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A "Quota cento" potrà accedere chi non pensiona la voglia di scoprire e di stupirsi

In aprile, dal 9 al 18, Aria Teatro proporrà a Pergine i sette spettacoli "a tu per tu" del "Festival Bellandi". Un intenso viaggio nel contemporaneo che vedrà gli spettatori, cento appunto, seduti sul palco per un'interazione senza età con chi recita intrecciando tecniche e linguaggi.  Dall'autobiografia ironica e tossica alle migrazioni degli attori l'occasione di incontri inconsueti con il mondo "off" dell'impegno e della ricerca. In una dimensione informale

Di Carmine Ragozzino - 25 febbraio 2019 - 17:46

PERGINE. C’è una “quota cento” accessibile a tutti: giovani, anziani, mezza età. Per goderne non servono contributi, né anni più o meno stressanti di lavoro. C’è una sola regola, generale: basta non aver mandato in pensione la voglia di esplorare, di stupirsi, di incontrare l’inconsueto e in qualche caso l’irrituale.

Quota cento” sarà operativa in aprile a Pergine. In teatro. Cento saranno infatti i posti riservati agli spettatori che per sette sere accetteranno la proposta del “Festival Bellandi”, un viaggio dentro un presente che vuol mettere in bella prosa  quell’intreccio di linguaggi, tecniche e suggestioni che proiettano sia gli attori che in pubblico in una dimensione più intrigante, meno scontata.

 

  È il teatro “a tu per tu”, - tra monologhi e azioni corali - nel quale la logistica non vale meno dell’offerta artistica. Quelli di “Quota cento”, infatti, avranno gli attori “a tiro”, sedendo sul palco anziché nella platea o nel loggione. Quelli di “Quota cento” diventeranno - volenti i nolenti – protagonisti degli spettacoli. Interazione, comunicazione e perfino una sana intimità: eccoli gli obiettivi del “Festival Bellandi”.

 

 Il festival è targato “Aria Teatro”, il sodalizio che in pochi anni ha trasformato Pergine, il suo spazio multidisciplinare, in un punto di riferimento e aggregazione culturale dalla valenza certamente non ristretta ai confini del centro dell’Alta Valsugana.

 

   Il festival Bellandi è un passo ancor più lungo di quelli già compiuti negli scorsi anni nel percorso di ricerca  praticato da Aria Teatro quando importa o produce spettacoli cosiddetti “off”. Riccardo Bellandi, il regista purtroppo scomparso troppo presto, fu un innovatore che con Aria Teatro ebbe un rapporto simbiotico. Lasciò segni incancellabili non solo per quanto riguarda la sua arte.

   Nel lavoro di Aria Teatro la presenza di Bellandi è tutto meno che un ricordo se è vero che nell’intestargli un progetto ormai pluriennale si è dato spazio ad una variegata umanità di registi e attori che nelle “residenze” ospitate a Pergine hanno potuto materializzare impegno e creatività, capacità di sperimentazione e coraggio nell’affrontare argomenti molto spesso tanto scomodi quanto “civilmente utili” ad un’arte che intrattiene senza negarsi lo scopo di “far pensare”.

 

  “Questo festival – spiega Denis Fontanari, attore e direttore artistico del Teatro di Pergine – è il nostro bisogno di rafforzare una volta la comunicazione che con ogni proposta stiamo cercando di stabilire con il nostro pubblico. In teatro si va per avere ma anche per dare. Avvicinare anche fisicamente la scena al pubblico regala a chi recita sensazioni altrimenti più difficili da vivere. E lo spettatore, se vuole, può andare oltre la sola, seppur importante, fruizione dell’arte”.

 

 A Fontanari fa eco Chiara Benedetti, attrice e regista, nella fattispecie direttrice artistica del festival. “Negli spettacoli ci sarà tanta qualità ma soprattutto tanta passione nel tradurre in forme molto diverse tra loro il comune denominatore della manifestazione, e cioè un viaggio nel contemporaneo che si esprimerà tanto in alcuni classici riadattati quanto nelle scritture originali, nella scelta di contaminare e di contaminarsi, nel trattare alcune laceranti questioni del presente con rispetto, delicatezza ma anche con forza se senza paura di prendere posizione”.

 

  I sette titoli del Festival che si svolgerà dal 9 al 18 aprile – ritmo intenso dunque – danno un’idea piuttosto coerente dei concetti accennati da Fontanari e Benedetti.

STASERA SONO IN VENA, spettacolo finalista al Premio UBU 2015, è un lavoro autobiografico ironico e amaro in cui Oscar De Summa ci rende partecipi del suo percorso di crescita nella Puglia degli anni ottanta. Due riletture di classici della letteratura e del teatro MADAME BOVARY, vincitore STAZIONI DI EMERGENZA - Atto VI, di Luciano Colavero, una straordinaria riscrittura sulla forza del desiderio, e LA SIGNORINA JULIE da A.Strindberg, regia di Giuseppe Amato, una visionaria interpretazione delle maschere della società.

 

 Di attualità e delle contraddizioni della società dei nostri giorni invece si occupa NOI, drammaturgia in evoluzione scritta da Danilo Macrì, spettacolo che ha debuttato nel 2018 diretto da Carlo Orlando come Mise en Espace all’Altrove di Genova. IL VANGELO DELLE BEATITUDINI di e con Aida Talliente, un lavoro che parla di speranza e di ricerca del senso delle cose, che ci sentiamo di abbracciare con affetto e premura, e che merita di essere sostenuto e raccolto. Lo spettacolo, che ha debuttato in questi giorni al CCS di Udine, è in parte figlio di questi luoghi, che ne hanno conosciuto la gestazione durante i numerosi periodi di residenza al Teatro di Pergine e Meano.

  Oltre a questi cinque spettacoli di artisti che rappresentano da anni un concreto esempio di sperimentazione e ricerca sul panorama nazionale, il Teatro ospiterà due compagnie emergenti, selezionate dalla commissione del Bando di Residenza Bellandi.  Il Bando di Residenza, è nato con l’obbiettivo di dare spazio e possibilità di produzione a quegli artisti che abbiano dei progetti creativi che per intenti e linguaggi si avvicinino ad un'idea di teatro autentica e impegnata, ma che non abbiano gli spazi necessari per metterli in cantiere.

 

 Quest’anno il Bando offre l’opportunità di  usufruire degli spazi e del personale del teatro a un primo gruppo selezionato su una cinquantina di progetti ricevuti , mentre a un secondo gruppo offre una data all’interno del Festival. Entrambe le formazioni lavorano sulla scrittura di scena: CORO DI BABELE, testo e regia di Claudio Zappalà, è un canto a più voci melanconico e irriverente, che vede in scena sei attori siciliani che raccontano le proprie “migrazioni”, intrecciando gli amori, i drammi, le gioie, la malinconia, la voglia di conoscere, il desiderio di tornare.

 

 Vincitore della Residenza Bellandi è, invece, lo spettacolo SUL DIVANO, che debutterà dopo un periodo di lavorazione creativa presso gli spazi del Teatro di Pergine. Questa tragicommedia dei giorni nostri, scritta ed interpretata dalla compagnia Thalia Produzioni, si è aggiudicata per l’interessante percorso creativo, il premio finale della commissione.

  Se il cartellone è ricco, non è povero il contorno del festival.  Che a dirla giusta contorno non è perché il rapporto tra pubblico, attori e registi è l’essenza del “Bellandi” anche dopo gli spettacoli. Ecco allora che in “Spazio Vivo” ci saranno incontri, spiegazioni, domande e risposte. È quel “Seguirà dibattito” che fa dell’informale – per chi vuole – un rapporto più intenso e produttivo del solo battimani.

 

 Con “Spazio vuoto”, infine, il fojer del teatro di Pergine darà modo di scoprire talento e idee di alcuni scenografi che operano in regione e in campo nazionale. Dal bozzetto alla messa in scena la mostra della durata del festival valorizzerà tutto quanto il teatro racconta in scena e fuori scena tra chiodi, cantinelle, fari e maledizioni non infrequenti.

Il Festival Bellandi cade sul finire della fortunata programmazione teatrale di Pergine e prima dell'inizio dell'attività estiva. Ma il festival è tutto meno che un intermezzo estemporaneo. Per dare Aria alle buone idee ogni stagione è quella giusta.

 

 

 

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