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Per inciso. Libri da trattare con i guanti in una mostra 'fatta in casa'

Luca Beltrami, trasforma temporaneamente in galleria la sua casa di Piazza Negrelli per ospitare le opere dell'amico artista Giordano Chini che è stato convinto a superare la sua ritrosia per mostrare in pubblico il lavoro di decenni. Su prenotazione, porte aperte fino al 27 maggio

Di Carmine Ragozzino - 21 maggio 2018 - 15:59

TRENTO. Arte da trattare con i guanti. Non necessariamente bianchi. La mano vestita di lattice rispettoso può sfogliare con cura e delicatezza paginoni e carta velina: è nero prevalente ma non annerisce i sentimenti. Al contrario, li colora.  “Libri Incisi”: stupefatta emozione.  “Libri incisi” da un artigiano:  per convinzione, umiltà e orgoglio. Un artigiano schivo. Che schiva il protagonismo ma che è protagonista – volente o nolente - assoluto del suo mondo interiore fatto di poesia, letteratura, musica. Di natura fisica e di natura umana.

 

“Libri incisi” è frutto dell’incontro. L’incontro con alcune amicizie solide e durature. Ma l’incontro rischia di diventare scontro quando – per ammirazione – le amicizie spingono a rendere pubblico l’intimo. Quando chiedono per stima di archiviare la ritrosia. Sono amicizie con altri onesti lavoratori dell’espressività creativa. Con lui hanno condiviso l’insegnamento artistico al Vittoria di Trento.

 

Convincere Giordano Chini ad uscire – semel in vita – dal suo geloso “stare in disparte” non è stato facile. Ma ce l’hanno fatta. Per fortuna ce l’hanno fatta: magari insistendo anche sul “dovere” di servizio. Un artista non può accontentarsi di se stesso.

 

 Fino al 27 di questo mese i “libri d’arte” di Giordano Chini non sono dunque più un solo fatto privato. Una sua mostra – la prima e si spera non l’ultima – offre un’abbondanza di suggestioni. Da prenotare via e mail. Sì, perché quella di Chini è una mostra casalinga. Ma – curiosamente – si svolge in casa d’altri. In casa, cioè, di un amico che in altri tempi si sarebbe chiamato mecenate e che invece si dichiara solo longevo estimatore di  Chini. Per tecnica, idealità e manualità.

 

 La mostra di Giordano Chini è stata allestita a casa di Luca Beltrami. Architetto, quest’ultimo. Ma in questo caso architetto di un’idea tanto inedita quanto buona. E’ una casa storica quella di Piazza Negrelli 4. E’ la bella casa che fu del nonno agronomo di Beltrami, realizzata da quel Tomasi che fece un pezzo di storia delle costruzioni nobili in città.

 

E’ la casa di un personaggio che coltivava sensibilità estetiche con cura identica allo studio delle colture. Luca Beltrami, il nipote, s’è innamorato di un parallelo: il parallelo tra il sapiente “fare” del nonno e la delicatezza callosa che è il “fare” laboratoriale di Giordano Chini. L’amico Chini, l’artista Chini.  Un fare dalla matrice comune: il legno, il ferro, zinco altri materiali dell’uso comune. Messi sotto la pressa del desiderio artistico questi materiali, amorevolmente trattati, stampano visioni. Sono le visioni di Chini: passato, presente e futuro, realtà e sogni, fiaba e viaggio, (con l’arte di viaggia e si fa viaggiare anche da fermi), impegno civile e rifugio salvifico nelle culture.

 

Incidendo, pressando e stampando Giordano Chini ha dato – (negli anni e in crescendo di consapevolezza) – una dimensione materiale all’immaterialità di un’anima capace di molteplici ispirazioni. I libri d’arte, i suoi libri d’arte, sono gioia e fatica, soddisfazione e sudore.

Una casa trasformata in galleria, fino al 27 maggio 'porte aperte'

 

Era un lavoraccio quello degli amanuensi, ma se quel lavoraccio di pignoleria e minuteria non ci fosse stato la storia sarebbe più povera. O forse nemmeno sarebbe storia. E’ un lavoraccio anche quello di Giordano Chini. Per realizzare i suoi libroni “unici” deve dare combattere con la resistenza delle nervature, conoscendone ogni segreto, piegare ogni piega, coccolare o manipolare ogni potenzialità dei materiali. Nei libri d’arte l’opera, il risultato, è doppio. Doppiamente affascinante: la matrice una volta incisa è un tesoro e la stampa che da quel tesoro esalta la ricchezza di ogni particolare.

 

Chini, l’artista, sarà anche schivo. Ma come spesso capita a chi è restio a promuovere se stesso e la sua qualità quando togli il tappo alla sua riluttanza l’eloquio è una piena: “Ho sempre disegnato. Credo che il disegno basti e avanzi a descrivere quello che hai dentro. Ma ala stampa d’arte allarga a dismisura le potenzialità del disegno, aggiungendo mistero”.

Il mistero è il lavoro su una matrice. E’ il non vedere quello che si fa ma immaginarne l’esito e il messaggio tra graffi, incisioni e cancellature ogni sfumatura. “Insomma – ha spiegato Chini all’inaugurazione della mostra – nella stampa d’arte possono incontrarsi conscio e inconscio. E’ un privilegio raro”. Un privilegio e forse anche una droga, la più potente e la più innocua delle droghe.

 

Una droga empatica, l’arte. Fa amare i materiali: i più semplici, i meno ricercati. “Artista? Piuttosto fabbro o falegname”: dice Chini di se.. Ma fabbro, falegname, incisore che ha tutti gli attrezzi principali dentro la testa. E’ un’attrezzatura culturale, ovviamente. La poesia – base di molti suoi libri d’arte - per Chini è la meraviglia di una sintesi che mette un’enciclopedia in un rigo, in un verso. Il jazz come – altra dedica – è la colonna sonora di una vitalità che è fervida anche quando appare ostica nell’aritmia delle improvvisazioni. La letteratura, ancora. E il cinema.

 

Dickinson o Pasolini,  Sereni o Bertolucci poeta di un amore forte e condiviso - in un libro d'arte - con Alberto Larcher. E  Kafka o Grimm, bestiari e posti di vacanza, voli nella fantasia e ancoraggi alla terra, dolcezza nei tratti e nelle scritte, (un tutt’uno) su quei foglioni. Oppure rudezza, realismo, paura, (di guerre e di violenza).

I libri d’arte – i libri di Giordano Chini - sono occasioni. Sono occasioni rare. Così come è un’occasione – una gran bella occasione – quella offerta dall’architetto Beltrami nell’aprire all’arte dell’amico  la sua casa di Piazza Negrelli.

 

Fatti loro? Per fortuna no. Una casa privata che seppur per tempo limitato si trasforma in galleria è un “fatto nostro”. Di tutti quelli che credono che le arti abbiano bisogno anche di generosità. La mostra si può visitare  previo contatto e-mail dalle 18 scrivendo a Lucabeltrami@archibd.it

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