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‘Cannibali e Re’, dal web al Trentino per raccontare la storia in maniera alternativa

Martedì 2 l’almanacco sarà presentato al Circolo Cabana di Rovereto. La comunità Facebook che vanta oltre 127 mila seguaci arriva per la prima volta in Trentino per presentare le storie controcorrente di uomini e donne che si sono battuti per la collettività 

Di Tiziano Grottolo - 01 ottobre 2018 - 17:54

STORO. In appena due anni la comunità Facebook è cresciuta fino a superare i 127 mila seguaci e non è un risultato scontato per una pagina che tratta principalmente di storia. Nato dall’idea di tre ragazzi umbri il progetto è poi sfociato nella pubblicazione dell’almanacco ‘Cronache Ribelli’ che racconta le storie quasi mai raccontate delle persone che hanno scelto di battersi in nome della collettività.

 

Al progetto editoriale hanno contribuito in molti, in primis Davide Gallucci, Piero Grippa e Matteo Minelli, i ragazzi dai quali è nata l’idea della pagina Facebook. Davide e Matteo, che hanno partecipato alla presentazione, ci tengono a far sapere che il progetto non avrebbe mai visto la luce senza l’aiuto dalla grafica Marcella Foschi e dell’illustratrice Aurora Stano e delle altre persone che hanno collaborato alla stesura dell’almanacco.

 

A proposito delle 250 storie raccolte nel libro si legge questo: “I singoli e le moltitudini raccontati tra le pagine di questo almanacco non sono attori della Grande Storia. Nessun re, capo di stato o generale, ma uomini comuni e straordinari. Comuni perché nella perenne trincea della Storia hanno visto il campo di battaglia tra i reticolati del filo spinato e non dalle retrovie. Straordinari perché disertori della guerra che cercavano di imporgli e protagonisti dell’unico conflitto che vale la pena combattere: quello per l’emancipazione collettiva”.

 

Probabilmente è proprio qui che risiede la chiave del successo riscosso prima sui social e poi dalla pubblicazione, storie di persone comuni che con le loro azioni hanno poi inciso sulle vite di molti. Abbiamo incontrato i ragazzi di ‘Cannibali e Re’ a Storo durante la serata organizzata dall’associazione culturale DOC e dell’Osservatorio la Fumettoteca. Hnno accettato di rispondere ad alcune domande de ilDolomiti.it

 

Il nome ‘Cannibali e Re’ da dove salta fuori?

Negli anni ’70 un antropologo americano Marvin Harris pubblicò un saggio antropologico dal titolo ‘Cannibali e Re’. Questo saggio oggi può anche essere considerato superato per quanto riguarda i canoni della materia ma per noi rappresenta un punto di rottura per quella che è la concezione della storia: ‘Cannibali e Re’ è un libro che analizza tutte le strutture del mondo contemporaneo di Harris chiedendosi come si sono sviluppate, tentando di indagare la natura, l’origine stessa di questi fenomeni.

 

Rimane quindi una fonte di ispirazione.

Certo, infatti anche il nostro volume vuole far ragionare le persone su quelle che sono le strutture di oggi, siano esse lo stato, il maschilismo, il potere. Vogliamo far capire alle persone come queste strutture non siano calate dall’alto, ma sono frutto piuttosto dei costrutti sociali, delle strutture sviluppatesi nei secoli tenendo conto di fattori sociali, politici ed economici. Pensiamo che nello studio della storia questo approccio sia importantissimo per capire che tali strutture non sono fisse, non sono incise nella pietra, ma possono anche essere superate. Anzi, vengono superate proprio da chi lotta, da chi la storia la subisce, e sono proprio queste persone che proviamo a raccontare con il nostro lavoro.

 

Avevate previsto che queste storie riscontrassero tutto questo successo?

