 

Un obiettivo che ridurrebbe a zero gli episodi di contrasto dovuti a numeri elevati e lunga permanenza e che favorirebbe non solo l'accoglienza ma anche l'integrazione, permettendo ai richiedenti asilo di occupare il loro tempo in modo migliore, come già avviene in alcune realtà della provincia in cui i profughi sono coinvolti dalle amministrazioni comunali, dalle associazioni di volontariato e dalla stessa cittadinanza.

 

Questa politica della diffusione di piccoli gruppi sarebbe possibile soltanto se i Comuni mettessero a disposizione le loro strutture, e se i privato facessero lo stesso. Ma così non avviene, i Comuni e i privati trentini che hanno dato la loro disponibilità sono ancora troppo pochi

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