Contenuto sponsorizzato

Da Luigi Lo Cascio-Sergio Rubini a Natalino Balasso, Anna Foglietta e Paolo Calabresi. Il Teatro Sociale rialza il sipario su una grande stagione

Diciannove titoli, distribuiti all'interno delle due consuete rassegne: la "Grande Prosa" (al Teatro Sociale e al Teatro Cuminetti) e le "Altre Tendenze" (al Teatro Sociale e all'Auditorium "Melotti" di Rovereto). Il teatro trentino è in grande salute e tra i temi c’è probabilmente un collante: il rapporto irrisolto tra uomo e ambiente

Di Carmine Ragozzino - 03 settembre 2019 - 20:09

TRENTO. Non ci sono più le mezze stagioni? In teatro no. Semmai, raddoppiano. È una fortuna. Il meteo/cultura – infatti – non sembra soffrire sorprese climatiche.  Altro che disdette. A giudicare dai numeri degli abbonamenti degli ultimi anni – a Trento -  per il Sociale è sempre festa. E quel che conta è che si tratta di una festa “sociale”: intergenerazionale, interclassista.

 

Se di un clima il teatro risente, il clima è quello che fa comunità. Purtroppo di questi tempi egoistico-paurosi più che “farla” la comunità la “si disfa”. La cultura può e deve indicare un rimedio. Cosicché se il teatro non dicesse la sua sul marasma sociale, politico ed economico sarebbe una disgrazia.

 

Bello, brutto, così così: il tempo passato tra platea e palchi è comunque un tempo speso bene: sempre. È un tempo che non si vive in solitudine: scusate se è poco. È un tempo che stimola il confronto di pelle e di ragionamento: scusate se è poco. Le stagioni del Centro Santa Chiara (QUI PER APPROFONDIRE) sono distinte tra “Grande prosa” e “Altre tendenze” : sono due ma vanno lette, vissute, come un’unica e coerente proposta. Due cartelloni che – infatti - si integrano. O che vorrebbero farlo. Due cartelloni che s’aiutano. Che si contaminano in uno scambio di pubblici, sensazioni, scoperta ed emozioni per nulla scontato soltanto pochi anni fa ma oggi sempre più frequente.

 

 “È la qualità, bellezza”. Questo potrebbe, dovrebbe, essere lo slogan. Uno slogan che per ora – in fase di avvio di abbonamenti – è sulla carta. Ma se per il teatro quel che è stato ieri facilita la previsione sul domani, è più che lecito un ottimismo sia numerico che, e soprattutto, valoriale.

 

(Foto di Monica Condini)

 

Cosa cambia quest’anno nella prosa offerta al Santa Chiara? Cambiano i titoli, ovviamente. Cambiano i protagonisti, naturalmente. Ma non cambia la missione della proposta, la sua filosofia. Una filosofia tanto semplice quanto chiara: il teatro, la prosa, deve essere una “chiave di lettura”. Un’occasione per capire un po’ di più di quel che di buono o di pessimo ci circonda e spesso ci inonda. A teatro si “legge” il presente, spesso si rilegge il passato e ancor più si prova ad immaginare il futuro. Lo si deve fare con il coraggio di non fuggire alla scomodità di certi temi e di certi contesti. Lo si può fare, in teatro, giostrando con equilibrio o azzardo sul rapporto tra parola, gesto, immagine, suoni, rumori e perfino odori. I linguaggi: tanti, diversi, strambi o classici, rassicuranti o spiazzanti: il gioco è tutto qui. Ma è un gioco che spesso incide tanto sulla mente quanto sul cuore. E per questo fa breccia.

 

Nelle recenti stagioni del Centro Santa Chiara la risposta del pubblico è stata un conforto. La mano esperta e appassionata di Marco Bernardi nella scelta dei titoli ha fatto fare bingo al botteghino grazie ad un dosaggio sapiente tra popolarità e ricerca, tra classico e contemporaneo. Per vicende burocraticamente troppo stupide e insulse per meritare altre righe, la consulenza del regista si è dovuta interrompere. Francesco Nardelli, direttore del Centro Santa Chiara, ha assunto l’onore e l’onere di programmare grazie ad una decisione inedita del suoi Cda. “Certo – dice – non era facile sostituirsi a Bernardi. Ma lo smarrimento è durato un attimo perché il lavoro di Bernardi ha tracciato una strada che ho solo cercato di rendere ancora più visibile e condivisibile”.

 

(Foto di Monica Condini)

 

La strada è quella di un impegno culturale che attraverso titoli, regie, attori e scene si fa impegno civile. Ma l’impegno civile in teatro può assumere mille forme. Può essere crudo. Può essere leggero. Può far piangere e può far ridere. E così sarà anche nelle stagioni di “Grande Prosa” e di “Altre tendenze” che alternano novità assolute e consolidato, produzioni inedite e spettacoli ampiamente premiati nel peregrinare nazionale. Tra i temi c’è probabilmente un collante: il rapporto irrisolto tra uomo e ambiente. Con un ambiente che non può essere solo fisico: l’ambiente psicologico, l’ambiente sociale, l’ambiente interiore e quello esteriore. Mica è “temino”.

