Contenuto sponsorizzato
| 05 ott 2018 | 19:25

L'irritualità è la virtù del Portland

La Bella Stagione nel piccolo teatro di Piedicastello si assume anche quest'anno il rischio di combattere le derive sociali e culturali con dieci titoli che vogliono tenere alta la guardia e l'attenzione verso il disagio singolo e collettivo di un quotidiano sempre più gramo e pericoloso. Compagnie che esplorano la contemporaneità con irriverenza e crudezza ma anche con un serissimo divertimento. Dal palco alla platea antidoti all'omologazione e al luogo comune

TRENTO. Tempi grami. Tempi oscuri. Tempi incerti di egoismi certi. C’è urgenza di coraggio. Non c’è necessità di diplomazia: contro l’avanzare devastante dell’ignoranza e della demagogia non si può rispondere in punta di fioretto. Al Portland – piccolo spazio, grande volontà - lo hanno capito. Da anni. La libertà non ha bisogno di grandi spazi ma di grande coerenza. E di caparbietà.

 

 Da anni il mini teatro/scuola di Piedicastello percorre la strada dell’irritualità. In prosa. Irrituale è la costruzione di una stagione di teatro in grado di graffiare e di mordere, di inquietare se serve, di stupire e coinvolgere: senza ricorrere agli effetti speciali del teatro dei nomi famosi e degli allestimenti onerosi. Nei cartelloni del Portland il controcorrente non è l’eccezione. Né lo è il politicamente scorretto.

 

 La stagione del Portland – appena presentata - si autodefinisce “Bella”. Presunzione? Piuttosto orgoglio. È l’orgoglio di saper scegliere e proporre un teatro che semina dubbi. Un teatro che esalta le sfumature di un quotidiano che l’incultura vorrebbe dipinto solo di bianco e di nero, (oggi più nero che bianco).

Un teatro che campa col minimo vitale, (dei finanziamenti) ma che in fatto di vita e di vitalità rende al massimo. Lo fa con il meticciato dei linguaggi. E con quello dei sentimenti.

 

 Il teatro del Portland, la stagione del Portland, corre dunque parecchi rischi. E fa correre rischi al suo pubblico. Ma sono rischi che non devono impaurire. Abbonandosi alla Bella stagione ci si abbona – infatti - al rischio dell’inconsueto. A volte del sorprendente. Altre volte del crudo. Altre volte ancora di un divertimento dal fondo serissimo. Si scopre che l’irriverenza e l’onestà possono essere portentosi antidoti al luogo comune e all’omologazione.

 

 Con la prosa il Portland non vuole intrattenere. È una prosa che mira – invece – a trattenere. Raccontando, sezionando, anche le realtà più scomode, (ma vere), la Bella stagione prova ad ancorare all’impegno personale e collettivo le coscienze confuse dal vuoto dilagante delle urla e degli slogan. In teatro una poltrona di platea può diventare una sedia da fachiri. Ma non fa male. Non si sta male. Violenza, disabilità, il buio che alberga nell’anima, il dolore di una perdita, gli acciacchi, la vecchiaia, le macchine padrone del futuro. Sono forse temi comodi? No, non lo sono. Ma sono il presente. Quel presente che il teatro grandi firme tende ad ignorare indugiando sull’estetica, (certo anche sull’eccellente recitazione), piuttosto che su una missione civile. Una missione che oggi è emergenza.

 

 Andrea Brunello, direttore artistico/regista e attore al Portland, non potrebbe essere più chiaro: “È importante tenere alto il livello di sensibilità e di allerta nei confronti di derive sociali, politiche, economiche e ambientali che trasformano la realtà nella quale viviamo”. La Bella stagione si muove dentro un confine di valori e di ideali da recuperare, rilanciare, fortificare. Ma il teatro del Portland non sconfina – non è il compito del teatro – nell’indottrinamento. Semplicemente è un teatro – quello del Portland - che prova a “resistere”. Che incita a resistere senza lanciare alcun proclama se non quello della fiducia nel ruolo salvifico dell’arte.

 

 E’ una resistenza su più fronti. Il fronte dei contenuti innanzitutto. Il fronte di compagnie di indubbia qualità, paladine di una drammaturgia nuova, giovane, originale. E ancora, il fronte della sfida: Brunello, il suo team, chiamano “oasi di pensiero” l’obiettivo del loro lavoro. Nell’oasi del Portland non ci sono né cattedre né professori, non c’è una linea da inculcare sconvolgendo o coccolando lo spettatore.  Nell’oasi di pensiero la prosa è uno strumento per decodificare l’interiore e l’esteriore. I linguaggi possono e devono essere diversi – la parola, il gesto, il movimento e tutto questo insieme – ma lo scopo è comune: risveglio, riflessione, lo scambio.


