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La libertà non si canta "Emel in anno"

Domani, giovedì 8, la rassegna Transiti a Sanbapòlis ospita la tunisina Mathlouthi che con la sua musica è stata la colonna sonora della Rivoluzione dei Ciclamini. Le sue ispirazioni vanno dalla Baez a Byork ma la proposta artistica è del tutto personale in un ponte tra tradizione e modernità che l'ha portata ad esibirsi anche durante il Nobel

Pubblicato il - 07 febbraio 2018 - 08:52

TRENTO. La programmazione di “Transiti - Musiche in Movimento”, la rassegna promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara e curata da Alberto Campo, riprende domani, giovedì 8 febbraio al Teatro SanbàPolis di Trento con il concerto di EMEL MATHLOUTHI.

  La cantante tunisina racchiude nelle sue esibizioni un potente mix di quelli che sono il suo background culturale e il suo vissuto particolare. Già da bambina, Emel Mathlouthi muove i primi passi nel mondo dell'arte componendo le prime canzoni, arrivando però a definire la propria identità artistica durante l'adolescenza, quando prende come riferimento Joan Baez e, in seguito, artiste come Björk e Sinéad O'Connor.

 

  Dopo aver brevemente militato in una band metal durante gli anni dell'università, decide di intraprendere un percorso solista, componendo canzoni di stampo politico che le fanno rendere conto quanto siano frustranti la mancanza di opportunità nel suo Paese e l'apatia dei suoi concittadini.

  "Ya Tounes Ya Meskina" (Povera Tunisia) rappresenta perfettamente quel periodo della sua vita, tanto che nel 2008 la cantante abbandona la Tunisia e vola verso Parigi, visto che nel frattempo la sua musica viene bandita dall'intero Paese. Anche se Emel Mathlouthi non abita più in Tunisia, la sua musica continua a vivere di vita propria, infatti due sue canzoni – “Kelmti Horra”, ossia “La mia parola è libera”, e la stessa “Ya TounesYa Meskina” – divengono inni spontanei dei manifestanti durante la Rivoluzione dei Gelsomini, che nel gennaio 2011 porta alla caduta del dittatore Ben Alì.

   Il suo album di debutto, intitolato “Kelmti Horra”, arriva nel 2012 ed è un miscuglio potentissimo di musica e parole, con testi che testimoniano le numerose ingiustizie viste e subite nel suo Paese d'origine. Il suo messaggio è forte e viene recepito in tutto il mondo, tanto che l’11 dicembre 2015 a Oslo, in occasione della cerimonia di conferimento del Nobel per la Pace al Quartetto del Dialogo Nazionale, promotore del pluralismo democratico in Tunisia, viene invitata a cantare la sua canzone più celebre.

   Il 2017 è un anno molto importante per Emel Mathlouthi, perché per la prima volta dopo anni può tornare a cantare nel suo paese natale, la Tunisia e lo fa portando le canzoni del suo nuovo album, "Ensen", che potremo apprezzare  domani a SanbàPolis, ore 21.00, attraverso la voce di questa straordinaria interprete che tanto ha da raccontare.

 

 

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