 

Stava – un trauma non solo trentino datato 1985 – aprirà la stagione. “19 jul.1985” – drammaturgia di Marco Bernardi e regia di Filippo Andretta, non è solo una doverosa operazione memoria. E’ il richiamo – spiega Nardelli – fortissimo al presente”. Eh sì: dai bacini di Prestavel l’irresponsabilità dell’ingordigia economica vomitò morte. Ma la devastazione di Vaia – uno dei mille segni del pianeta che si ribella alla violenza – non è certo “altra cosa”. L’odore del legno, la polvere: si annuncia anche un teatro “sensoriale” per il lavoro si Stava che più che uno spettacolo è un progetto. Oltre al recitare ci sarà il guardare ed il riflettere sulla natura e sull’uomo che la snatura grazie ad un rapporto solido tra Santa Chiara e Muse e grazie all’idea, (da applauso) di utilizzare sotto il Sociale, (al sass), le foto scattate a Stava dall’animo caciarone e sensibilissimo di Dino Panato.

 

Uomo e ambiente, il cupo ambiente del mistero e della morte, è anche il duo Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio di Dracula. Sarà certo un motore di attrazione per chi deve abbonarsi. Fama e presenza scenica dei due attori? Indiscutibile. Ma occhio: Dracula non succhia solo sangue. Il Dracula in questione – rivista da Stocker – vuole semmai rinsanguare nel pubblico il bisogno di libertà contro l’angoscia delle troppe regole.

(Foto di Monica Condini)

Scorrendo un cartellone che impone solo accenni, non ci si può non fermare sulla genialità di Serena Sinigaglia, regista ormai di casa al santa Chiara e speriamo che non disdica mai l’affitto. Lei si cimenta con un Goldoni da “Bancarotta”. E con lei si cimenta su un classico infrequente ma riadattabilissimo al presente quel Natalino Balasso che quando non deborda lascia un segno di simpatia quasi virale. Lasciarlo libero di disquisire senza eleganza sul fallimento economico e umano della società attuale è un investimento che rende. In empatia di sicuro.

 

La Grande Prosa entra anche in un campo profughi,  pratica la periferia, va  a scuola e con “La classe” di Giuseppe Marini recita insieme la rabbia e il bisogno di memoria per non ricadere negli orrori del passato, aggiornati nella versione razzistico-egoistica del presente. Con “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” la coppia registica De Bruni-Capitani entra con forza e delicatezza nell’universo “scomodo” dei disturbi psichici. Con “La morte di un commesso viaggiatore” Alessandro Haber fa l’Alessandro Haber: carismatico anche quando sembra passare sul palco per caso. Con “Bella Figura” Anna Foglietta esplora i rapporti di coppia alla francese con la verve di un’italiana che in teatro lascia il segno anche quando deve navigare nell’incertezza dei menage. E poi “La Meraviglia”, con Andrea Castelli che torna “profeta in patria” raccontandosi da un sotterrano che è insieme un antro del teatro, (la sua prima casa) e un antro del suo spirito di uomo e attore.

 

Non c’è tutto in questo riassunto. Ci sono solo alcuni degli ingredienti che faranno un piatto di stagione – anzi di stagioni – dove occorre attrezzarsi anche ai gusti meno conosciuti, più forti, degli spettacoli ispirati alla ricerca e alla sperimentazione dei linguaggi delle “Altre tendenze”. Piatti – quelli teatrali – che richiedono contorni intriganti. Nella stagione del Santa Chiara sono gli incontri  con i protagonisti del “Fojer della prosa” e sono gli intermezzi di teatro nel teatro che lo scorso anno sono stati vincenti e che per questo aumenteranno quest’anno.

 

Come finire? Con quello che non s’è potuto dire. E cioè invitando a scoprire titolo per titolo, personaggio per personaggio. O anche no. Forse è meglio dire solo “fidatevi”. L’anno scorso chi si è fidato delle stagioni di prosa non s’è pentito.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 18 settembre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

18 settembre - 18:34

Preoccupatissima la categoria per le conseguenze devastanti che si annunciano per il sistema agricolo provinciale. Tra le richieste che si valuti la possibilità di riconoscere sgravi contributivi e indennizzi alle aziende frutticole che hanno subito danni rilevanti tali da compromettere redditività e sopravvivenza, nonché si attino specifici contributi, come quelli già previsti per l’acquisto di reti anti insetto

18 settembre - 17:21

Mal sopportato da tempo l'ex sindaco di Firenze ha messo in sicurezza il partito (portandolo di nuovo al governo), ha atteso si formasse il governo (per non ridurre tutto a una questione ministeri e segretariati) e ha fatto quello che praticamente tutti, prima di lui, hanno fatto nel Pd: lasciarlo. La senatrice trentina: ''E una casa autenticamente europeista, popolare e liberale''

18 settembre - 17:17

L'incidente è avvenuto intorno alle 15.30 lungo la strada statale 240 all'altezza di un incrocio poco prima dell'abitato di Bezzecca. Il ferito elitrasportato all'ospedale Santa Chiara di Trento

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato