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| 05 dic 2019 | 19:48

Al Museo Diocesano una mostra dedicata al "Simonino" e a una delle pagine più buie dell'antisemitismo

Rimarrà aperta dal 14 dicembre al 13 aprile 2020 "L'invenzione del colpevole", esposizione che ripercorre, con più di 70 opere, quella che potrebbe essere definita una delle più clamorose fake news del passato. In virtù del presunto martirio, Simone divenne oggetto di un intenso culto locale, una venerazione tributata per via di fatto e costruita utilizzando due potenti mezzi di comunicazione: le immagini e il nuovissimo strumento della stampa tipografica

di Redazione

TRENTO. Il Museo Diocesano di Trento è pronto ad inaugurare una mostra dedicata alla vicenda del Simonino e a quella che potrebbe essere definita una clamorosa fake news del passato. La mostra rimarrà aperta dal 14 dicembre al 13 aprile 2020.

 

L'esposizione intende richiamare l'attenzione del pubblico su una delle pagine più oscure dell'antisemitismo, per stimolare la riflessione sui meccanismi di "costruzione del nemico" e sul potere della propaganda.

 

La mostra, infatti, prende in esame il caso di Simone da Trento (detto il "Simonino"), un bambino di circa due anni scomparso misteriosamente la sera del 23 marzo 1475ritrovato cadavere la mattina di tre giorni dopo nei pressi dell'abitazione di una famiglia ebrea. In base a radicati pregiudizi, la responsabilità del rapimento e del delitto fu subito attribuita ai membri della locale comunità ebraica.

L’accusa si fondava sulla convinzione, molto diffusa, che gli ebrei compissero sacrifici rituali di fanciulli cristiani con lo scopo di reiterare la crocifissione di Gesù, servendosi del sangue della vittima per scopi magici e religiosi. Incarcerati per ordine del principe vescovo di Trento, Johannes Hinderbach, gli ebrei vennero processati, costretti a confessare sotto tortura e infine giustiziati.

 

Proprio in virtù del presunto martirio, Simone divenne presto oggetto di un intenso culto locale, che papa Sisto IV vietò sotto pena di scomunica. La prudenza e i dubbi della Chiesa non riuscirono ad opporsi ad una venerazione tributata per via di fatto e costruita utilizzando due potenti mezzi di comunicazione: le immagini e il nuovissimo strumento della stampa tipografica. Grazie alla macchina della propaganda, abilmente orchestrata dal vescovo Hinderbach, il culto di Simonino si estese presto ad altre zone dell’Italia centro-settentrionale e della Germania, riuscendo a imporsi come prototipo di tutti i presunti omicidi rituali dei secoli a seguire.

Solo nel Novecento, negli anni del Concilio Vaticano II, la rilettura critica delle fonti ha ristabilito la verità storica: il 28 ottobre 1965, lo stesso giorno in cui venne pubblicato il documento conciliare Nostra Aetate, la Chiesa abolì il culto del falso "beato". 

 

L'esposizione è stata ideata in omaggio a monsignor Iginio Rogger (1919-2014), già direttore del Museo Diocesano Tridentino e coraggioso protagonista della storica revisione del culto di Simonino, di cui nel 2019 ricorre il centenario dalla nascita. A distanza di più di mezzo secolo dalla sua abolizione, la mostra intende fare il punto sul caso di Simone da Trento e diffondere una più ampia conoscenza di questa delicata e attualissima vicenda tardo-medievale.

 

Nel 1965, infatti, il dibattito attorno al "caso Simonino" coinvolse una ristretta cerchia di specialisti, sfiorando i più. Di qui la necessità di riprendere il filo della storia per riannodarlo al presente. Un presente, per altro, segnato dal preoccupante riemergere di pulsioni antisemite e razziste, alimentate da una crescente intolleranza nei confronti dell’altro da sé, comunque inteso.

 

La mostra si estende su due diversi piani di Palazzo Pretorio e presenta al pubblico più di settanta opere, alcune delle quali concesse in prestito da importanti musei e istituti culturali nazionali e stranieri: le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, la Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano, la Biblioteca Classense di Ravenna, il Castello del Buonconsiglio di Trento, l'Abbazia di Wilten ad Innsbruck, solo per citarne alcune. Ampio spazio è dedicato alla vasta e multiforme produzione artistica generata nel corso dei secoli dal culto del beato Simonino: dipinti, sculture, bassorilievi, ex voto, reliquiari, disegni, incunaboli istoriati, xilografie, incisioni e fotografie testimoniano la fortuna e la vitalità di una devozione durata quasi cinquecento anni.

 

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