La pagina è stata creata nel giugno 2016 fino a dicembre abbiamo avuto una crescita discreta, niente di eccezionale, poi da dicembre c’è stata un’impennata grazie ad un bellissimo post su Joan Mulholland. Sulle aspettative che dire: eravamo molto convinti di quello che stavamo facendo, però non si può mai sapere soprattutto in un mondo come quello dei social che è molto variabile e molto influenzato dagli algoritmi del sistema. Possiamo dire però che siamo molto soddisfatti di questo risultato che, almeno in questa misura, non ci aspettavamo.

 

Quindi se doveste scegliere, tra le tante storie, quella che più rappresenta la pagina scegliereste questa?

Sì, decisamente quella di Joan Mulholland è quella che meglio ci rappresenta.

 

Invece l’idea di realizzare un progetto editoriale quando e com’è nata?

L’idea si è sviluppata nel corso nel 2017, nell’inverno tra 2016 e 2017 abbiamo avuto questa grande crescita e ‘Cronache Ribelli’ affonda le sue radici proprio in questo successo. Quando la pagina è esplosa passando da circa 5.000 a 18.000 ‘mi piace’ arrivavano molti apprezzamenti per il tipo di storie raccontate. Nell’ottobre 2017 abbiamo deciso di fare un passo in più, ci siamo detti proviamo a fare qualcosa che si ponga nella scia di quanto è stato realizzato fino ad oggi ma allo stesso tempo sia qualcosa in grado di rinnovare il progetto. Non volevamo realizzare una banale raccolta dei nostri migliori post alla quale appiccicare il nostro simbolo, volevamo qualcosa di diverso. Grazie ad un suggerimento di Marcella la nostra grafica è uscita l’idea dell’almanacco. L’almanacco per noi è stato il prodotto che meglio si adattava alla tipologia delle nostre storie e allo stile narrativo. Vedi, gli almanacchi un tempo erano utilizzati per raccontare le gesta dei re, successivamente divennero strumento della classe operaia quindi abbiamo voluto recuperare questo strumento caduto un po’ in disuso.

 

Ecco le storie che sono state inserite nell’almanacco si discostano dalla narrazione storica classica, queste storie hanno anche un valore politico?

Diciamo che spesso e volentieri abbiamo ricevuto accuse di essere di parte, e noi in un certo senso lo siamo, non ne abbiamo mai fatto mistero della nostra visione del mondo. Riteniamo che la neutralità sia difficile da ottenere in ogni campo, in particolare in quello storico. Ma la storia da sempre è stata narrata da uomini che vivono nel loro tempo e sono pertanto influenzati da determinate dinamiche e di conseguenza sono osservatori parziali. Lo stesso Tucidide considerato uno dei primi storici era al servizio di Atene e la sua narrazione della guerra del Peloponneso ne risulta ovviamente di parte. E così hanno fatto vari storici che negli anni sono cresciuti, si sono formati e hanno raccontato le gesta di quelli che erano i loro padroni che fondamentalmente davano loro da vivere.

 

Le storie che raccontate hanno un forte valore politico.

E' vero. Abbiamo deciso di narrare la storie degli ultimi, degli oppressi, le vicende di chi la storia l’ha subita e non fatta. Noi pensiamo che se oggi la storia è percepita dal pubblico come una materia secondaria è perché la storia che si è sempre raccontata è quella dei ‘grandi nomi’, dei generali, dei re, degli imperatori, noi invece riteniamo fondamentale recuperare le vicende di chi la storia l’ha subita, dei lavoratori, delle grandi masse, di chi in un certo senso si è trovato dalla parte sbagliata del racconto. Secondo noi le masse sono state cancellate dalla narrazione storica ciò ha portato a un disinteresse da parte delle stesse, ad una mancata presa di coscienza da parte della maggior parte delle persone. Il problema più grande è che se non si sente la propria storia raccontata si fatica poi ad identificarsi anche con il proprio presente. Per noi questa rappresenta non un’opera prima ma un’opera zero, un punto di partenza per impostare e per mettere in pratica il nostro progetto editoriale ma anche sociale e di narrazione storica.

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