 Il cartellone della “Bella stagione” – dieci titoli – è anche quest’anno “uno e trino”. Continua la sinergia non solo tecnica con i teatri di Villazzano, Meano e Pergine, con Estro ed Aria. E quindi ancora biglietteria unica per i quattro teatri. E ancora una card che porta l’arte in sconto per circa duecento spettacoli. Pare poco?

 

ECCO I TITOLI.

Si inizia il 26 ottobre con La Moglie, scritto e interpretato dall’ottima Cinzia Spanò, produzione Teatro dell’Elfo. Si tratta della storia di Laura Fermi, moglie del Premio Nobel Enrico Fermi, che ci apre gli occhi su quella che è stato lo sviluppo del Progetto Manhattan che ha portato all’ordigno nucleare.

Il 9 novembre sarà la volta de Lo Stronzo, spettacolo di Andrea Lupo, produzione Teatro delle Temperie. Si parla di violenza, di sopraffazione e di un pentimento che (forse) arriva troppo tardi. Il 23 Novembre va in scena Tutto Scorre, produzione Teatro popolare d’arte. Un testo durissimo di Massimo Sgorbani che ci apre gli occhi sulla realtà di una ragazza disabile che vive nella periferia italiana.

 

 Il 14 Dicembre è la volta di Ipazia, produzione PACTA - dei Teatri con la drammaturgia di Tommaso Urselli. Lo spettacolo, interpretato da Maria Eugenia D’Aquino esplora la vita della prima donna scienziata di cui si abbia memoria, uccisa dai suoi conterranei (uomini) nel IV secolo dopo Cristo ad Alessandria perché non potevano tollerare la sua intelligenza. La stagione riprende l’11 gennaio 2019 con Talita Kum, spettacolo di teatro fisico portato in scena dalla compagnia Riserva Canini. Vincitore di numerosissimi premi sia in Italia che all’estero, questo lavoro rappresenta un viaggio all’interno di quel buio primordiale che vive dentro la nostra anima.

 

 Il 18 gennaio è il momento di It’s App to You, travolgente e irriverente spettacolo dedicato a tutti quelli che ormai pensano come nei video giochi. La giovane compagnia Bahamut ha vinto il prestigioso premio In-Box 2018 con questo spettacolo.


 L’1 febbraio tornano al Teatro Portland gli Eccentrici Dadarò con la nuova produzione Tutto Quello che Volete, tradotto in italiano per l’occasione da “Tout ce que vous voulez” del duo francesce Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière. Questo spettacolo è una piccola concessione che ci diamo, una commedia raffinatissima e intelligente sul rapporto tra la definizione della propria identità e il proprio rapporto con la vita quotidiana.

 

 Il 15 febbraio torna il teatro civile con Neve, di e con Giovanni Betto. Uno spettacolo dedicato al dolore della perdita e della nostalgia con la consapevolezza che a volte il dolore “cattivo” può diventare “buono”. L’8 marzo si celebrra la Festa della Donna con Yesterday. L’ultimo gioco della compagnia Teatro Scientifico - Teatro Laboratorio. Lo spettacolo ci porta nel mondo della vecchiaia e degli acciacchi della terza età: Alzheimer, badanti e relative conseguenze. Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. Lo spettacolo è ispirato a una storia vera.

 

 La stagione si chiude il 22 marzo 2019 con Chaos - Humanoid B12. Guardando avanti ad un futuro prossimo possiamo dire serenamente che le macchine saranno sempre di più nostri compagni di vita. Almeno questo è quello che la compagnia Mulino ad Arte sembra pensare. La fantascienza approda a teatro cercando di riflettere sul presente. L’innalzamento dei muri, la paura del diverso, la migrazione e l’integrazione.

 

 

 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 18 maggio | 09:05
Sulla dinamica esatta sono in corso gli accertamenti, sul posto si sono portati i vigili del fuoco, le forze dell'ordine e i soccorsi sanitari 
Società
| 18 maggio | 06:00
I medici di medicina generale stremati. "A fronte di 63 incarichi vacanti, si sono presentati soltanto 12 candidati e, di questi, sono stati [...]
Cronaca
| 17 maggio | 14:10
In Trentino abbiamo un'incidenza dell'1,8% dell'infezione Hiv con un aumento negli ultimi anni. Ma il vero problema è un altro: quasi sei persone [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato