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Le verdure si trasformano in foto sculture per far mangiare i bambini

L'idea artistico-educativa di Michela Eccli è diventata un libro appena pubblicato in Francia. Sarà presentato venerdì alla Seggiolina Blu. "Les Lègumes, quelle aventure" ha una storia curiosa e testimonia un pregevole lavoro fotografico subito apprezzato da un'editrice d'Oltralpe. Per la professoressa del Vittoria che vanta un passato creativo anche alla Tod's di Della Valle una bella soddisfazione 

Di Carmine Ragozzino - 17 ottobre 2017 - 19:36

TRENTO. Capitano cose  curiose. Belle. Ma capitano di rado nell’Italia dei disarmanti “le faremo sapere” che hanno per unico seguito la frustrazione di chi aspetta. Invano. Capita che ti ronza nella testa un’idea. Da anni. E’ l’idea di applicare le arti, (fotografia, grafica, eccetera), ad uno scopo educativo.

 

Uno scopo che non sarà la priorità del secolo ma è tuttavia il “muro” alimentare contro cui sbatte la buona volontà salutista di madri, padri e nonni al seguito. L’idea, insomma, di stuzzicare la fantasia dei bambini affinché la smettano di approcciarsi alle verdure con la bocca sbarrata, le lacrima a catinella e i capricci al diapason.

 

Nell’idea di Michela Eccli, quindi, le verdure devono animarsi. Devono  animare una storia. Possono diventare un gioco le verdure: il gioco di un minestrone destrutturato, (verdura per verdura) che "viaggia" prima di arrivare nel piatto e ricomporsi nel mosaico mangereccio dei colori. Ed ecco le città dei porri e delle coste. Ecco la fluttuazione su  mongolfiere di zucca. Ecco il muoversi di un millepiedi di patate. Ecco che sbuffa un un treno di zucchine con l’aglio che fa il fumo. O il vapore.

 

 

Ebbene, questo gioco-espediente da pochi giorni è un libro. Un libro francese che titola “Les légume, quelle aventure”. Un libro creato a Trento ma stampato e venduto in Francia – (ora anche qui) - in numero considerevole di copie. Un libro che sarà presentato in allegra soddisfazione, (e minestrone finale),  venerdì 20  alle 18 alla libreria per i piccoli “La seggiolina blu”: gioiello di passione dedicata a chi cresce che sta in via Torre Verde e in via San Martino, (doppia entrata).

 

Qui c’è l’obbligo di tornare al “capita” di cui sopra. A Michela Eccli è capitato, infatti, di scoprire la relativa ed esemplare semplicità con cui in Oltralpe offrono inaspettate occasioni editoriali. Belle occasioni editoriali.  Alice Briere Haquet, un personaggio che in fatto di proposte letterarie per i bambini in Francia non è certo una signora nessuno oltre a gestire un blog,  “Alice in wonderblog” che funziona tra le altre cose come un innovativo ufficio  scambi.

 

Se un grafico, un disegnatore, un illustratore ha un progetto che richiede un testo viene messo in contatto con un autore tra i tanti che fanno parte della scuderia creativa della Haquet. E viceversa, un autore di testi trova chi li rende “visibili” nelle tecniche artistiche più diverse.

 

Certo il progetto deve piacere. Certo in progetto deve intrigare. E il progetto di Michela Eccli è piaciuto. Ha intrigato. Ed ha trovato Virginie Tèoulle come autrice dei mini commenti in cui una coccinella accompagna i bambini nel percorso dall’orto all’immaginazione. E viceversa. Eccolo il libro. Un libro che esalta la precisione con cui Michela Eccli si cimenta nel creare le foto sculture di “Les legume”.

 

Si perché il lavoro dell’insegnante che all’Istituto delle arti Vittoria di Trento forma gli studenti nella fotografia, nella grafica e negli audiovisivi è un’azione in cui l’apparenza inganna. Una città fatta di porri e coste è un “prova e riprova” tanto estenuante quanto entusiasmante per mettere in piedi le verdure, comporle e ricomporle, fissarle con l’obiettivo, scattare, assicurare un effetto tridimensionale.

 

 

La foto-scultura, insomma, è una gran fatica. Così come costruire una motoretta o una simpatica auto della polizia usando carote e patate dolci. Idem per un “vecchio” treno  di zucchine dove i fagiolini verdi fanno da binario.  Michela Eccli ci ha messo mesi a realizzare le foto-sculture. Ma ovviamente è convinta che valesse la pena di misurarsi con questa esperienza tanto inedita quanto stimolante. E in fatto di esperienze Michela Eccli è uno di quei personaggi che non t’aspetti.

 

Dopo l’accademia d’arte milanese, la Naba, si è trovò davanti Diego Della Valle, il signor Tod's, che nell’ultimo di cinque colloqui con gli scalini del management d’azienda le offrì di organizzare l’ufficio grafico del gruppo, (che prima era in appalto all’esterno). Alla fine degli anni novanta, per tre anni, la Eccli si fece il mazzo per rivitalizzare il “packaging”, (tecnicamente l’imballaggio, in realtà  lo strumento di vendita) di marchi quali Tods, Hogan, Fay. Mica noccioline.

 

“Tre anni di delirio, affascinante delirio”: racconta. Tre anni con la prestigiosa bandiera della holding di Della Valle ma senza orario. Tre anni di fuso orario da un aereo e da una capitale all’altra. Tre anni da curriculum invidiabile. Ma tre anni soli. Perché? “Perché ho fatto un figlio, e con un figlio non si può vivere in emergenza”, spiega con beata normalità Michela Eccli. 

 

E’ convinta che non servano altre spiegazioni per l’addio ad un’esperienza che comunque continua a “fare scuola” – e non potrebbe essere diversamente – nel laboratorio di multimedia di una scuola. Il Vittoria, appunto.  Ma sul suo passato - che qualche anno fa l’ha portata anche a realizzare un libro di illustrazioni per Erikson dal titolo “Capricci” - Michela Eccli preferisce non indugiare.

 

Il presente, par di capire, conta di più. Il presente è il libro “francese” . La professoressa lo ha voluto dedicare alla madre, Carla, “che le ha passato l’amore per la buona cucina”. Una cucina nella quale il minestrone doveva per forza essere un piatto forte: nel libro, alla fine, c’è la ricetta “di casa”.  Un minestrone di verdure in forma per stare in forma. Fin da piccoli.

 

Un minestrone di verdure che prendono altre forme – divertenti e sognanti - per smetterla di essere incolpevoli “nemiche” dei bambini. Un minestrone di verdure artistico: anche nel taglio finale dei tocchetti - (nella foto le mani del marito, un signor fonico a tutta basetta del Centro Santa Chiara) - che dal tagliere si tuffano in padella. Un ultima foto che è quasi “movimento”. E poi il piatto pieno. E poi piatto vuoto, con gli animaletti musicanti che hanno viaggiato per tutto il libro assieme alle verdure a dare fiato alla festa.  Piatto vuoto, minestrone mangiato. Accadrà? Mah. Eppure provare ad alimentare la fantasia potrebbe avere più successo di un rimprovero o della classica, inutile, minaccia: “Mangia che se no resti piccolo”. Anche perché in questo mondo balordo gli unici a non crescere mai sembrano essere solo gli adulti.

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