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Marco Philopat a Trento ospite dei Giorni d’autore in Bookique. Presenta il suo ultimo libro, 'I pirati dei Navigli'

Giovedì 19 alle 18 in Bookique (via Torre d’Augusto) un incontro da non perdere con l’indiscusso protagonista dell’incredibile stagione punk italiana

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Di Luca Giudici - 19 aprile 2018 - 10:18

TRENTO. Nei romanzi e negli scritti di Marco Philopat si  raccontano gli ultimi decenni della vita di Milano, gli anni che passano tra la metà degli anni Settanta e la fine del millennio. Vi è qui il tentativo di raccontare il contemporaneo attraverso il romanzo, ovvero di interpretare eventi ancora molto vicini a noi senza dover soggiacere a quell’obbligo della prova che invece è richiesto allo storico.

 

Nella fiction l’invenzione è certamente legittima, e proprio la forma del romanzo concede una maggior tolleranza rispetto al rigore richiesto al saggio storiografico. Se l’autore ha vissuto in prima persona gli eventi che racconta, come è questo il caso, certamente non potrà impedirsi una forma di coinvolgimento, di partecipazione emotiva.  Siamo in un romanzo di stampo autobiografico, e Philopat nel raccontarci il suo tempo racconta se stesso, e le finestre che si aprono sugli eventi sono sempre viste in soggettiva, attraverso il suo filtro, ovvero in prima persona, e in più sono intervallati da inserti completamente personali, estratti di vita familiare, racconti di sentimenti.

 

Certamente chi ha abitato a Milano in quegli anni, soprattutto se da adolescente, non può non riconoscere una serie di fatti, eventi e luoghi che fanno parte del vissuto di una generazione. Va detto però che per il resto d’Italia, oppure per chi è più giovane, e quindi non ha avuto un rapporto diretto con il mondo raccontato da Philopat, questa narrazione trascende molto facilmente nel mondo del magico. I personaggi diventano eroi, e anche lo stesso protagonista, che pure è indiscutibilmente reale, e che possiamo abbastanza facilmente incontrare di persona, passa nel mondo della leggenda, diventando un elemento simbolico.

 

Quello che emerge preponderante da questo travolgente romanzo, pieno di patos e con una cadenza da maratoneta, è l’epica di un mondo. A partire da Costretti a sanguinare, di cui I pirati dei Navigli è di fatto il seguito, anche se è leggibile in modo assolutamente indipendente, ma anche nei suoi scritti con un taglio differente, come La banda Bellini, è la formazione di una mitologia che caratterizza la scrittura di Philopat, il senso di appartenenza a una cultura popolare e orale che non ha nulla da invidiare alla tradizione operaia e contadina che attraversa la storia d’Italia.

 

Non è un caso che uno dei maestri riconosciuti dell’autore sia quel Cesare Bermani che ha passato la vita a studiare la cultura contadina e operaia attraverso i percorsi spesso carsici propri delle culture orali. Nel 1983, Bermani intervista uno degli altri grandi testimoni della storia e della cultura antagonista in Italia, ovvero Primo Moroni.

 

Questa intervista, oggi disponibile sul sito Dinamo Press nell’ambito delle iniziative legate al ventennale della scomparsa di Primo, è una testimonianza esemplare di quanto per entrambi i movimenti studenteschi e operai che avevano attraversato la vita della penisola nel dopoguerra appartenessero alla cultura orale propria delle lotte del Novecento.

 

Per Primo Moroni le punkzine prodotte al Virus o in altri CSO, e che Philopat portava alla libreria Calusca, erano i nipotini anarchici dei canti contadini o degli opuscoli pubblicati clandestinamente da comunisti e anarchici, era un filo rosso che li univa direttamente a Gramsci e Cafiero.

 

Moroni e Bermani sono quindi due vertici del triangolo ideale che è posto alle spalle di Philopat, il terzo è Nanni Balestrini, l’autore de L’orda d’oro e uno dei più importanti poeti e sperimentatori del dopoguerra, e ci ricolleghiamo qui al discorso da cui eravamo partiti. Per Balestrini era centrale la capacità di leggere e intervenire sul reale propria della letteratura. Raccontare il presente, di modo che la scrittura stessa diventi uno strumento di lotta, questo messaggio Philopat lo raccoglie direttamente da questi autori.

 

Ancora oggi questo libro lo è, perché nemmeno per una riga, nemmeno nei passaggi più personali e soggettivi Philopat dimentica il valore sociale del suo raccontare l’oggi, che si identifica con la Resistenza, la rabbia e la ribellione.

 

Marco Philopat, profondo conoscitore delle controculture e dell'underground, agitatore culturale e scrittore, è uno dei personaggi di riferimento dell'ambiente punk e underground italiano. Ha fondato due case editrici, ShaKe Edizioni e Agenzia X, e pubblicato tra gli altri: Costretti a Sanguinare, La banda Bellini e Lumi di Punk (Einaudi)”

 

Philopat è il narratore e protagonista assoluto della controcultura italiana degli ultimi trent'anni. Racconterà del suo ultimo libro I Pirati dei Navigli (Bompiani), di Primo Moroni e della libreria Calusca, dei viaggi a Londra, dei pomodori in faccia ai CCCP, dei Crass e del Do It Yourself, di Milano e di quella irripetibile e straordinaria stagione del punk italiano.

 

Erano gli anni del craxismo, della Milano da bere, degli yuppie e dei paninari e un manipolo di agitatori culturali resero Milano la capitale del punk, anni in cui l'incontro con un libraio-intellettuale valeva quanto una laurea e un corso di informatica all'estero ti rendeva un pioniere della sperimentazione nel campo delle nuove tecnologie

 

Giorni d’autore in Bookique è una mini-rassegna autoriale organizzata da Bookique e La Piccola Libreria di Levico.

 

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